Il Fior Di Bataglia nel suo paradosso, il facsimile

Il Fior Di Bataglia nel suo paradosso, il facsimile

06/09/2021 0 Di Giorgio Fonda

Potreste essere qui per caso e non sapete di che si stia parlando, se non vagamente, oppure siete qui perché, dannazione, sapete già tutto. E quindi chiariamo che nella 7c l’unica certezza che coltiviamo è il dubbio. Dopo questo preambolo, immagino sufficientemente criptico ed insensato ai più, visto il titolo normalmente si inizia a sciorinare del Fiore, chi era, che faceva, cosa ci ha lasciato, della sua importanza, delle opere derivate più importanti, ma ho fatto fioretto (lo so, è pessima) che non ci sarei cascato. Non questa volta.

Anno 2006 – testimonianza d’archivio che si faceva già gli youtuber, poi abbiamo scelto di aprire una associazione di scherma.

Quando questa associazione era una specie di sogno bagnato, inutile dirlo, eravamo attaccati ad un ambiente permeato perlopiù dalla rievocazione e dal nostro Fiore dei Liberi. Dico nostro perché sentivamo davvero l’appartenenza culturale mentre esploravamo il suo manoscritto facendo entrambi scherma storica, noi da Trieste e lui da Cividale, separati da appena qualche secolo, cosa sarà mai. Non eravamo certo i primi, già dagli anni 90 qualcuno aveva scoperto questo testo, reperendo l’edizione critica del Novati che riproponeva una copia anastatica del PD, no miei cari appassionati di anagrammi da Codroipo, ci riferiamo al Pisani-Dossi, una delle stesure del manoscritto. Parliamo di un testo con dei versi scritti in volgare, ma pur sempre italiano, corredato da immagini. Un testo con una trattazione organica anche se ordinata e presentata con criteri diversi. New Age wise anche con qualche suggestione alchemica e mistica, roba che qualcuno avrebbe potuto fotocopiare e rivendere a peso d’oro a qualche ingenuo visto il periodo con un Web inesistente o perlomeno assai acerbo. Nel 2002 un autore di un’opera derivata sul trattato di Fiore introduce così il proprio libro:

Durante le ricerche che hanno condotto alla compilazione del seguente manuale abbiamo incontrato diversi gruppi di persone che vantavano la riscoperta delle Arti Marziali del Mediterraneo ed italiane in particolare.[…] un primo gruppo era formato da persone interessate alle alle Arti Marziali Italiane allo scopo di dare una veste storica più credibile alle rappresentazioni teatrali, ai giochi di ruolo e per far evadere dalla routine quotidiana coloro che durante un fine settimana desideravano rivivere l’ebbrezza dell’arte cavalleresca. Il secondo gruppo era costituito da coloro i quali, cercando un facile successo nel mondo delle Arti Marziali, proponevano una novità sul “mercato” delle discipline marziali, novità nella quale non esiste il rischio di un confronto con la concorrenza. Spesso gli appartenenti a questo gruppo ci sono sembrati perlopiù elementi che avevano riscontrato uno scarso successo personale nell’ambito delle arti marziali più diffuse e consolidate, attribuendosi un titolo che altrimenti nessuno avrebbe conferito loro. Abilmente costoro cercavano di instillare nuove idee patriottiche (“bisogna conoscere le arti marziali della propria tradizione etc. “) al solo scopo di conquistarsi nuovi clienti. Infine il terzo gruppo di persone, purtroppo molto più esiguo rispetto agli altri due, era formato da seri ricercatori non influenzati da pregiudizi, ne tanto meno tifosi forsennati di questo o di quel sistema. Costoro ci sono parsi pronti ad affrontare qualsiasi ostacolo e a confrontarsi con altri sistemi, riconoscendo limiti e vantaggi del sistema tradizionale italiano. Lo scopo di costoro è ridare lustro alle tradizioni di casa nostra utilizzando le esperienze più disparate nell’abito delle arti marziali cercando di ricostruire il mosaico raccogliendone i pezzi nei più remoti angoli del pianeta. […]

