L’ Ussaro di SPES contro tutti

Poco più di un’anno fa vi raccontavo della Leon Paul e della loro linea per la scherma storica denominata “Titan”. Adesso invece parliamo della SPES e dei prodotti “Hussar” e si può anche approfittare per una riflessione di più ampio respiro sugli equipaggiamenti per le Arti Marziali Storiche Europee. La SPES è stata senz’altro tra le prime ditte ad aver accolto la crescente richiesta di protezioni pensate per la scherma storica mutuando inizialmente materiali e know how delle imbottite senz’altro note a chi non è nuovo  all’ambiente rievocativo. Uno dei loro prodotti di punta la “Axel Petterson” ha ripreso la struttura a grande assiette che caratterizza, ad esempio, lo jupon del Principe Nero; ha aggiunto qualche acccorgimento come il risvolto nel collare per arrestare le punte e delle buone cuciture e hanno fatto della A.P. un ottimo prodotto che ancora adesso ha ragion d’essere anche grazie ad un costo affrontabile.

La Leon Paul con il suo Titano ha aperto la strada, non a caso è il risultato di una collaborazione tra SPES e Leon Paul, ad una serie di prodotti, anche di altri marchi come PBT, Neymann, la nostrana Gajardoni. Negli ultimi due anni queste ditte hanno appunto proposto prodotti con materiali e soluzioni specifiche per soddisfare la richiesta del mercato delle HEMA. Difficile fare un confronto tra tutte le loro proposte poichè non è così semplice provare di prima mano i molti prodotti che ogni marchio propone. Bisogna tenere anche in mente che l’argomento protezioni ha anche un certa discrezionalità, non è semplice definire una soluzione univoca e le declinazioni personali sono molte. Di sicuro ci sono degli standard di sicurezza sui materiali, mutuati dalla scherma olimpica, che parte della comunità HEMA più attiva sul fronte competitivo e torneistico ha sempre considerato come un riferimento importante, se non determinante, nella qualità delle protezioni.

La scherma olimpica, sulla scorta di esperienze di incidenti anche mortali, ha definito degli standard per tutti i loro equipaggiamenti tra cui quello per le divise. Il tessuto con cui sono realizzati questi indumenti, spesso definito impropriamente tessuto anti-taglio, è rigorosamente verificato tramite dei test codificati contro la sua perforazione. Il carico di perforazione è definito come il massimo valore di impatto registrato dalla sonda prima che il campione di tessuto sia perforato ed è espresso in Newton, ovvero la forza necessaria per imprimere ad un chilogrammo di massa un’accelerazione di un metro al secondo quadrato.  I test sono condotti su campioni del tessuto con cui poi verrà realizzato il capo tecnico in questione, e vengono definiti nel dettaglio tutti gli aspetti del test: la forma della sonda, il materiale di cui è fatta, la velocità minima a cui deve viaggiare e persino la temperatura ed umidità relativa dell’ambiente in cui è condotto il test. Per i curiosi parliamo di 20-25° al 50-55% di umidità. Si anche io mi domando quanto possano cambiare i Newton supposti del tessuto di quelle povere divise indossate da un accaldato e sudante schermidore .

Inoltre una commissione medica dedicata ha definito le parti vitali da proteggere dalla perforazione e parliamo prevedibilmente del collo, dell’ascella della mano armata, del cuore, dell’addome e dell’area pelvica.

Infine è definito anche l’aspetto dell’etichetta di qualità, per cui possiamo presumere che se un produttore appone un cartellino con il suo logo ed i newton del manufatto  ma senza seguire nella composizione dell’etichetta gli standard FIE o non ha eseguito dei test ufficiali o pur avendoli fatti il capo non è omologato per salire in pedana olimpica o, ancora, altri scenari più spiacevoli che lascio all’immaginazione del lettore.

A questo punto, tralasciando tutta una serie di supposizioni potenzialmente suffragate da esperienze e opinioni personali, c’è da chiedersi quale sia la reale necessità che la divisa FIE sia realizzata con un tessuto che abbia almeno 800 Newton? Cosa rappresentano esattamente questi benedetti 800 Newton? In sostanza sono paragonabili ad accellerare per tre decimi di secondo un chiodo da 3mm di diametro dal peso di mezzo chilo alla velocità di 20 Km/h e la vostra tutina magica non verrà bucata trattenendo l’infame ferro da calza ed evitando che raggiunga parti vitali. Il vero problema è se questo modello teorico sia o meno calzante per le HEMA. Gli strumenti che utilizziamo hanno masse considerevoli, se paragonate alle armi standard da pedana,  ed hanno anche sezione, flessibilità e resilienza non comparabile. Bel casino. Inoltre gli 800N possono scongiurare la perforazione e quindi il caso potenzialmente più letale ma non garantisce affatto da una serie di menomazioni più o meno gravi dal livido alla rottura di qualche osso.

Quindi è piacevole che finalmente da una imbottita sudicia e poco pratica inizino ad essere presenti nei cataloghi dei produttori delle giacche tecniche sotto steroidi con soluzioni mutuate dalla scherma olimpica come appunto la Hussar.

