Le château-fort du Guédelon

Quando, nel 1995 monsieur Michel Guyot, proppiretario del castello seicentesco di Saint-Fargeau in Borgogna, completò la ventennale opera di restauro del suo château, commissionò ad un esperto una perizia che ne indagasse le origini. Sotto le mura di mattoni, visibili oggi, furono trovate le fondamenta di una fortezza medievale costruita secondo i coanoni voluti dal re di Francia Filippo II (1180-1223). A conclusione della perizia troviamo un’innocente postilla: “Ricostruire Saint-Fargeau sarebbe un meravioglioso progetto”. Tuttavia, invece che demolire il castello moderno si decise di costruire un nuovo castello che rispecchiasse le caratteristiche della rocca originaria di Saint- Fargeau, era nato il progetto e l’esperimento di Guédelon.
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Viaggio a – Gualdo Cattaneo 2018

Ovvero Come dimenticarsi i pali per la tenda e farla franca Venerdì 31 agosto dell’anno 2018 la SeptemCustodie, nella sua veste rievocativa, è partita in viaggio verso Gualdo Cattaneo, paesino sperduto nell’Umbria dove: i caffè costano novanta centesimi, c’è una discoteca all’aperto ed i tornei si fanno sul marmo. Dopo un lungo ed estenuante viaggio di sei ore, i sei eroi offertisi volontari per compiere quell’impresa eroica si accorsero di una cosa: i pali da tenda erano stati dimenticati nel TdT: sala di ritrovo dell’associazione dove, se si guarda attentamente, si riesce a scorgere del pulito tra tutta la polvere.
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Fiera di fine estate – Torino 2016

Era da un po’ che la 7c non partecipava in forze ad una qualche manifestazione e così abbiamo puntato, sin dall’inizio dell’anno, ad un evento decisamente unico: la fiera di fine estate. Unico per le caratteristiche del Borgo Medievale di Torino che pur non essendo autentico lo è senz’altro più di noi rievocatori del 2016.
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Morimondo – Trecentesca 2012

Nello spazio retrostante la splendida abbazia di Morimondo, appena fuori Milano, nello scorso, e tristemente piovoso, fine settimana abbiamo partecipato alla Trecentesca. Si tratta di una splendida manifestazione che raccoglie gruppi amici provenienti da tutta europa, i più lontani persino dalla Danimarca e dalla Svezia! Noi siamo stati invitati dai nostri amici della Compagnia del DoppioSoldo di Verona e abbiamo riunito le nostre due tende assieme alle loro in un attendamento decisamente imponente e funzionale. L’evento era davvero d’eccezione. I gruppi presenti erano fantastici, compresi alcuni “artisti di ago e filo” che finora avevamo potuto ammirare solamente in fotografia grazie ai rispettivi blog. Si sono visti accampamenti di ogni forma e dimensione, tutti curati ed ordinati come piace a noi. Dalla ricostruzione della battaglia alla vita del campo, tutto quanto trasudava impegno e passione. Dal canto nostro, abbiamo scoperto i piaceri della cucina. Una volta “rodati” i primi pezzi, tra cui la padella in ferro battuto che è stata condizionata come si deve, ci siamo dedicati ad una frittata alle erbe che già vorremmo poter assaggiare di nuovo. Come facevamo a sopravvivere senza? Ora la nostra lista di acquisti è lunga: abbiamo bisogno di contenitori e stracci a non finire, oltre che qualche nuovo tegame e pentola. Le ore pioggia che ci hanno tormentato la domenica sono state comunque molto positive. Ci siamo rilassati e abbiamo girellato sotto alle gocce d’acqua, ammirando lo spettacolo dei campi e dell’abbazia, chiaccherando con chi ci capitava a tiro. Ben difesi dalla lana e dalle nostre tende, siamo tornati a casa asciutti, per una volta senza la paranoia di non saper dove stendere ad asciugare le tende (grazie, Tana delle Tigri, nostra base sotterranea). Dobbiamo davvero ringraziare di cuore i “Doppiosoldini”, i nostri ospiti. Un gruppo più simpatico ed accogliente di loro non si può trovare pur girando per tutto il medioevo! Peccato per le loro pessime frequentazioni: loro sanno divertirsi, mentre la triestina SeptemCustodie è composta da morti di sonno che a mezzanotte si sono già avvolti in un bozzolo di lana sul proprio sacco letto. Ci dichiariamo sconfitti! Per punizione friggeremo loro altra carne. Ma come dimenticare loro zuppa di verdure e salsiccia? Un vero toccasana per lo spirito godersela tutti assieme sotto al tendalino quando umidità e pioggia ci assediavano. Concludo salutando Andrea Rudatis, giunto da Treviso apposta per combattere sotto allo stendardo Scaligero e assolutamente in grado di sopportare quattro triestini antipatici, e per finire faccio una riverenza ai nostri vicini della Compagnia dell’Ariete, un altro dei gruppi italiani che amiamo di cuore per livello ricostruttivo e spirito!
