Nella storia per un giorno

Nella storia per un giorno

25/12/2008 0 Di Luca Venchi

Tratto dalla rivista Medioevo di Ottobre [2008 – Nella storia per un giorno, rievocazioni, per “Medioevo”, n.10 (141), ottobre 2008, pp.106-113]. Articolo di Sara Piccolo Paci docente di Storia del Costume ed Etnografia presso il Polimoda e l’Università di Firenze e autrice di interessanti libri quali, ad esempio ” Storia delle vesti liturgiche” (Ancora 2008), “Le vesti del peccato. Eva, Salomè e Maria Maddalena nell’arte” (Ancora 2003), “Parliamo di moda. Per gli Istituti professionali, volumi 1, 2, 3” (Cappelli, 2004).

Viaggio nel mondo variegato della ricostruzione e rievocazione storica che, attraverso la preparazione di eventi comunitari, ci avvicinano allo studio del nostro passato. A lungo guardato con sospetto dalla cultura alta e dagli studiosi, che solo in anni recenti hanno cominciato a servirsi del re-enacting per la divulgazione e, talvolta, per le loro ricerche.

Rievocazioni storiche, feste medievali, giochi di ruolo, giochi storici: il mondo che ogni anno si muove e ruota attorno a una storia ri-vissuta è ampio e variegato. Manifestazioni pseudo-storiche oggi ravvivano molte festività cittadine: accanto a quelle più antiche, “originali” e ufficiali, ogni anno ve ne sono miriadi che si svolgono in paesi anche molto piccoli, volte sostanzialmente a restituire attenzione e dignità culturale a tante comunità, secondo modalità antiche cosiddette ad reverentiam: ovvero, si pone attenzione a un più prestigioso passato per ottenere un riconoscimento di prestigio nel presente. Può sembrare curioso, fantastico, frivolo talvolta, eppure è bene sapere che il mondo della rievocazione è invece più che serio, e per più motivi.

Ritorno di immagine

Spesso, infatti, queste manifestazioni sono una realtà importante della cultura territoriale, e ciò è vero particolarmente per tutte quelle che sono legate alla tradizione, come i giochi storici, i Palii, le Giostre, le Regate e quelle che hanno sfondo religioso; ma oltre che rivelarsi importanti momenti di affermazione dell’identità locale gli eventi di rievocazione, anche quelli meno “seri”, muovono un notevole indotto economico. In genere sono i Comuni che sponsorizzano questi avvenimenti, proprio perché ne riconoscono la validità e l’importanza per un ritorno quantomeno in termini promozionali: ben oltre la metà degli eventi hanno un comitato organizzatore, vedono l’impiego di strade e ambienti cittadini che vengono “trasformati” all’uopo, una buona percentuale prevede un biglietto di ingresso – quantomeno agli eventi più spettacolari – anche se la grande maggioranza è a titolo gratuito – proprio perché se ne riconosce un ritorno economico in ogni caso – e la presenza media di spettatori si aggira attorno alle 20 000 unità per ogni manifestazione (valutazione per difetto), mentre quasi totalmente a titolo volontario è la partecipazione di chi lavora. Le più illuminate amministrazioni locali riconoscono a queste manifestazioni una grande capacità di avvicinare la popolazione alla propria storia. Tuttavia, vi è anche la consapevolezza che per essere uno strumento di divulgazione storico/culturale l’evento deve svolgere un lavoro didatticamente serio: non solo propinato come “folcloristico” – come la Sagra del pesce fritto che si svolge in montagna! – ma un’operazione filologica, che tuteli almeno parzialmente la ricerca e la consapevolezza storica. A questo proposito è sempre auspicabile la presenza di esposizioni di materiali storici originali o conferenze che, affrontando di anno in anno punti di vista diversi e temi correlati, offrano una cornice di ambientazione e un contatto diretto con quella che è la realtà storica scelta per la rievocazione.

Figuranti, artigiani e… un bel volume d’affari

Il numero di gruppi che si occupano di ricostruzione e di rievocazione è in costante aumento, concentrato sostanzialmente nel Centro e nel Nord Italia, anche se il Sud vede la presenza di festività particolarmente sentite che coinvolgono un numero molto alto di partecipanti. Un vero censimento ancora non esiste, ma si può dire che i gruppi che si occupano di rievocazione in modo sistematico, anche se su stampo sempre volontaristico, superano le trecento unità, e ciò implica che, con un numero stimabile tra le dieci e le trenta persone per gruppo, si supera agevolmente la soglia delle cinquemila persone che si occupano costantemente di storia. Un altro nutrito gruppo di appassionati coinvolto in queste attività, a livello non temporaneo ma stabile, è costituito dagli artigiani che producono materiali – tessuti, abiti, armi, accessori, fuochi artificiali, illustrazioni, ceramiche, giocattoli, gioielli, ecc. –, che sono oltre duecento: essi contribuiscono in modo importante alla riscoperta non solo di usi antichi ma anche di tecniche, idee e materiali che vengono poi studiati anche dall’industria contemporanea.

