Le château-fort du Guédelon

Quando, nel 1995 monsieur Michel Guyot, proppiretario del castello seicentesco di Saint-Fargeau in Borgogna, completò la ventennale opera di restauro del suo château, commissionò ad un esperto una perizia che ne indagasse le origini. Sotto le mura di mattoni, visibili oggi, furono trovate le fondamenta di una fortezza medievale costruita secondo i coanoni voluti dal re di Francia Filippo II (1180-1223). A conclusione della perizia troviamo un’innocente postilla: “Ricostruire Saint-Fargeau sarebbe un meravioglioso progetto”. Tuttavia, invece che demolire il castello moderno si decise di costruire un nuovo castello che rispecchiasse le caratteristiche della rocca originaria di Saint- Fargeau, era nato il progetto e l’esperimento di Guédelon.
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Villalta di Fagagna – Castrum Vilalte

Sabato 3 e domenica 4 luglio del 2010 abbiamo partecipato a questa manifestazione in Friuli nei pressi di Udine. Quasi trenta gruppi fra associazioni, compagnie d’arme, mercanti e bancarelle erano presenti sotto le pendici del castello.
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I castelli del Friuli – Partistagno

Per la serie: ” GITE DOMENICALI ESTIVE”, mecoledì Alessandra e io abbiamo intrapreso un’ avventura fuori porta. Meta del viaggio il castello di Partistagno in zona Attimis ( provincia di Udine). Partenza ore sette del mattino in bici da Trieste… no, non ci siamo fatti Trieste-Udine, Udine-Attimis tutta in bici, anche se il capo treno, appena ci ha visti arrancare verso la testa del treno con velocipedi al seguito, ci ha detto: ” Dai su ragazzi, così giovani vi potete permettere di andare in bici fino a Udine!”. No grazie siamo fuori allenamento! Arrivati a Udine, tappa obbligatoria a casa dei nonni di Alessandra per cambiare una bici con una più adatta all’ escursione. Non siamo riusciti a sfuggire alle pressioni culinarie della nonna di Alessandra e ci siamo concessi una seconda colazione a base di salsiccia e piselli alle 11.30 del mattino. “Non vorrete andare su fino ad Attimis senza mangiare?”: guai a dire di no alla nonna di Alessandra quando si tratta di cibo. Da Udine ad Attimis vi sono circa 30 Km. E’ una bella escursione su strade solitamente poco trafficate che attraversano la campagna friulana fino alle prime colline dove si trova il paese di Attims. Il castello, essendo abbarbicato su una collina, è ben visibile dalla strada. Per raggiungerlo abbiamo lasciato le biciclette presso un monastero e abbiamo imboccato il piccolo sentiero a piedi. La passeggiata in mezzo al bosco è molto piacevole e dura meno di venti minuti. Poco prima dell’ arrivo al sito archeologico però c’ era una brutta sorpresa: una rete da cantiere arancione bloccava il sentiero. il cartello ” vietato l’ingresso alle persone non autorizzate” ci scoraggiava a proseguire nella nostra avventura. In fondo però eravamo arrivati fin là… se volevano vietare l’entrata al castello, potevano mettere l’avviso all’inizio del percorso! La barrierea quindi è stata bellamente scavalcata, così come la seconda e la terza che abbiamo trovato successivamente lungo il sentiero. Arrivati ai ruderi, il paesaggio che si può godere dall’ alto è bellissimo: si vede tutta la campagna friulana, un’ enorme distesa verde e gialla fino all’ orizzonte. All’ interno del castello, l’ aria è fresca e il silenzio assoluto. In mezzo alla polvere ci sono badili, carriole e altri altrezzi da scavo abbandonati: si tratta dell’ eredità lasciata al castello dai vari studiosi e archeologi che vi hanno trascorso del tempo alla ricerca di manufatti, la maggior parte dei quali è oggi visibile al museo medievale di Attimis. I tre piani del castello sono stati ricostruiti in legno e sono accessibili tramite scale. A chiunque vorrà visitare questo sito, ricordo che attualmente è sede di lavori di ristrutturazione da parte del comune di Attimis. La struttura dei piani è solida e consente l’ accesso a tutto l’ edificio. Tuttavia, infiltrazioni d’acqua e gelate invernali hanno compromesso la pavimentazione in alcuni punti quindi si consiglia molta prudenza e l’uso del sempre utile buon senso. Ad un tratto, il silenzio del castello viene rotto da un vociare. Due uomini scendono dal piano più alto dell’ edificio: si tratta di addetti ai lavori che ci guardano con un’ espressione stupita dipinta sul volto… forse anche dovuta al fatto che Alessandra è vestita con abiti medievali