Sua maestà il Fomes Fomentarius

Sua maestà il Fomes Fomentarius

13/11/2020 0 Di Giorgio Fonda

Ho già avuto modo di scrivere in passato su come avviare un fuoco da campo con modalità consone per il XIV sec. utilizzando come esca un pezzo di stoffa arsicciata. Stoffa che avrebbe potuto essere utilizzata all’epoca come esca ma di cui non si trovano effettivi riscontri nel periodo. Il Fomes Fomentarius invece è attestato in una fetta molto ampia di storia come espediente per avviare un fuoco a partire da una semplice scintilla, basti pensare che faceva parte del corredo di otzi, l’uomo venuto dai ghiacci, e Castore Durante ne parla nel suo Herbario Novo, siamo nel 1500 inoltrato, proprio per prepararlo allo scopo di essere una buona esca da fuoco.

La teoria in proposito è corposa, ci mancava tuttavia la sperimentazione diretta fino ad ora. Tuttavia, complice il fortuito incontro con un magnifico esemplare di Fomes Fomentarius ben sviluppato, questo vuoto è stato colmato.

Il procedimento ed i suoi passaggi sono piuttosto semplici, serve solo avere lo spazio giusto e qualche accessorio. Il primo passo è quello di toglierlo dall’albero e nonostante un robusto coltello sarebbe stata più performante altra attrezzatura esattamente come il successivo passaggio: ridurlo a fette, semplice a dirsi meno a farsi, operazione impossibile con il già citato coltello e per la quale ci siamo dovuti attrezzare con un’ascia e abbiamo trovato come strumento d’elezione una bella roncola affilata.

A questo punto la sezione del fungo si presenta con due consistenze diverse, una più spugnosa composta da una sorta di struttura a tubuli ed una più fibrosa vicino al finissimo guscio superiore di consistenza totalmente lignea.
Dopo le successive sperimentazioni siamo arrivati ad una conclusione: l’unica parte che possa essere battuta è la parte di consistenza fibrosa poichè quella spugnosa si sfalda con estrema facilità.
Nel nostro fomes la parte spugnosa rappresentava la maggior parte del volume del fungo e abbiamo pensato fosse quella la massa da selezionare per i successivi passaggi.
Abbiamo quindi preso le fette della parte spugnosa e immerse in una soluzione composta in tre parti uguali in volume di acqua, cenere di faggio e urina per farcele bollire un paio d’ore.

L’urina contiene nitrato di sodio e nella cenere troviamo invece il nitrato di potassio, entrambi i composti hanno proprietà chimiche analoghe e il secondo tra i due, conosciuto anche come salnitro, è una delle componenti della polvere da sparo. Lo scopo del bagnetto bollente ha proprio quello di incorporare queste sostanze nei frammenti del fomes.

Tolte le fette dalla soluzione siamo passati direttamente all’arsicciatura, con l’aiuto di un recipiente metallico non a tenuta stagna. La cottura è stata un procedimento un po’ a tentativi in quanto le variabili da considerare erano diverse: lo spessore delle fette, quanto il recipiente fosse pieno, quanto caldo l’improprio forno a legna. Ogni tanto l’esca non era ancora ben arsicciata, altre notevolmente consumata, altre ancora ridotta a tizzoni ardenti ed inestinguibili.
Abbiamo però avuto successo più volte di quante si sia fallito ottenendo così l’esca da fuoco leggendaria, quei fonghi di cui scrisse Castor Durante “…che nascono ne gli arbori mantengono il fuoco cotti nella liscia, poi si asciugano, si battono, poi si ricuociono in acqua con nitro.”

Si, funziona. Il fungo così trattato ha bisogno solo di una flebile scintilla per trasformarsi in un tizzone ardente duro a morire. Non importa che trasferiate il calore in un ambiente umido su legnetti non perfettamente secchi questi piccoli tizzoni bruciacchiati faranno l’impossibile una volta avviati. Rispetto alla stoffa arsicciata che ha bisogno di una preparazione degli stadi meticolosa e lunga e follemente igrofobica qui siamo davanti ad un rituale per evocare un elementale del fuoco. A tal punto che è indifferente l’ordine del rituale: che voi pisciate, bolliate, battiate, selezioniate la spugna o la fibra o meno fintanto che si passa per l’arsicciatura il fomes fomentarius tiene fede al suo nome da meritato piromane.