Veniva poi lasciato al lettore di decidere in quale gruppo collocare l’autore ed il suo scritto, noi faremo altrettanto,  ma solo per pigrizia. Nel tempo poi ci siamo interessati ad altri trattatisti andando ad esplorarne gli scritti con il nostro entusiasmo in quanto, credo, fossimo semplicemente più interessati agli strumenti, andando a cercare nel panorama dei manoscritti le fonti che più si adattavano a colmare quelle mancanze nel nostro sapere. Abbiamo quindi approfondito Hanko Dobringer e Lutegerus ma anche Mair e Meyer, come altri, e sempre a modo nostro. Inoltre nel tempo sforzandoci di aprire gli occhi dal torpore dell’ignoranza ci siamo resi conto di come il primo strumento fosse proprio il nostro corpo con le sue meccaniche, le sue riserve energetiche, il suo funzionamento, cercando di studiare e sperimentare il più possibile sull’argomento. Di fatto questa ricerca e questa voglia di miglioramento continuo ci ha col tempo allontanati dal lascito di Fiore forse per noia, o perché non ci rappresentava più oppure perché oramai bandiera di una attitudine drammaticamente superficiale alla scherma storica. Quell’approccio che elencava come materiale di riferimento, nei siti rigorosamente web1.0, Fiore dei Liberi assieme a tale hoffer. In prospettiva probabilmente volevamo distanziarci e distinguerci per rientrare, senza pietà, nella seconda categoria enucleata dall’autore citato poc’anzi. Ora come allora quello che rende questo gruppo di codici riconducibili tutti a Fiore dei Liberi da Cividale particolarmente interessanti è il modo in cui la materia viene presentata, attraverso glosse corredate da iconografie. Eppure beffardamente a quanto pare non è sufficiente a dischiudere quel sapere performatico incapsulato in quelle pagine, destino comune a molti trattati e trattatisti, e non siamo noi a dirlo.

Pertanto il punto di forza dei manoscritti di Fiore, la loro modernità nell’esporre il materiale rivela ai nostri giorni, interrotta quella eredità diretta, una pericolosa deriva: quella di appoggiarsi eccessivamente alle iconografie e ritrovarsi a scimmiottare, a mimare, a divenire un facsimile.

Oggi le opere derivate di qualità sull’argomento sono molte di più ed alcune di esse presentano copia delle tavole originali del manoscritto, o parti di esso, che è prezioso materiale per approcciare correttamente la fonte.  In parte quindi ecco il paradosso: la necessità di un Facsimile per non diventarlo. Niente può togliermi dalla testa che se l’operazione messa in moto da patron Wiktenauer Chidester, con la pubblicazione del facsimile della stesura più ricca del Fiore, fosse stata fatta a metà anni novanta oggi avremmo l’opportunità di essere un po’ più in avanti con la comprensione della manualistica pervenutaci. E dopo tutto questo inutile blaterare ecco il reportage fotografico che non renderà mai giustizia a questa pregevole replica del manoscritto originale e di valore inestimabile. Curato al massimo delle possibilità in ogni aspetto tra materiali, consistenza della carta e resa delle stampe ma soprattutto con delle parti dorate e argentate che gli conferiscono un aspetto regale a tal punto di potercisi illudere per qualche istante che quello tra le nostre mani sia stato proprio in mano a Fiore dei Liberi. Mentre con l’altra mano strappava le braccia ai propri nemici.

 

Con questa gemma sotto gli occhi quindi la domanda che ci attanaglia è quindi se abbia senso tornare su queste pagine, magari confrontandoci con qualche recente opera derivata. Ha davvero senso? Potremmo riuscire a dire qualcosa in più? O cadremmo vittime dei nostri consueti bias?  Forse è il caso di realizzare che in questo caso il vero paradosso potremmo essere proprio noi.