Unità Motorie e preparazione atletica

Unità Motorie e preparazione atletica

10/08/2020 0 Di Giorgio Fonda

Vista la materia estesa e spinosa che abbiamo cominciato ad affrontare in un ciclo di video su youtube ho pensato di farvi trovare in forma scritta le stesse informazioni con qualche precisazione ed ampliamento aggiuntvo, oltre che la bibliografia. Nei prossimi giorni cercherò di completare il quadro facendo lo stesso anche per i video già pubblicati. Questo articolo quindi è collegato al  video sulle unità motorie.

So che apparentemente siamo alla deriva rispetto alle arti marziali storiche europee ma sono altrettanto certo che sia un percorso necessario per comprendere quali siano le modalità più remunerative per una appropriata preparazione atletica generale e speciale nelle arti marziali storiche europee.

Cerchiamo quindi di capire come venga generata la forza dai nostri muscoli e di sottolineare l’aspetto neuromuscolare troppo spesso messo in secondo piano rispetto ad una mitologia del rapporto tra ipertrofia muscolare e forza.

I muscoli scheletrici non sono un ammasso omogeneo di fibre, queste presentano delle differenziazioni morfologiche e fisiologiche. Queste differenze hanno portato i ricercatori a classificarle in diversi modi e uno degli approcci più comuni consiste nel classificare le fibre in base alla velocità di contrazione.

Abbiamo quindi fibre di tipo IA caratterizzate da contrazione lenta ed efficienti e resistenti alla fatica e hanno, grazie alla caratteristica densità capillare, all’elevato contenuto di enzimi aerobici e alla densità e dimensione mitocondriale, un’alta capacità di fornire energia aerobica. Hanno invece una risposta ed un potenziale limitato per quel che concerne lo sviluppo rapido della forza.

Fibre di tipo IIA presentano caratteristiche opposte, sono mediamente soggette alla fatica ma possiedono elevata ATPasi e potenza anaerobica. Di caratteristiche del tutto simili le fibre di tipo IIB ad eccezione per la resistenza alla fatica che si presenta estremamente bassa.

 

Le unità motorie (U.M.) sono composte da fibre muscolari di un unico tipo e si tende quindi a classificare anch’esse nello stesso modo con cui si categorizzano le fibre.

Nello specifico una Unità Motoria è caratterizzata da un motoneurone che si occupa di passare il segnale proveniente dal midollo spinale ed attivare la contrazione di un gruppo omogeneo di fibre muscolari.

Il nostro organismo può quindi gestire la variazione o la gradazione della forza al fine di eseguire movimenti fluidi e coordinati. Se una U.M. viene attivata una volta, la contrazione che ne deriva non produce una grande quantità di forza. Tuttavia se la frequenza di attivazione viene aumentata al punto che le forze delle contrazioni cominciano a sommarsi, la forza risultante che viene sviluppata dalla U.M. è molto superiore. L’espressione di forza dell’intero muscolo è intensificata attraverso l’incremento nella frequenza di attivazione delle singole unità motorie. Altro modo per modulare la produzione di forza è quello di coinvolgere più U.M. in un processo noto come reclutamento.

Il reclutamento delle U.M. , ovvero l’attivazione e la disattivazione, è guidata dal principio della dimensione che si basa sulla relazione tra la soglia di reclutamento e la forza di contrazione. Il che significa che prima del reclutamento di un’unità motoria ad alta soglia vengono attivate in sequenza tutte le U.M. che presentano una soglia inferiore.

Ad esempio, sarebbe molto difficile per un atleta produrre sufficiente velocità angolare e potenza per ottenere massima velocità nell’atto di un affondo se dovesse attivare tutte le unità motorie lente prima di quelle veloci. Dal momento che il tempo compreso tra il movimento di preparazione e l’azione è spesso inferiore ai 0,4 secondi, non vi è tempo sufficiente per attivare tutte le unità motorie secondo il loro ordine per eseguire un movimento di tipo esplosivo. Esiste quindi la possibilità di un reclutamento selettivo da parte dell’atleta, tramite esercitazioni di tipo pliometrico o balistiche ad esempio, che può quindi inibire le fibre a contrazione lenta e di reclutare al loro posto U.M. a soglia più elevata.

Tra i fattori neurogeni, quello che subisce i primi adattamenti all’allenamento della forza massimale è quello relativo al reclutamento di nuove unità motorie (reclutamento spaziale) Successivamente con l’allenamento migliora la capacità di reclutare sempre più unità motorie nel medesimo tempo (reclutamento temporale).

La capacità di emettere impulsi di stimoli ad alta frequenza è l’ultima fase di miglioramento del sistema nervoso. Quest’ultimo adattamento ci porta ad un altro meccanismo di produzione della forza: la sincronizzazione. La sincronizzazione la possiamo definire come la capacità di reclutare tutte le fibre nello stesso istante. Quindi la sincronizzazione ci porta ad un ulteriore miglioramento della forza e soprattutto al miglioramento della forza esplosiva in quanto non porta ad un aumento della forza massima ma ad una capacità di sviluppare forza in tempi più brevi.

L’incremento di forza che un muscolo ottiene dopo un periodo di allenamento, è dovuto a adattamenti e modificazioni inizialmente della parte neurale e solo in seconda battuta della parte miogena. Questi miglioramenti portano ad un diverso rapporto tra forza sviluppata ed attività elettrica prodotta dal sistema nervoso centrale. Un decremento di questo rapporto dovuto ad una riduzione dell’attività elettrica ed un aumento della forza evidenzia un fenomeno definito efficienza neuromuscolare.

Possiamo quindi concludere che per il tipo di azioni specifiche richieste dalle arti marziali europee sia necessario confrontarsi con l’allenamento con i sovraccarichi nella preparazione atletica generale e speciale ed è necessario centrare adeguatamente il livello di stimolo per promuovere i corretti adattamenti neuromuscolari e metabolici.

-Bibliografia-

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