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Valvasone 2010

“Hai speso tempo, buona volontà e tantissimi soldi per il tuo abito, non credi che dovresti usarlo?” – Simile a questa la vocina che nel mio cervello s’agita sovente. Lo ammetto, ho un problema: sono un dandy medievale, amo i vestiti, amo gli accessori, amo creare o elaborare cose sempre nuove per migliorare il mio look trecentesco. Peccato non ci siano poi tante occasioni per sfoggiarlo… O sì? Sebbene non avessimo intenzione di spostare più il campo per un po’ (dato che è in fase di flusso e cambiamento a causa di alcuni progetti FENOMENALI che per il momento restano top-secret), il clima dolce di fine estate ci ha ispirato una passeggiata nel passato. Il nostro piede ha calcato in passato le pietre del centro storico di Valvasone… E durante il weekend, i giorni prescelti per l’annuale rievocazione, l’ha fatto di nuovo: io, Martina, Giorgio ed Alessandra abbiamo infilato il farsetto e il kirtle e abbiamo ammirato le sue strade e le sue attrattive. Molti sono i dettagli che nelle rievocazioni ci fanno storcere il naso (siamo dei perfezionisti!), ma devo dire che l’organizzazione stavolta ci ha a più riprese stupito. Potrete ammirare tra le foto la fantastica impalcatura medievale eretta per il restauro del mosaico posato nel frontone della chiesa; un abbeveratoio di legno con le botti, al quale il furetto Demostene si è rinfrescato; la stupenda bancarella delle lane colorate con metodi antichi ed essenze vegetali (io e Marti facciamo i clienti trecenteschi… Peccato non fossero in vendita ma meramente dimostrative!). Quanto a noi, ci siamo divertiti. E’ sempre un po’ una festa indossare questi carissimi, travagliatissimi, speciali abiti. Anche se in effetti talvolta è un mustelide a rubarti la scena (ed anche questo è… doverosamente documentato per i posteri!). __________________________________________
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Schloss Runkelstein – il maniero illustrato

Un pò di storia: Castel Roncolo, il “maniero illustrato”, deve la sua importanza e fama in primo luogo a Nikolaus e Franz Vintler che acquistarono il vecchio castello dei signori di Vanga nel 1385 per ampliarlo e decorarlo con i celeberrimi affreschi.  Tali affreschi  ispirati ai poemi cavallereschi e ad altri soggetti non biblici, costituiscono il maggiore ciclo di affreschi profani di stile gotico ad oggi conservati. Come ogni costruzione arredata con sfarzo, anche Castel Roncolo fu senz’altro il simbolo di una posizione sociale di grande prestigio. Tuttavia, Nikolaus commissionò gli affreschi con le scene cavalleresche non perchè voleva manifestare il rango a cui era assurto , ma perchè si trattava di temi che rispondevano al gusto del tempo e che abbellivano numerosi palazzi di borghesi e nobili, nonchè molti castelli. Anche sulle pareti di Castel Montechiaro in Val Venosta si trovano scene simili di caccia, danza e gioco, eseguite nello stesso periodo di quelle del maniero illustrato. Attorno al 1400 i romanzi che narravano di cavalieri e amori non erano più una lettura riservata esclusivamente ai nobili, ma erano apprezzati anche dai borghesi, di cui i Vintler facevano parte. Questi ultimi superavano in ricchezza e cultura la maggior parte dei nobili tirolesi che per essi non dovevano essere stati dei modelli degni di imitazione. E’ più probabile che Nikolaus, che aveva conosciuto gran parte dell’Italia settentrionale durante i suoi frequenti viaggi, si fosse ispirato alle