femminili. E’ lei che spiega la situazione: vogliamo solo fare un paio di foto al castello per il nostro sito. I due uomini si guardano perplessi e poi ci domandano: “Ma da che parte siete saliti al castello?” E noi: “Dalla strada del bosco” al che loro scoppiano a ridere e ci rispondono: “Ma non potevate salire dalla nuova strada asfaltata che abbiamo costruito? Così se dovevate portare su più roba facevate meno fatica.” In effetti non sarebbe male l’idea di far foto in armatura utilizzando il castello di Partistagno come location ma ora, con i lavori di ristrutturazione in corso, sarà un progetto rimandato a tempo indeterminato anche perchè non credo saremo così fortunati da incontrare ogni volta persone così gentili come i due signori che ci hanno sorpreso al castello. “Bon, Bon, ragazzi, fate quello che dovete fare ma state attenti che qui è un cantiere” ci hanno raccomandato e sono usciti dal castello. Noi abbiamo fatto le foto e poi siamo scesi sempre dalla strada del bosco verso il monastero e le nostre bici: missione compiuta! ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Il complesso edilizio del castello di Partistagno, collocato lungo la strada che conduce da Attimis a Faedis ( Località Borgo Faris), è ritenuto uno dei più suggestivi e attraenti luoghi fortificati medievali del Friuli. Il castello è impropriamente distinto in “superiore e inferiore”: in realtà è da considerarsi un organismo architettonico unitario costituito da più parti aggiunte in un lungo arco di tempo. Non si conosce la data della prima edificazione ma si sa che fu inizialmente proprietà dei conti d’ Attems e, in seguito, dei signori di Faedis ( poi detti di Cucagna); dal 1273 è nelle mani dei nobili che hanno assunto il nome di Cucagna di Partistagno. Nell’ ambito del XVI secolo il luogo viene abbandonato e inizia la sua lenta rovina. Sopravvive il nucleo sommitale costituito dalla torrre-mastio, dalla cappella nobiliare (con affreschi della seconda metà del ‘300), dalla cisterna e dal “corpo di fabbrica occidentale”: una serie di ampi vani destinata probabilmente alla residenza signorile. Fra le strutture della cerchia inferiore svetta il palatium, munito di eleganti bifore e sviluppato su tre piani. La sua costruzione potrebbe risalire alla fine del XIV secolo o all’ inizio del successivo; molti gli indizi che avallano quest’ ipotesi: la tipologia edilizia (“casa-forte” con funzione residenziale), i particolari costruttivi (la tipologia delle finestre, la decorazione interna con intonaco affrescato e il rivestimento del pavimento con “cocciopesto”), le vicende edilizie (la trasformazione dell’ interno in un ampio arco di tempo con la sua tripartizione tramite setti murari, il rifacimento degli intonaci, l’ apertura di porte e finestre, etc.). Elementi architettonici e tracce di arredo edilizio all’ interno offrono un’ idea dell’ originaria destinazione d’ uso dei quattro piani ( che, probabilmente, rispecchia quella degli interni delle torri residenziali): seminterrato (utilizzato per l’ immagazzinamento); piano nobile (o per la rappresentanza); piano residenziale (con meno finestre e munito di “nicchie lavabo”); soffitta (o piano di servizio). E’ stato appurato che il castello, da qualche anno oggetto di indagini condotte stratigraficamente dallo staff del museo, possiede strutture databili anteriormente al XIII secolo e che la torre-mastio, la cisterna e la ricostruzione dell’ edificio di culto risalgono ad un’ epoca collocabile tra la fine del XII e la fine del XIII secolo. L’indagine archeologica, la tipologia e l’ analisi della tecnica costruttiva dei muri della torre di Partistagno (conci lavorati e messi in opera in filari regolari), ci suggeriscono una datazione non anteriore al XII secolo. Un’ epoca in cui la torre del castello domina su tutti gli altri edifici castrensi e può non possedere più funzione residenziale ma solo di estremo rifugio. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Per raggiungere il castello bisogna da Attimis proseguire in direzione Faedis e, sulla sinistra, si scorgerà sul colle il castello. Sulla strada non ci sono indicazioni per il castello quindi bisogna esplorare un pò la zona per trovare la svolta a sinistra corretta. Comunque nelle vicinanze si trova anche un’ agriturismo e un monastero quindi trovare la strada non è impossibile. Trovata la zona lasciate l’auto e esplorate a piedi cercando con attenzione si trovano le indicazioni verso il castello.
