Viaggio a – Gualdo Cattaneo 2018

Ovvero

Come dimenticarsi i pali per la tenda e farla franca

Venerdì 31 agosto dell’anno 2018 la SeptemCustodie, nella sua veste rievocativa, è partita in viaggio verso Gualdo Cattaneo, paesino sperduto nell’Umbria dove: i caffè costano novanta centesimi, c’è una discoteca all’aperto ed i tornei si fanno sul marmo.

Dopo un lungo ed estenuante viaggio di sei ore, i sei eroi offertisi volontari per compiere quell’impresa eroica si accorsero di una cosa: i pali da tenda erano stati dimenticati nel TdT: sala di ritrovo dell’associazione dove, se si guarda attentamente, si riesce a scorgere del pulito tra tutta la polvere.

Dopo che il presidente, affranto ed incazzato come una mina, aveva rivolto parole poco amichevoli ad una qualche divinità non ben specificata e minacciato gli altri membri di rimandarli a Trieste a calci, il tesoriere ebbe una brillante idea: chiedere dei pali in prestito.

Per fortuna i pali ci furono prestati, e così, con altrettanti improperi e velate accuse del presidente sul quoziente intellettivo dei compagni, le tende furono montate; una, quella a cono, senza alcun problema, quell’altra, per la quale ricordo dovemmo chiedere dei pali, con un po’ più di fatica. Una volta compiuta questa eroica impresa che servì a far raffreddare il presidente, arrivò l’ora di cena dove, tra un brindisi e l’altro, il nostro tesoriere si esibì in una rappresentazione magistrale de “La morte di Marat”. Un paio di ore dopo strisciava per l’accampamento con la lancia come sostegno; se a causa di una ferita inflittagli da un crudele nemico, o se a causa del mal di testa, lo lascio decidere a voi.

Il secondo giorno si sistemò la tenda al ridosso della collinetta ad essa adiacente; questo portò notevoli miglioramenti: come il maggior spazio, l’evitare di inciampare nei picchetti, e lo scoprire che il socio Annavini, quando impreca a causa dei “Picchetti si Satana”, bestie schifose che si incastrano nelle radici, lo fa con un delizioso accento romano. Nella tarda mattinata ci si dette allo shopping selvaggio nel quale, grazie ai fondi cospicui dell’associazione, il presidente ed il vicepresidente acquistarono due capi di vestiario di pregevole fattura.

Il presidente acquistò un farsetto verde che “Sta benissimo sul mio fisico da indossatore”, il vicepresidente invece acquistò un cappello arancione che, per quanto notevole, allo scrittore dell’articolo non ricorda altro che il becco di un uccello.

Nel pomeriggio, dopo un lauto pasto, si assistette al torneo dei fanti al quale, purtroppo, nessuno dei nostri partecipò.

Gli organizzatori, successivamente, consegnarono al nostro vicepresidente nonché cuoco, gli ingredienti necessari per una zuppa di primo ordine che, una volta preparata, fu mangiata in pochi minuti da tutti i membri della spedizione.

L’ultimo giorno il torneo dei cavalieri ebbe inizio: gli araldi incantarono la folla con le eroiche gesta dei cavalieri che servivano, le spade scintillanti cozzavano nell’aria, le lance si spezzavano e gli scontri proseguivano a mazzate… ma questo accade quando si gioca a For Honor (mannaggia alla Ubisoft).

Purtroppo a causa della pioggia, e delle scelte organizzative (Vi ricordate che volevano fare il torneo sul marmo? Ecco…), il torneo venne cancellato e noi, una volta smontato il campo, tornammo a casa sul furgone noleggiato intonando il sempreverde “Batmetal”.

Questo viaggio a Gualdo Cattaneo mi ha insegnato parecchie cose.

La prima: il mio cavaliere non regge il Tavernello.

La seconda: il presidente se ti dimentichi qualcosa ti da 12 secondi per trovarne un’altra.

La terza: la paglia punge.

La quarta: questi viaggi di rievocazione, se fatti in compagnia con amici, offrono una sana dose di divertimento e svago; se la stesura di questo articolo è stata possibile lo si deve a cinque fantastici personaggi che, insieme a me, hanno attraversato mezza Italia per andare in un città che, per pochi giorni, era un posto magico.

 

Detto questo, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine; spero di scrivere altri articoli come questo nei prossimi mesi (o anni) e mi auguro che vi sia piaciuto leggere queste parole.

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