forme architettoniche e decorative di questi territori e alla cultura delle famiglie di commercianti e ricchi borghesi che vi risiedevano. Ne è una chiara testimonianza la Casa d’Estate realizzata dopo il 1390 che, con gli affreschi in terraverde che coprono il portico e il camino del piano superiore, è senz’altro l’edificio più moderno del castello. Non è difficile immaginare l’impressione che gli ambienti decorati con tanto sfarzo dovevano aver destato negli ospiti recatisi a Castel Roncolo per feste ed altri eventi. Nikolaus non fece affrescare solo alcuni vani, bensì l’intero castello. Molte sale del Palazzo occidentale e di quello orientale servivano, probabilmente, per ospitare gli invitati. Come si evince dalle fatture tuttora conservate ad emesse a nome di Nikolaus, il famoso personaggio era solito pagare giullari e cantori, che narravano anche storie e leggende di cavalieri. Castel Roncolo non fungeva da residenza permanente per i Vintler. Vi soggiornavano prevalentemente in estate, mentre, durante tutto l’anno, risiedevano nei loro palazzi a Bolzano, allestiti con altrettanto sfarzo. L’iconografia di Castel Roncolo, che affronta varie tematiche quali lo sport, la letteratura e il divertimento, ben si addice ad un castello pensato per il tempo libero e con il quale Nikolaus diede prova del proprio rango, delle ricchezze accumulate e della cultura internazionale acquisita. Visitare il castello oggi: L’unica vera pecca del castello è che è severamente proibito fotografare gli affreschi nelle sue stanze. Tale divieto posso trovarlo ragionevole se, come avevo intenzione di comperare, fosse stato disponibile un catalogo del museo. Ebbene non è disponibile in lingua italiana ma solo in tedesco. Potete capire bene il mio disappunto nell’apprendere che quello stupendo ciclo di affreschi di caccia e pesca, di tornei e balli non potesse essere consultato altrimenti che rimanendo in piedi nelle fredde e spoglie stanze del maniero. O spendendo più di 50 euro in un catalogo scritto in un idioma a me, purtroppo, non comprensibile. A questo punto mi chiedo qual’è lo scopo reale di proibire delle foto , come se esse svalutassero un tale patrimonio storico. Forse il timore di deteriorare gli affreschi a causa dell’esposizione alle luci stroboscopiche di qualche disattento? Quello che so è che tutte le pubblicazioni che ho visto disponibili nel book shop del museo erano incomplete e rivolte sicuramente a qualche visitatore occasionale ma non al mio esigente palato. Di ben altra caratura mi sembrava il catalogo completo (e lo ripeto in tedesco) che aveva ottime immagini e lunghi commentarii. Ma è per questo motivo, come fece allora Viollet-le-Duc nella sua enciclopedia medievale, che propongo a voi qualche dettaglio di quegli affreschi che mi hanno particolarmente colpito, complice la mia memoria fotografica un pò di carta e una matita. ————— Visualizzazione ingrandita della mappa Senza alcun dubbio il comune di Bolzano ha saputo valorizzare bene questo castello  che, situato all’imbocco della Val Sarentina, a nord della città di Bolzano, è comodamente raggiungibile a piedi percorrendo la verde passeggiata Lungotalvera oppure in bicicletta attraverso la pista ciclabile. Ma è possibile raggiungerlo anche con il bus di linea n. 12 e con lo shuttle gratuito da Piazza Walther. Alla base del castello c’è comunque un parcheggio gratuito. All’interno del castello si trova un bar ristorante per cui è possibile anche fermarsi per pranzo o per uno spuntino.