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I castelli del friuli – Gronumbergo

Tra i castelli più inaccessibili che abbiamo visitato, merita senz’ altro il primo posto quello di Gronumbergo. La prima difficoltà sta infatti nel trovare il sentiero: è poco visibile e per raggiungerlo bisogna passare il ponte sul fiume Natisone, dopodichè fermarsi poco prima della casermetta dismessa e aguzzare la vista. L’ ingresso del sentiero è difficile da trovare e anche percorrerlo richiede attenzione poichè spesso si ha la sensazione di esserne usciti. I cartelli posti all’ ingresso del sentiero ti instradano nel fitto del bosco promettendoti di raggiungere la meta nel giro di 15-20 minuti. La camminata è piuttosto faticosa e il terreno è ricoperto di fango scivoloso. La vegetazione è talmente fitta che i raggi del sole non filtrano attraverso questo sbarramento verde: sperare di orientarsi guardando i ruderi del castello è pura utopia. Ad un tratto il sentiero sbuca su di una strada di ghiaia bianca che qualche metro più in basso svolta bruscamente verso destra scomparendo dietro la collina. Del castello nessuna traccia: non si capisce se il sentiero l’ ha superato o se bisogna continuare la salita. Dall’ altro lato della strada di ghiaia bianca, il sottobosco si apre lasciando intravvedere una possibile continuazione del sentiero. Non ci sono indicazioni: sarà dunque quella la strada giusta? Il castello sarà in cima a questa collina? Purtroppo si tratta di un falso sentiero: in realtà è il letto di un piccolo ruscello asciutto per la maggior parte dell’ anno. Noi ignari esploratori l’ abbiamo capito circa 20 minuti di salita dopo: non a causa della nostra “cittadina” ignoranza dei sentieri o dei letti di torrenti ma perchè posso assicurarvi che tra il primo tratto di percorso e il falso secondo, non ci sono evidenti differenze morfologiche. Decidiamo quindi di ritornare sui nostri passi e sbuchiamo nuovamente sulla strada ghiaiosa. Andando verso sinistra, si ritorna nel fitto del bosco; verso destra, il sentiero curva dietro la collina. Forse da lì si vedono i resti del castello. Ed è proprio così infatti: sul cocuzzolo della collina vicino svetta il corpo centrale della costruzione. In mezzo all’ erba fitta si intravvede un sentiero che scende dolcemente per poi risalire lungo il versante della collina. Bisogna fare attenzione perchè in certi punti il terreno frana: si incontrano infatti testimonianze di questo movimento del terreno nei corrimano crollati o nei guardrail rovesciati nei fossi più in basso. Le rovine sono circondate dalla vegetazione. All’ interno del corpo centrale dell’ edificio sono cresciuti alberi di media grandezza. Ci si chiede come abbiano fatto a erigere un castello in un luogo impervio come questo eppure le mura sono qui, ancora alte e imponenti a guardare il sole nel tramonto ormai da secoli. ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Il sito ospitò fin da epoca romana una specola a custodia della valle del Natisone, sulla strada che conduceva a Forum Iulii (Cividale), mantenendo la stessa valenza di controllo anche nelle epoche successive. Dal 1276 feudo dei signori omonimi, in séguito passò ai nobili cividalesi de’ Portis, che lo tennero fino al 1401, allorché, per via femminile, fu ereditato dai nobili Formentini. Nel 1776 fu acquistato dai Remondini, celebre famiglia di stampatori di Bassano che lo tennero per quasi un secolo. Nonostante l’abbandono e il degrado subentrati a partire dagli inizî del secolo scorso, i resti del castello si ergono ancora imponenti sulla pendice del monte Purgessimo, immersi in un lussureggiante ambiente naturale ricco di bellezza e di suggestione. Di grande interesse il fossato scavato nella roccia che proteggeva l’accesso, e le murature perimetrali, con paramenti esterni in conci accuratamente sbozzati e connessi tra loro, sulla cui sommità, in alcuni tratti, si intravedono ancora tracce della merlatura originale. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Comunque sia la prima difficoltà che si incontra nel raggiungere il castello sta infatti nel trovare il sentiero: è poco visibile e per raggiungerlo bisogna passare il ponte sul fiume Natisone, dopodichè fermarsi poco prima della casermetta dismessa e aguzzare la vista. L’ ingresso del sentiero è difficile da trovare e anche percorrerlo richiede attenzione poichè spesso si ha la sensazione di esserne usciti
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I castelli del friuli – Cergneu

Arrivare al castello di Cergneu, località Nimis, non è così facile come sembra. Benché i ruderi siano visibili dalla strada che attraversa il piccolo comune, il sentiero che li raggiunge non è così ben in vista. Una cosa importante da sapere: se chiedete indicazioni, la gente del posto sarà sicuramente ben disposta a darvele ma attenti a come ponete la domanda. Alessandra, infatti, chiedendo ad un gentil vecchietto che innaffiava i fiori: “Mi scusi, mi sa dire la strada per arrivare al castello ?”, si è vista dare indicazioni precise al centimetro che però ci hanno portati di fronte al ristorante “Al Castello”! D’altronde era mezzogiorno passato e il buon uomo avrà pensato che avessimo fame. Non tutto il male vien per nuocere, si dice, e così abbiamo approfittato del ristorante aperto anche a ferragosto per mangiarci un bel piatto di calamari fritti, che non sarà la specialità tipica di Cergneu ma era molto buono lo stesso ! L’oste, un uomo enorme ma gentilissimo, ci ha dato le indicazioni giuste per raggiungere le rovine. Il sentiero è di facile percorrenza e la salita non è troppo faticosa. In meno di 10 minuti si avvistano già le rovine del castello. Purtroppo il sito è oggetto di scavi e ricerche archeologiche e la maggior parte dell’area è coperta da teli. Questo però non ci ha impedito di fare alcune belle foto degli equipaggiamenti. ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Sorto forse su una precedente difesa romana, nel 1170 il castello fu donato al patriarca d’Aquileia da Voldarico marchese di Toscana. Nel secolo successivo, la giurisdizione passò ai signori di Savorgnano: i figli di Corrado, Detalmo e Pietro, acquisirono il predicato dal nuovo feudo cui si uniranno, nel Quattrocento, quelli di Brazzà inferiore e superiore; i resti del castello appartengono tuttora ai discendenti. Già nel 1521 il fortilizio è descritto come danneggiato; ciò avvenne probabilmente nel corso della contemporanea guerra tra Venezia e l’Impero ma forse anche in séguito ai disordini del giovedì grasso del 1511 e per il terremoto dello stesso anno. La posizione alquanto elevata e l’ormai decaduta importanza strategica, ne decretarono il successivo abbandono. I resti, ancora imponenti con la torre, il mastio e parte della cortina, si raggiungono percorrendo l’antica stradina castellana (con traccie dell’originale lastricato) attraverso la selva. Prima del castello, superato un suggestivo ponticello, si trova la chiesetta dei Santi Pietro e Paolo (in origine Santa Maria Maddalena), fondata nel 1323. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Partendo da Nimis per raggiungere il castello cercate la trattoria “Al Castello” è proprio sulla strada. Il sentiero che si inerpica verso le rovine si trova pochi metri oltre la trattoria sulla sinistra. E’ molto vicino alla strada e lo si può raggiungere a piedi in circa dieci minuti.