Il volume d’affari che si genera in Italia per queste manifestazioni ogni anno può essere valutato attorno ai 90 milioni di Euro… e ancora non abbiamo preso in considerazione tutti i materiali, gli abiti, gli accessori, le strutture che vengono ricreati ad hoc.

Il vero rievocatore desidera conoscere ogni aspetto della realtà che intende riprodurre, perché il suo fine è proprio quello dell’aderenza storica e della coerenza.

Ma chi sono i rievocatori e che differenza c’è tra un corteo storico per una festa medievale, un meeting per giochi di ruolo e una manifestazione dove i rievocatori si incontrano e si confrontano e magari svolgono vera e propria archeologia sperimentale?

Il vero re-enactor

Si deve tenere presente, innanzitutto, che i rievocatori, o re-enactor, sono appassionati di storia, attratti inizialmente magari dal fascino del combattimento marziale o da un interesse personale per la storia del luogo in cui vivono. La passione porta poi ad approfondire altri argomenti, tanto che il vero re-enactor è disposto a visitare i musei più sperduti, cercare nelle biblioteche più polverose, seguire corsi universitari con un occhio e un orecchio attento a ogni traccia che possa illuminare gli angoli più nebbiosi del proprio, personalissimo, ambito di ricerca.

Gli autentici rievocatori affermano che questa attività “rende liberi” e consente di trasmettere valori veri. In effetti, il vero rievocatore desidera conoscere ogni aspetto della realtà che intende riprodurre, perché il suo fine è proprio quello dell’aderenza storica e della coerenza antropologica, per comprendere e far comprendere quali potessero essere il livello e lo stile di vita delle persone del passato. Non ultimo è il rapporto diretto con gli altri appassionati e con il pubblico. È una modalità certamente affascinante, ricca di possibilità, di ingegno e di inventiva nel senso buono del termine: non nell’inventarsi cose che non esistevano nella realtà del passato, quanto di re-immaginare, partendo da dati accertati scientificamente dall’archeologia o dalla documentazione esistente, le soluzioni che erano disponibili nella consuetudine della vita del passato. E, come in un gioco enigmatico ben riuscito, quando la soluzione trovata corrisponde a tutti i dati di ricerca, può consentire di fare scoperte illuminanti, che gettano vera luce sul nostro passato, tanto che lo stesso mondo accademico talvolta ne ammette la plausibilità.

La libertà del giocatore

Leggermente diversi, ma forse non così tanto, i partecipanti ai cosiddetti “giochi di ruolo”, che oltre ad ispirarsi a una realtà storica, possono liberamente usare la fantasia per integrare le caratteristiche del personaggio che intendono rappresentare. Tuttavia, la fantasia può distorcere la realtà storica a piacere, mentre ciò non è dato nella rievocazione vera e propria, che è in questo senso molto più vicina alla scienza e non si concede divagazioni e contaminazioni arbitrarie. Un esempio è dato dalla differenza nei materiali scelti per il combattimento: nei “Giochi di Ruoli dal Vivo”, proprio poiché si tratta di un gioco dove tutto è permesso, le regole devono essere ferree, soprattutto quelle sulla sicurezza: ecco quindi che le armi utilizzate devono garantire che nessuno si faccia male e recentemente sono state introdotte armi in lattice, belle da vedere ma totalmente inoffensive e senza il rumore tipico delle armi metalliche.

Nel combattimento dei rievocatori, invece, le armi cercano di essere vicine, almeno per peso e forma, a quelle antiche: ciò ha consentito nel tempo di comprendere meglio e sviluppare pienamente la qualità delle protezioni di difesa. Nel passato, infatti, un guerriero con un braccio rotto era sufficiente per essere un guerriero morto e ciò consente di apprezzare la rapida evoluzione delle armature, e delle relative imbottiture sottostanti, nel corso del Medioevo, via via che si complicavano e si specializzavano le armi da offesa.

Più veri del vero

Purtroppo svolgere vera attività filologica richiede competenze e cultura che non si possono improvvisare, e se nell’ambito dei gruppi di rievocatori ciò costituisce quasi un secondo lavoro e quasi certamente la passione principale di lunghi anni di attività, ciò non è dato spesso per gli organizzatori e i partecipanti di moltissime feste e sagre a tema medievale o rinascimentale che si svolgono nella nostra bella Italia. In questi casi i figuranti vestono abiti di ispirazione storica, spesso senza operare una attenzione particolare al periodo scelto, combinando senza scrupolo abiti e oggetti d’uso pertinenti a luoghi anche molto distanti tra loro o, peggio ancora, a secoli diversi (e sarebbe ora di dire basta alle scarpe da ginnastica coperte da sacchi di iuta per evocare calzature medievali mai esistite!).

Gli errori più comuni hanno a che fare con il senso moderno del pudore (niente “braghette” nel Cinquecento del 2000) e dello sfoggio (quante scollature che mostrano seno e abbronzatura nel Quattrocento moderno!), oppure la necessità di legare gli abiti ai colori delle contrade, che causano sovente forzature nella scelta dei tessuti, e negli abbinamenti.