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I castelli del Friuli – Partistagno

Per la serie: ” GITE DOMENICALI ESTIVE”, mecoledì Alessandra e io abbiamo intrapreso un’ avventura fuori porta. Meta del viaggio il castello di Partistagno in zona Attimis ( provincia di Udine). Partenza ore sette del mattino in bici da Trieste… no, non ci siamo fatti Trieste-Udine, Udine-Attimis tutta in bici, anche se il capo treno, appena ci ha visti arrancare verso la testa del treno con velocipedi al seguito, ci ha detto: ” Dai su ragazzi, così giovani vi potete permettere di andare in bici fino a Udine!”. No grazie siamo fuori allenamento! Arrivati a Udine, tappa obbligatoria a casa dei nonni di Alessandra per cambiare una bici con una più adatta all’ escursione. Non siamo riusciti a sfuggire alle pressioni culinarie della nonna di Alessandra e ci siamo concessi una seconda colazione a base di salsiccia e piselli alle 11.30 del mattino. “Non vorrete andare su fino ad Attimis senza mangiare?”: guai a dire di no alla nonna di Alessandra quando si tratta di cibo. Da Udine ad Attimis vi sono circa 30 Km. E’ una bella escursione su strade solitamente poco trafficate che attraversano la campagna friulana fino alle prime colline dove si trova il paese di Attims. Il castello, essendo abbarbicato su una collina, è ben visibile dalla strada. Per raggiungerlo abbiamo lasciato le biciclette presso un monastero e abbiamo imboccato il piccolo sentiero a piedi. La passeggiata in mezzo al bosco è molto piacevole e dura meno di venti minuti. Poco prima dell’ arrivo al sito archeologico però c’ era una brutta sorpresa: una rete da cantiere arancione bloccava il sentiero. il cartello ” vietato l’ingresso alle persone non autorizzate” ci scoraggiava a proseguire nella nostra avventura. In fondo però eravamo arrivati fin là… se volevano vietare l’entrata al castello, potevano mettere l’avviso all’inizio del percorso! La barrierea quindi è stata bellamente scavalcata, così come la seconda e la terza che abbiamo trovato successivamente lungo il sentiero. Arrivati ai ruderi, il paesaggio che si può godere dall’ alto è bellissimo: si vede tutta la campagna friulana, un’ enorme distesa verde e gialla fino all’ orizzonte. All’ interno del castello, l’ aria è fresca e il silenzio assoluto. In mezzo alla polvere ci sono badili, carriole e altri altrezzi da scavo abbandonati: si tratta dell’ eredità lasciata al castello dai vari studiosi e archeologi che vi hanno trascorso del tempo alla ricerca di manufatti, la maggior parte dei quali è oggi visibile al museo medievale di Attimis. I tre piani del castello sono stati ricostruiti in legno e sono accessibili tramite scale. A chiunque vorrà visitare questo sito, ricordo che attualmente è sede di lavori di ristrutturazione da parte del comune di Attimis. La struttura dei piani è solida e consente l’ accesso a tutto l’ edificio. Tuttavia, infiltrazioni d’acqua e gelate invernali hanno compromesso la pavimentazione in alcuni punti quindi si consiglia molta prudenza e l’uso del sempre utile buon senso. Ad un tratto, il silenzio del castello viene rotto da un vociare. Due uomini scendono dal piano più alto dell’ edificio: si tratta di addetti ai lavori che ci guardano con un’ espressione stupita dipinta sul volto… forse anche dovuta al fatto che Alessandra è vestita con abiti medievali femminili. E’ lei che spiega la situazione: vogliamo solo fare un paio di foto al castello per il nostro sito. I due uomini si guardano perplessi e poi ci domandano: “Ma da che parte siete saliti al castello?” E noi: “Dalla strada del bosco” al che loro scoppiano a ridere e ci rispondono: “Ma non potevate salire dalla nuova strada asfaltata che abbiamo costruito? Così se dovevate portare su più roba facevate meno fatica.” In effetti non sarebbe male l’idea di far foto in armatura utilizzando il castello di Partistagno come location ma ora, con i lavori di ristrutturazione in corso, sarà un progetto rimandato a tempo indeterminato anche perchè non credo saremo così fortunati da incontrare ogni volta persone così gentili come i due signori che ci hanno sorpreso al castello. “Bon, Bon, ragazzi, fate quello che dovete fare ma state attenti che qui è un cantiere” ci hanno raccomandato e sono usciti dal castello. Noi abbiamo fatto le foto e poi siamo scesi sempre dalla strada del bosco verso il monastero e le nostre bici: missione compiuta! ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Il complesso edilizio del castello di Partistagno, collocato lungo la strada che conduce da Attimis a Faedis ( Località Borgo Faris), è ritenuto uno dei più suggestivi e attraenti luoghi fortificati medievali del Friuli. Il castello è impropriamente distinto in “superiore e inferiore”: in realtà è da considerarsi un organismo architettonico unitario costituito da più parti aggiunte in un lungo arco di tempo. Non si conosce la data della prima edificazione ma si sa che fu inizialmente proprietà dei conti d’ Attems e, in seguito, dei signori di Faedis ( poi detti di Cucagna); dal 1273 è nelle mani dei nobili che hanno assunto il nome di Cucagna di Partistagno. Nell’ ambito del XVI secolo il luogo viene abbandonato e inizia la sua lenta rovina. Sopravvive il nucleo sommitale costituito dalla torrre-mastio, dalla cappella nobiliare (con affreschi della seconda metà del ‘300), dalla cisterna e dal “corpo di fabbrica occidentale”: una serie di ampi vani destinata probabilmente alla residenza signorile. Fra le strutture della cerchia inferiore svetta il palatium, munito di eleganti bifore e sviluppato su tre piani. La sua costruzione potrebbe risalire alla fine del XIV secolo o all’ inizio del successivo; molti gli indizi che avallano quest’ ipotesi: la tipologia edilizia (“casa-forte” con funzione residenziale), i particolari costruttivi (la tipologia delle finestre, la decorazione interna con intonaco affrescato e il rivestimento del pavimento con “cocciopesto”), le vicende edilizie (la trasformazione dell’ interno in un ampio arco di tempo con la sua tripartizione tramite setti murari, il rifacimento degli intonaci, l’ apertura di porte e finestre, etc.). Elementi architettonici e tracce di arredo edilizio all’ interno offrono un’ idea dell’ originaria destinazione d’ uso dei quattro piani ( che, probabilmente, rispecchia quella degli interni delle torri residenziali): seminterrato (utilizzato per l’ immagazzinamento); piano nobile (o per la rappresentanza); piano residenziale (con meno finestre e munito di “nicchie lavabo”); soffitta (o piano di servizio). E’ stato appurato che il castello, da qualche anno oggetto di indagini condotte stratigraficamente dallo staff del museo, possiede strutture databili anteriormente al XIII secolo e che la torre-mastio, la cisterna e la ricostruzione dell’ edificio di culto risalgono ad un’ epoca collocabile tra la fine del XII e la fine del XIII secolo. L’indagine archeologica, la tipologia e l’ analisi della tecnica costruttiva dei muri della torre di Partistagno (conci lavorati e messi in opera in filari regolari), ci suggeriscono una datazione non anteriore al XII secolo. Un’ epoca in cui la torre del castello domina su tutti gli altri edifici castrensi e può non possedere più funzione residenziale ma solo di estremo rifugio. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Per raggiungere il castello bisogna da Attimis proseguire in direzione Faedis e, sulla sinistra, si scorgerà sul colle il castello. Sulla strada non ci sono indicazioni per il castello quindi bisogna esplorare un pò la zona per trovare la svolta a sinistra corretta. Comunque nelle vicinanze si trova anche un’ agriturismo e un monastero quindi trovare la strada non è impossibile. Trovata la zona lasciate l’auto e esplorate a piedi cercando con attenzione si trovano le indicazioni verso il castello.
