La gloriosa battaglia di Crecy

13/11/2009 0 Di Davide F

Ho deciso di riportare questa battaglia nel sito non tanto per dimostrare il mio pensiero anglofilo ma bensì per far risaltare uno scontro che inizialmente sembrava senza probabilità di vittoria da parte degli inglesi.

Nella battaglia di Crecy (1346) , secondo importante scontro della Guerra dei 100 Anni, l’esercito francese di Filippo IV  fu sconfitto da quello inglese capeggiato da Edoardo III. Innanzitutto tra i due eserciti vigeva una grande differenza sociale: quello inglese era composto per gran parte da contadini addestrati nel tiro con l’arco, una manciata di scudieri e pochissimi nobili.

Quello francese, al contrario, era costituito da un grosso numero di nobili feudatari ed un sostenuto numero di cavalieri; questa differenza era dovuta al fatto che in Francia veniva esercitato ancora il sistema feudale dell’alto medioevo, mentre gli inglesi avevano un sistema feudale piu progredito ed innovato. Ne consegue che la maggior parte dell’esercito francese era costituito da cavalleria e da mercenari. A Crecy, infatti, come mercenari vennero assoldati da Filippo IV i balestrieri genovesi.

Lo scontro in sè era sproporzionato: viene narrato come l’esercito francese fosse costituito da 30.000-35.000 uomini  mentre quello inglese aveva schierato all’incirca 12.000 uomini. Questa battaglia infatti venne vinta dagli inglesi per la grande capacità e forza degli arcieri con arco lungo che, nonostante fossero contadini, hanno cambiato totalmente l’esito della battaglia trasformandola in un massacro.

La battaglia si svolse così: nella prima parte furono fatti avanzare i balestrieri genovesi, i quali sebbene ben protetti da corazze di cuoio subirono molte perdite nell’avanzamento e durante la fase di tiro e di ricarica poichè ad ogni due dardi lanciati da una balestra corrispondevano 5 frecce di un arciere inglese.

In seguito, vedendo che la battaglia procedeva al meglio per gli inglesi,  i balestrieri si ritirarono ma successe un altro fatto disastroso: i cavalieri francesi si mossero di loro spontanea iniziativa, con lo stesso spirito del cavaliere  o del nobile che partecipava alle giostre nei tornei; ciò determinò una forte incomprensione tra i cavalieri durante la carica.

Anche le condizioni climatiche influenzarono l’esito dello scontro: l’aria era molto umida, anche a causa della fine pioggia, quindi il terreno era fradicio e molle.

Per i francesi quel giorno fu indimenticabile per almeno altre due ragioni:

  1. La corda delle balestre (di solito fatta di tendine di bue) sotto la pioggia era allentata e questo portava ad una fatica maggiore nel ricaricamento e a volte anche alla rottura della corda!
  2. La carica dei cavalieri fu rallentata a causa di questo terreno e del peso delle armature sia del fante che del cavallo e venne trasformata in una “passeggiata sul cavallo” e allo stesso tempo dal cielo piovevano raffiche di frecce.

Anche se Filippo IV prevedeva di accerchiare le forze inglesi con la cavalleria, vide davanti a sè un marmaglia disordinata di uomini a cavallo che si spostava in diverse direzioni, non senza conseguenze. Infatti gli stessi cavalieri travolsero i balestrieri genovesi che si ritiravano dalla battaglia. Riuscì  a raggiungere le linee inglesi solo una parte della cavalleria poichè, come detto prima, alcuni morirono nella carica, molti caddero assieme ai loro cavalli infilzandosi sugli spuntoni ubicati davanti agli arcieri inglesi. I rimanenti combatterono contro gli scudieri e i fanti appiedati inglesi che attendevano desiderosi il loro nemico.

Nonostante ben 16 tentativi l’esercito francese non riuscì a spezzare le linee inglesi e subì terrificanti perdite. La ritirata fu suonata quando lo stesso Filippo venne ferito. Quella che poteva essere una vittoria netta per i francesi si trasformò in una inutile carneficina in cui le perdite francesi sono stimate intorno ai 15.000 uomini (inclusi 11 principi, 80 vassalli e 1.200 cavalieri), mentre per gli inglesi si parla solo di 200-300 caduti!

Tra i morti vi furono alcuni nobili di rango:

  • Carlo II di Alencon, fratello di Filippo VI
  • Giovanni I di Boemia, re di Boemia e Conte del Lussemburgo, che era cieco ed andò in battaglia legato ad altri due cavalieri
  • Luigi I, conte delle Fiandre
  • Rodolofo, duca di Lorena

Ciò ci insegna non solo guardare la nostra spada ma anche ciò che ci è attorno (come ad esempio il tempo).

-viva gli arcieri inglesi!!!!-