Poi vi sono delle comuni credenze, nella forma delle vesti, nelle rifiniture, nella tipologia dei tessuti, che derivano sostanzialmente dal mondo teatrale degli anni Cinquanta e Sessanta e che fanno fatica a essere eliminate dall’immaginario popolare dei realizzatori, che credono in questo modo di fare un Medioevo o un Rinascimento “più-vero-del-vero”, quando sarebbe tanto più semplice (nella realizzazione), più corretto (da un punto di vista didattico) e più bello (esteticamente) seguire la realtà della moda antica.

I commenti, poi, si sprecano: in particolare sulla scelta delle dame e dei cavalieri, se sono belli o brutti, se il trucco e le acconciature “stanno bene” secondo canoni estetici del tutto moderni, quindi non attenti all’aderenza storica tra abito e volto, tanto che le dame sfoggiano fin troppo spesso acconciature che starebbero benissimo in un servizio fotografico per riviste di spose ma proprio per niente in un affresco quattrocentesco. Per non parlare poi del trucco!

La cultura nella pratica

Queste manifestazioni lasciano un po’ a desiderare chi ama la storia e ne desidera conoscere davvero ogni aspetto; esse offrono il destro alle critiche di un certo mondo accademico tradizionalmente snob, che, non degnandosi di fare distinzioni, guarda un po’ dall’alto in basso il lavoro di coloro che considera dilettanti allo sbaraglio.

In effetti, al contrario di ciò che accade in altre nazioni europee dove da decenni ormai il mondo delle rievocazioni storiche è diventato parte integrante di una corretta divulgazione scientifica, in Italia ciò stenta un poco ad accadere. Troppo spesso, da noi la pratica non è considerata cultura, sia nell’ambito scientifico come in quello umanistico, e tuttavia proprio l’esercizio della pratica comporta una maturazione maggiore rispetto alla sola teoria: la realtà virtuale è sempre meno efficace della realtà vissuta.

Non mancano docenti e accademici che apprezzano il lavoro di rievocazione, quando sia svolto correttamente, ritenendolo un efficace strumento per l’insegnamento della storia complementare a quello istituzionale, capace di condurre i bambini e i giovani verso una comprensione più profonda e più matura dei veri significati che la storia ci trasmette. Non a caso, in tutta Europa, sono stati istituiti numerosi parchi tematici che hanno nell’aderenza storica la loro attrattiva principale e per la loro realizzazione hanno collaborato assieme docenti universitari – di storia, archeologia, urbanistica, architettura… –, rievocatori ed enti amministrativi locali. In Italia abbiamo l’Archeopark di Darfo Boario Terme in Valcamonica (BS), che esplora quasi 8000 anni di storia (dalla preistoria all’Età del Ferro) e l’Archeopark Val Senales, che illustra l’ambiente neolitico in cui visse Ötzi.

In Austria si possono visitare il museo e il villaggio halstattiano del VI secolo a.C. a Hallein. In Svezia l’archeoparco di Foteviken offre l’occasione per incontrare i Vichinghi, con un’importante sezione marittima.

In Irlanda il parco di Craggaunowen offre ricostruzioni di ambientazione celtica, nel periodo che va dall’Età del Ferro all’avvento del Cristianesimo.

In Francia di grande attrattiva è il Grand Parc di Puy du Fou, dove ogni giorno si può assistere ad alcuni momenti storici più importanti della Francia, con oltre 1000 attori in costume e ambientazioni ricostruite con materiali originali, ma ancor più significativi, forse, il parco di Taransi (Tolosa), dove l’archeologia sperimentale si applica al mondo celtico, e il parco-cantiere del castello di Guédelon, un progetto straordinario di ricostruzione storico-scientifica aperto al pubblico: qui, solo con tecniche e materiali accertati del XIII secolo, il comitato scientifico composto da storici, architetti, ingegneri e archeologi, sta dando vita a un castello medievale che sarà completato solo tra quindici anni.

Nel frattempo, stiamo imparando molto della vita e delle tecniche dell’epoca, confrontandoci con le difficoltà pratiche che devono essere superate senza ricorrere alla tecnologia moderna.

Collaborazioni fortunate

Non trascurabile l’apporto della rievocazione nei programmi storico-scientifici televisivi: dalle prime timide apparizioni sullo sfondo di trasmissioni enogastronomiche, ai film in costume, fino alle collaborazioni per documentari storici con emittenti e produzioni importanti come History Channel. In alcuni casi vi sono stati eventi fortunati anche qui da noi, dove docenti universitari hanno collaborato nella ricerca e nella ricostruzione di ambienti, usi e costumi antichi, consentendo ai visitatori di vivere davvero incredibili avventure nel passato, animando strutture – case, castelli, accampamenti – con personaggi in carne e ossa che, senza lasciarsi attrarre dalla luccicante seduzione di un bell’abito in velluto e lamè, hanno accettato di impersonare i propri antenati in abiti semplici e allo stesso tempo complessi ed eleganti, mostrando le difficoltà ma anche il fascino di esistenze così lontane dalle nostre.

Del resto, solo due cose possiamo lasciare ai nostri figli: le radici e le ali, ovvero la capacità di sperare in un mondo migliore traendo consapevolezza dalle esperienze del passato.