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I castelli del friuli – Gronumbergo

Tra i castelli più inaccessibili che abbiamo visitato, merita senz’ altro il primo posto quello di Gronumbergo. La prima difficoltà sta infatti nel trovare il sentiero: è poco visibile e per raggiungerlo bisogna passare il ponte sul fiume Natisone, dopodichè fermarsi poco prima della casermetta dismessa e aguzzare la vista. L’ ingresso del sentiero è difficile da trovare e anche percorrerlo richiede attenzione poichè spesso si ha la sensazione di esserne usciti. I cartelli posti all’ ingresso del sentiero ti instradano nel fitto del bosco promettendoti di raggiungere la meta nel giro di 15-20 minuti. La camminata è piuttosto faticosa e il terreno è ricoperto di fango scivoloso. La vegetazione è talmente fitta che i raggi del sole non filtrano attraverso questo sbarramento verde: sperare di orientarsi guardando i ruderi del castello è pura utopia. Ad un tratto il sentiero sbuca su di una strada di ghiaia bianca che qualche metro più in basso svolta bruscamente verso destra scomparendo dietro la collina. Del castello nessuna traccia: non si capisce se il sentiero l’ ha superato o se bisogna continuare la salita. Dall’ altro lato della strada di ghiaia bianca, il sottobosco si apre lasciando intravvedere una possibile continuazione del sentiero. Non ci sono indicazioni: sarà dunque quella la strada giusta? Il castello sarà in cima a questa collina? Purtroppo si tratta di un falso sentiero: in realtà è il letto di un piccolo ruscello asciutto per la maggior parte dell’ anno. Noi ignari esploratori l’ abbiamo capito circa 20 minuti di salita dopo: non a causa della nostra “cittadina” ignoranza dei sentieri o dei letti di torrenti ma perchè posso assicurarvi che tra il primo tratto di percorso e il falso secondo, non ci sono evidenti differenze morfologiche. Decidiamo quindi di ritornare sui nostri passi e sbuchiamo nuovamente sulla strada ghiaiosa. Andando verso sinistra, si ritorna nel fitto del bosco; verso destra, il sentiero curva dietro la collina. Forse da lì si vedono i resti del castello. Ed è proprio così infatti: sul cocuzzolo della collina vicino svetta il corpo centrale della costruzione. In mezzo all’ erba fitta si intravvede un sentiero che scende dolcemente per poi risalire lungo il versante della collina. Bisogna fare attenzione perchè in certi punti il terreno frana: si incontrano infatti testimonianze di questo movimento del terreno nei corrimano crollati o nei guardrail rovesciati nei fossi più in basso. Le rovine sono circondate dalla vegetazione. All’ interno del corpo centrale dell’ edificio sono cresciuti alberi di media grandezza. Ci si chiede come abbiano fatto a erigere un castello in un luogo impervio come questo eppure le mura sono qui, ancora alte e imponenti a guardare il sole nel tramonto ormai da secoli. ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Il sito ospitò fin da epoca romana una specola a custodia della valle del Natisone, sulla strada che conduceva a Forum Iulii (Cividale), mantenendo la stessa valenza di controllo anche nelle epoche successive. Dal 1276 feudo dei signori omonimi, in séguito passò ai nobili cividalesi de’ Portis, che lo tennero fino al 1401, allorché, per via femminile, fu ereditato dai nobili Formentini. Nel 1776 fu acquistato dai Remondini, celebre famiglia di stampatori di Bassano che lo tennero per quasi un secolo. Nonostante l’abbandono e il degrado subentrati a partire dagli inizî del secolo scorso, i resti del castello si ergono ancora imponenti sulla pendice del monte Purgessimo, immersi in un lussureggiante ambiente naturale ricco di bellezza e di suggestione. Di grande interesse il fossato scavato nella roccia che proteggeva l’accesso, e le murature perimetrali, con paramenti esterni in conci accuratamente sbozzati e connessi tra loro, sulla cui sommità, in alcuni tratti, si intravedono ancora tracce della merlatura originale. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Comunque sia la prima difficoltà che si incontra nel raggiungere il castello sta infatti nel trovare il sentiero: è poco visibile e per raggiungerlo bisogna passare il ponte sul fiume Natisone, dopodichè fermarsi poco prima della casermetta dismessa e aguzzare la vista. L’ ingresso del sentiero è difficile da trovare e anche percorrerlo richiede attenzione poichè spesso si ha la sensazione di esserne usciti
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Visita al museo di Attimis

