Nuove traduzioni di Lutegerio
10/03/2010Sull’onda positiva del recente stage Trevigiano sto cercando di mandare avanti le traduzioni dell’I.33. A conti fatti sono ad un terzo del lavoro sempre che si faccia eccezione per il ri-disegno delle tavole ed i commentarii, per i quali sono rispettivamente drammaticamente e moderatamente indietro. Ciò che mi spinge ad andare avanti sono quelle piccole scoperte che permettono una comprensione accettabile del trattato. Volevo qui anticiparvi un piccolo tassello che mi premurerò di far finire quanto prima in un degno commentario:
Qui il prete ha omesso ogni azione, tanto legature quanto legature sotto, e questo ad esempio dei suoi allievi, affinchè possano imparare ciò che si deve fare: lo scolaro lo invade ed esegue quell’azione che è qui posta nell’esempio.
Nel folio 10v Lutegerio usa invadendo eum termini che ho visto tradurre con “attaccarlo, attaccare”. Ma con queste traduzioni si perde un significato importante che il trattatista cerca di comunicarci: quello della gestione della misura. Credo infatti che questa invasione rappresenti il superamento della misura critica per poter così eseguire il colpo a bersaglio. Non solo ci spiega in modo dettagliato la tecnica qui esemplificata ma ci da informazioni preziose su tutto il suo metodo oltre che aiutarci a comprendere la sua weltenshaung schermistica.



Per quel che può valere la mia opinione, mi è venuto in mente che “invasione” si collega molto bene al concetto di “obsessio”, assedio: forse potrebbe essere che l’invasione sia una conseguenza di un assedio riuscito… D’altra parte, avvicinarsi di misura è un concetto che trovo spesso nella scherma medievale. La cosa potrebbe sposarsi con il resto delle tue interpretazioni dell’I-33, Giorgio?
Io credo proprio di si. Per quel che riesco ad intuire, e soprattutto a collegare organicamente da altre parti del trattato, lo scrivente è impegnato a spiegare la materia, più che a cercare termini aulici o poetici. Usa parole che gli erano familiari ed immediate. Qui l’idea di invadere si collega in modo immaginifico al termine assedio e trovo piuttosto immediato il rapporto causa-effetto tra i due termini metaforici. Stabilito un assedio posso invadere ed in seguito far capitolare il mio avversario. Per come la vedo io l’invasione è prerequisito dell’azione che conclude: l’attacco vero e proprio. E si: se riesco ad invadere significa che, in quel momento, ho scelto un assedio vincente.
.-= – Ultime dal sito di Giorgio: …With an ermine =-.
Grazie della risposta, Giorgio, che ha fatto nascere in me un’altra domanda (complice anche una imperfetta condizione di salute che mi ha impedito di festeggiare adeguatamente la Pasqua): quanto del trattato del buon Lutgerio è tecnico (cioè mi spiega come fare le cose) e quanto è tattico (cioè si limita a suggerirmi come fare cose che so già bene come fare)? E, domanda degna di Clausewitz, qual è il limite tra la tecnica, la tattica e la strategia?
A ben pensarci il trattato attribuito a Lutegerio temo sia in larga parte tattico. Le custodie vengono nominate ma il trattatista non si dilunga in particolari spiegazioni. Lo stesso può essere detto per le obsessiones: di una in particolare ci dice che è “rara sebbene valida” e continua con le sue digressioni senza spendere una sola parola in proposito. Il trattato non ci dà insomma dei fondamentali o delle tecniche di base bensì dei giochi complessi con molte variabili che ci consentono di ricostruire a ritroso fondamenti e tecniche.
Nel mio personale modello complesso di scherma la tecnica è ,in qualche modo, qualcosa che appartiene di più al singolo atleta, combattente, duellante, come preferisci.E’ la sua capacità di perfezione del gesto, gestione propriocettiva, capacità cinestetica. La vedo quasi come somma olistica di tempo, misura e velocità. La strategia è una pianificazione omnicomprensiva ma che, pur tenendo conto della variabile “avversario”, è fatta a priori valutando anche altro che non sia propriamente inerente la disciplina in se (il luogo, la scelta delle armi, il terreno…) e in questo senso la associo molto all’idea di pianificazione. La tattica è quella che comincia a non avere senso se non in rapporto e relazione all’avversario, è quella che si costruisce sugli errori, i ritardi, i propri punti di forza o lo sfruttare le proprie debolezze contro il nostro avversario nel momento in cui lo si affronta.
Quindi è difficile separare nettamente tecnica, strategia e tattica, così come ha poco senso analizzare separatamente tempo, velocità e misura nella scherma. Ma tutto sommato penso sia un limite dell’essere umano, per il quale parlare di modelli spaziali con un numero diverso da 3 dimensioni è veramente lavoro da filosofi e matematici particolarmente dotati!
.-= – Ultime dal sito di Giorgio: …Abstract =-.
Questa cosa mi sta intrippando notevolmente… quando pensi di poterti trasferire dalle parti di Udine per discuterne di persona? 🙂
Sono d’accordo con la tua visione di Lutgerio come trattato essenzialmente tattico… il che pone un grosso problema per noi che abbiamo bisogno di tecnica.
Non penso, invece, che la tecnica sia una questione legata al singolo atleta: a mio avviso, c’è un elemento di efficienza, una sorta di regola universale che deve essere rispettata per parlare effettivamente di tecnica. Quanto a tattica e strategia, non credevo mi avresti risposto sul serio: molto acuta, tuttavia, la distinzione tra strategia che dipende da fattori non inerenti la specifica attività e tattica che invece li prevede… hai una fonte o è tutta farina del tuo sacco?
Credo anche io che esista un elemento di efficienza ideale, e specifico meglio che intendo con “qualcosa che appartiene di più al singolo atleta” frase piuttosto ambigua in effetti. Un buon atleta conosce la tecnica e la sa eseguire, ed adattare, correttamente a prescindere dal suo avversario. Diventa una sua caratteristica ed è solo lui ad esserne il consapevole ed accorto esecutore. Diventa una proprietà dello schermidore. Insomma un Maestro di scherma ha imparato la tecnica, la padroneggia, ne conosce le intime implicazioni… anche al bagno mentre legge il topolino; o quando la insegna; o la applica in duello.
Ovviamente non è farina del mio sacco, che all’università a me mi ci hanno imparato solo che ha copiare.
Si tratta di psicologia applicata allo sport ed in particolare alla scherma: un paio d’ore di interessante corso Norcino2007. Tenute da un ottimo maestro di scherma sportiva con laurea in psicologia. Cose di carattere generale ma piuttosto valide, se ritrovo gli appunti te li passo!
Grazie per l’offerta degli appunti, Giorgio. Li guarderò davvero volentieri… anche se lo scopo vero della mia domanda sulla strategia e sulla tattica era un altro: ho letto una cosa del genere, ma non ricordo più se era in libro di Keegan, in Clausewitz stesso o in un commentario a Sun Tzu, e speravo che tu potessi risparmiarmi la fatica di frugare in biblioteca…
Visto che a me all’università mi hanno imparato a parlare in italiese e da cuando che ho scominciato non sono più buono di farne di manco, ti butto lì un’altra domanda, giusto per rompere le scatole: è vero che il combattimento è un’attività (mi si perdoni il termine) olistica, che comprende in ogni momento tecnica, strategia e tattica, ma ritieni che sia possibile partire da uno degli elementi per recuperare in qualche modo gli altri? In pratica, quanto Lutegerio da solo è sufficiente per capire come si combatte con spada e brocchiere? Dammi una percentuale, se ce la fai: adoro ragionare a partire da numeri condivisi!