Ordinare la Hussar da parte di Spes è stato abbastanza piacevole: l’ordine è stato recepito e comunicato in itinere senza che dovessi eseguire alcun sollecito, unico neo il tempo di attesa per la produzione del capo che sebbene dichiarato a priori è comunque noioso trantandosi di quasi 3 settimane. La spedizione è stata celere e precisa oltre che tracciata anche se credo sia il minimo per una spedizione da 30€.

Nell’aprire il pacco è stato piacevole trovare un po’ di materiale pubblicitario della SPES assieme a dei biscottini di panpepato, un panno in microfibra con stampata una vignetta umoristica, ed una lettera di ringraziamento per l’acquisto. Sciocchezze che fanno capire che la SPES ha un buon customer care o quantomeno è consapevole di come funziona il marketing.

Parliamo della giacca: la prima cosa che colpisce è il peso piuttoso cospicuo se paragonato alla Titan. Ma parliamo di concezioni veramente diverse: nella giacca di casa Leon Paul abbiamo davanti una giacca da scherma olimpica con degli inserti aggiuntivi più qualche imbottitura ed un taglio ad hoc. La Hussar è completamente imbottita con un nuovo materiale alveolare ed ha inoltre degli spessori in materiale semirigido nelle parti considerate critiche. L’avanbraccio della Hussar ha anche degli inserti rigidi oltre che le imbottiture. Il gomito è protetto dal guscio esterno in plastica dura che ricorda, nella forma, le cubitiere delle armature o integralmente alcune protezioni da motocross o da divise tattiche militari. Il primo impatto è che la giacca sia piuttosto overkill, impressione rinforzata dalla rigidità dovuta all’indumento nuovo e che ha bisogno di qualche ora di rodaggio e di molto sudore. Il collare è molto comodo oltre che chiudersi perfettamente. Il doppio petto con la duplice zip e gli inserti fanno si che la porzione anteriore del torace sia davvero spessa oltre che con 1600 Newton teorici. Il che porterebbe in una ristretta regione frontale tra sterno e clavicole e sotto il bavero della maschera  CEN-LEVEL2  a 3200N senza considerare la protezione aggiuntiva della soluzione che preferisco ovvero la Trinity, sempre SPES. I dettagli delle cuciture e gli accorgimenti per stringere al polso e ai fianchi la giacca sono molto apprezzabili e ben realizzati. Il taglio sartoriale è paragonabile a quello della Axel Petterson sempre SPES o a quella della Titan Leon Paul e permette di alzare le braccia senza che la giacca si alzi di manciate intere di centimetri, ricorrendo alla regolazione in vita questa escursione viene praticamente annullata.

I difetti della Hussar mi sembrano essere il peso e l’ingombro che sono ovviamente bilanciati da una protezione molto efficace. La mobilità probabilmente migliorerà notevolmente con l’uso assiduo appena si ammorbidirà un poco. Ed infine parliamo del costo apocalittico: è addirittura più alto della challenge jacket 800 Newton prodotta da Gajardoni anche se di pochi euro. La giacca di Gajardoni sembra molto performante e adotta soluzioni diverse rispetto alla Hussar ma per entrambe potremmo fare una riflessione: le altre giacche per poter essere usate in competizioni hanno bisogno di protezioni aggiuntive per braccio e gomito oltre che una corazzina da scherma da indossare sotto per avere i fatidici 800 newton e bisognerebbe contemplare circa 100€ di equipaggiamenti aggiuntivi. Quindi queste soluzioni non possono dirsi veramente complete e personalmente ad oggi non sono mai riuscito ad indossare le protezioni aggiuntive per le braccia pensando a quanto fossero comode. Quindi per me il modo in cui si comporta il braccio, assieme ai miei pro-gauntlet… (scherzavo volevo vedere solo se avete letto con attenzione fino a qui :D)… dicevo assieme ad i miei sparring gloves, è decisamente piacevole, non ho più quella spiacevole sensazione di costrizione del polso ed ingombro del braccio.

hussar_spes_03

La hussar si comporta bene anche se è drammaticamente calda, indossarla con la trinity spes è un po’ rognoso e riduce la mobilità della testa a causa del collare molto ingombrante, se fosse stato alto un centimetro e mezzo in meno sarebbe stato meglio. Il gomito è abbastanza funzionale anche se preferirei non fosse prono ad intrappolare punte sotto di esso con potenziale rischio di rottura, almeno sulla carta questo aspetto mi sembra meglio risolto dalle soluzioni adottate nella challenge di casa Gajardoni. Siccome cucire la toppa 7c sulla manica è stato un delirio direi che sarebbe carino se ci fosse un settore di velcro predisposto per attaccare e cambiare in modo semplice e veloce delle toppe, potrebbe essere anche pratico in ambito torneistico per sostituire facilmente il riconoscimento colorato dei contendenti e facilitare le operazioni arbitrali.

Infine se vi capita di indossare la Hussar vi consiglio di parlare con una voce molto roca, vi sentirete come Ben Affleck mentre prende a calci Superman, ma durerà poco: giusto il tempo di venire colpiti da uno zornhau.

Tag: ,

CommentLuv badge

line
footer
Powered by Wordpress | Designed by Elegant Themes