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I castelli del Friuli – Fagagna

I resti del castello di Fagagna sono situati su di una collina e sono facilmente raggiungibili in auto: c’ è infatti ampia possibilità di parcheggio su di uno spiazzo a pochi passi dai ruderi. I questa location si è deciso di fare le foto dell’ arco. I resti del castello sono ben tenuti e l’ affluenza di visitatori è piuttosto alta… forse dovuto anche al fatto che nelle vicinanze c’ è un’ osteria veramente bella! Noi ci eravamo portati il pranzo al sacco e non ci siamo fermati ad assaggiare le specialità del giorno (grigliata mista, per la cronaca) ma dalle cucine salivano verso il castello certi odorini deliziosi. Se qualcuno passa di là, ci sappia dire! ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Il castello è compreso fra i cinque donati nel 983 dall’imperatore Ottone II al patriarca Rodoaldo, posto in un sito d’alta valenza strategica fin da epoca romana, sfiorato dall’importante strada consolare che da Concordia portava ad Silanos. Fino all’avvento della repubblica veneta, nel 1420, il castello fu di diretto dominio patriarcale, governato a mezzo d’un gastaldo al quale si affiancavano i nobili habitatores che risiedevano entro i recinti castellani e che appartenevano a famiglie diverse. Proprio per la sua importanza, il fortilizio fu spesso assediato, coinvolto in lotte contro feudatarî locali o anche contro nemici “illustri” come Ezzelino da Romano, che lo espugnò per il tradimento di due habitatores nel 1250, i duchi d’Austria Rodolfo e Federico, e il re Sigismondo d’Ungheria. Descritto in rovina già poco dopo la metà del Cinquecento da Girolamo di Porcia, del vasto complesso rimangono alcuni tratti delle mura, le rovine di un torrione, la chiesetta castellana, l’alto campanile ricavato nella torre maestra e un piccolo fabbricato con parti medievali adibito a ristorante. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Anche qui bisogna cercare di risalire il colle in questo piccolo paese per trovare i resti del castello. Le rovine si possono raggiungere in auto essendovi un parcheggio nelle immediate vicinanze, anche se la strada è piuttosto stretta e irta.
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I castelli del Friuli – Zucco

I resti del castello di Zucco sono l’ultima tappa del nostro ferragosto medievale. L’idea originale era di visitare il castello di Soffumbergo ma una inaspettata deviazione stradale nonché il suggerimento di due persone a cui avevamo chiesto indicazioni (“Eh ma Zucco è più bello ? Quell’ altro castello sono solo quattro sassi ?”) ci hanno fatto optare per le rovine del comune di Faedis. Come quasi tutti i castelli del Friuli collinare, anche il castello di Zucco si raggiunge a piedi dopo un percorso abbastanza ripido di circa 15 minuti. I resti del castello presentano un maldestro tentativo di restauro: all’ingresso un grosso tubo d’acciaio spunta dal muro per andare a imbullonarsi sul pavimento, scale di pietra assolutamente non medievali salgono alle rovine dove la vegetazione ha ripreso il sopravvento sulla modernità portate dalla ristrutturazione. Il sito è diventato zona di pascolo per capire visti i numerosi escrementi presenti: un vero peccato considerata la bellezza della zona. Seguendo le indicazioni lungo il sentiero, è possibile raggiungere in una decina di minuti il castello di Rodingerio, posto sul colle sovrastante Cuccagna. Purtroppo era già quasi il tramonto e a malincuore abbiamo dovuto rinunciare a questa visita. Sarà per la prossima volta. ———————————- Informazioni tratte da Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia-Giulia. Il castello fu costruito dai signori di Cucagna e, assieme a questa rocca, costituiva un imponente sistema fortificato che iniziava dalla radice del monte con un piccolo avamposto e arrivava fino ad una difesa (risalente al 1248) sul più alto colle “qui dicitur Rodingerius”. Zucco fu abbandonato probabilmente fin dal Cinquecento, forse perché danneggiato a causa dei disordini e del terremoto del 1511 o anche per la posizione scomoda e non più indispensabile per le mutate esigenze difensive. Al castello, che da diversi anni ospita un seminario estivo internazionale di architettura medievale, si giunge ripercorrendo l’antico sentiero lastricato attraverso il bosco. La suggestione viene accresciuta dalla visione quasi cristallizzata del fortilizio, con gli ancora imponenti paramenti murarî e alcuni particolari difensivi tra cui le caditoie e la pusterla di accesso al mastio. Prima si può visitare la chiesetta castellana, edificata nel tardo Cinquecento da Gabriele di Zucco su preesistenze piî antiche; al suo interno la bella Madonna del latte tra i santi Giovanni Battista e Giacomo risalente al secolo XIV. ———————————- Visualizzazione ingrandita della mappa Per raggiungere il castello bisogna, raggiunta la località di Faedis, cercare la via dei castelli e fare attenzione alla propria sinistra in quanto, dopo una zona abitata, si trova uno stretto sentiero che si inerpica sul colle verso il castello, che non è visibile dalla strada. Fortunatamente il sentiero è segnalato ma non è esattamente facile individuarlo.
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