A venti chilometri da Udine, si trova il piccolo comune di Attimis. Qui è ospitato un originale museo archeologico medievale. Questo museo è nato con lo scopo di custodire e presentare le vestigia e gli oggetti della vita quotidiana nei castelli di epoca feudale (dal X al XV sec. circa) di un ampio territorio lungo la strada pedemontana che da Cividale del Friuli conduce a nord. Il percorso museale è stato concepito con criteri espositivi ‘avanzati’ e accattivanti che intendono coinvolgere attivamente il visitatore senza rinunciare ad una esposizione scientifica e didattica. Nel progettare l’allestimento è stata sviluppata un’idea di museo lontana da quella che lo considera luogo di mera raccolta di ‘cimeli’, ma che più si avvicina a quella di attivo centro di comunicazione culturale, in continua evoluzione, a contatto con il fruitore, in cui la didattica assume un ruolo emergente. Al suo interno si possono osservare reperti di grande interesse per chi come noi ha la passione per la rievocazione storica. Le ceramiche e le parti metalliche trovati nei vari castelli della zona (Partistagno, Suffumbergo e altri) costituiscono una fonte inesauribile di informazioni. E sono presentate in modo molto esaustivo e completo. Particolare interesse ha per me (Giorgio) il Cavaliere di Suffumbergo. Si tratta di un gruppo di reperti di estrema rarità in quanto vi sono solo pochi esemplari di armature trecentesche europee. Sebbene queste parti che vanno a comporre la cosiddetta armatura del cavaliere di Suffumbergo appartengono forse a più corredi, il luogo di provenienza comune e l’epoca alla quale risalgono hanno consentito di affiancarli in un’ unica ricostruzione; ciò permette di comprendere meglio la posizione e la funzione specifica di ognuno di essi e dà un’idea abbastanza chiara dell’ aspetto di un uomo in armatura pesante, probabilmente un cavaliere, alla fine del ‘300. Inutile dire che qualunque fotografia non è in grado di far comprendere appieno il valore di questi ritrovamenti e consiglio a chiunque di organizzarsi una gita fuori porta in questo museo veramente interessante. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Una volta raggiunto Attimis la strada per il museo di archologia medievale è molto semplice trovarla perchè molto ben segnalata.
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I castelli del friuli – Cergneu

Arrivare al castello di Cergneu, località Nimis, non è così facile come sembra. Benché i ruderi siano visibili dalla strada che attraversa il piccolo comune, il sentiero che li raggiunge non è così ben in vista. Una cosa importante da sapere: se chiedete indicazioni, la gente del posto sarà sicuramente ben disposta a darvele ma attenti a come ponete la domanda. Alessandra, infatti, chiedendo ad un gentil vecchietto che innaffiava i fiori: “Mi scusi, mi sa dire la strada per arrivare al castello ?”, si è vista dare indicazioni precise al centimetro che però ci hanno portati di fronte al ristorante “Al Castello”! D’altronde era mezzogiorno passato e il buon uomo avrà pensato che avessimo fame. Non tutto il male vien per nuocere, si dice, e così abbiamo approfittato del ristorante aperto anche a ferragosto per mangiarci un bel piatto di calamari fritti, che non sarà la specialità tipica di Cergneu ma era molto buono lo stesso ! L’oste, un uomo enorme ma gentilissimo, ci ha dato le indicazioni giuste per raggiungere le rovine. Il sentiero è di facile percorrenza e la salita non è troppo faticosa. In meno di 10 minuti si avvistano già le rovine del castello. Purtroppo il sito è oggetto di scavi e ricerche archeologiche e la maggior parte dell’area è coperta da teli. Questo però non ci ha impedito di fare alcune belle foto degli equipaggiamenti. ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Sorto forse su una precedente difesa romana, nel 1170 il castello fu donato al patriarca d’Aquileia da Voldarico marchese di Toscana. Nel secolo successivo, la giurisdizione passò ai signori di Savorgnano: i figli di Corrado, Detalmo e Pietro, acquisirono il predicato dal nuovo feudo cui si uniranno, nel Quattrocento, quelli di Brazzà inferiore e superiore; i resti del castello appartengono tuttora ai discendenti. Già nel 1521 il fortilizio è descritto come danneggiato; ciò avvenne probabilmente nel corso della contemporanea guerra tra Venezia e l’Impero ma forse anche in séguito ai disordini del giovedì grasso del 1511 e per il terremoto dello stesso anno. La posizione alquanto elevata e l’ormai decaduta importanza strategica, ne decretarono il successivo abbandono. I resti, ancora imponenti con la torre, il mastio e parte della cortina, si raggiungono percorrendo l’antica stradina castellana (con traccie dell’originale lastricato) attraverso la selva. Prima del castello, superato un suggestivo ponticello, si trova la chiesetta dei Santi Pietro e Paolo (in origine Santa Maria Maddalena), fondata nel 1323. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Partendo da Nimis per raggiungere il castello cercate la trattoria “Al Castello” è proprio sulla strada. Il sentiero che si inerpica verso le rovine si trova pochi metri oltre la trattoria sulla sinistra. E’ molto vicino alla strada e lo si può raggiungere a piedi in circa dieci minuti.
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