Come riatto l’arnese – ventaglia

Dopo aver risolto cerniera e sospensione dell’elmo ci si dedica alla ventaglia vera e propria. Nel mio caso, essendo un cavaliere limitato dal budget, ho pensato di riadattare una cotta di maglia ed un camaglio entrambi realizzati con anelle ID8 (che sta per diametro interno 8 millimetri) chiuse tramite rivetto. Questo tipo di cotta è storicamente attestata ed ha qualche vantaggio rispetto alla più “quotata” in ambito rievocativo ovvero le anelle piatte e chiuse con il grano d’orzo o cuneo che dir si voglia.

Apriamo quindi una parentesi sulle cotte di maglia. La tipologia ad anelle piatte e schiacciate, anche nella nuance intervallata da anelle solide, è certamente frequente tra i reperti a cavallo tra il XIV ed il XV sec. e diciamocelo: è drammaticamente sexy. Purtuttavia il modo in cui viene realizzata ai nostri giorni tende a produrre anelle dai bordi accuminati, dettaglio abbastanza logorante per i supporti tessili sottostanti, ed un aspetto abbastanza industriale oltre che, nelle produzioni di qualità più bassa, anelle abbastanza fragili. Personalmente ritengo che, a meno di un ottimo artigiano di mezzo, ci sia comunque bisogno di un ciclo di smerigliatura dentro un barile rotolante con sabbia di quarzo e successivamente la brunitura. Questo processo di colorazione superficiale del metallo è in grado di proteggere la cotta dall’ossidazione. Il sudore con cui le anelle entrano in contatto è un facilitatore per i processi ossidativi ed una buona brunitura allunga certamente la vita operativa, e l’estetica, di una cotta di maglia. Come logica conseguenza avere una buona cotta ad anelle piatte e brunite non è per niente semplice. Quindi le mie scelte hanno tenuto conto del budget, della storicità ed anche della quantità di manutenzioni che si renderebbero necessarie.

Primo passo è la realizzazione del cartamodello per la parte in cuoio della ventaglia, quella che si connette all’elmo. Con dello scotch di carta ed un pennarello ho realizzato il cartamodello che una volta tolto e attaccato su un foglio di carta ha subito qualche modifica per aumentarne la simmetria complessiva. Tagliate le finestrelle è stato ripresentato sull’elmo e modificato nuovamente per assicurarmi che si riuscisse a togliere e mettere sull’elmo. A questo punto mi sono procurato del cuoio di 3 o 4 mm e ho trasferito il cartamodello sul cuoio per tagliarlo e forarlo seguendo la traccia. Consiglio di confrontare in continuazione sull’elmo la pezza di cuoio mentre si aprono le finestrelle per aver la certezza della posizione dei fori oltre che delle loro dimensioni. La pezza di cuoio dovrebbe adeguarsi sull’elmo con un minimo di sforzo, come fosse un bottone che deve passare attraverso un’asola nuova.

Sono passato a segnare le altezze dei fori sul perimetro con l’incisore e successivamente ho realizzato i fori con la forchetta, quelli sulla curvatura li ho ottenuti con il punteruolo usando sempre le stesse distanze della forchetta. Ho tagliato una striscia di cuoio sottile (circa un millimetro di spessore) alta 22 mm per cucirla su tutto il bordo dopo averla preventivamente marcata e forata con gli stessi metodi. Filo di lino cerato e punto del sellaio con il doppio ago, e tanta pazienza.

Ho scoperto che la cucitura sul perimetro ha reso la pezza più rigida e tornare a metterla sull’elmo è diventato più difficoltoso di prima. Fortunatamente, dopo molti tentativi e metodi fantasiosi, ho impiegato un chiodo come fosse un calzascarpe e si è rivelata una soluzione fantastica, semplice e pratica.

Ho misurato attentamente l’infula imbottita ed ho riportato le misure sul camaglio segnandolo con un filo e grazie a questo riferimento ho tagliato le anelle con un tronchese a doppia leva ottenendo così la ventaglia dal camaglio che avevo a disposizione.

A questo punto si è reso necessario cucire la ventaglia alla pezza di cuoio. Ho scelto quindi di fermare la ventaglia alle estremità e al centro della cucitura, all’altezza degli occhi e dietro l’elmo per capirsi, e poi ho fissato le anelle nuovamente al centro delle due metà che si erano formate. In seguito con pazienza ho fissato saldamente con una buona cucitura le anelle nei quattro spazi che si sono formati. Il procedimento è un po’ macchinoso ma dovendo calibrare le distanze tra i punti della cucitura e il numero di anelle con altri metodi avrei corso il rischio di ritrovarmi la ventaglia cucita in modo assimmetrico o con porzioni di anelle tirate ed altre troppo ravvicinate. In questo modo il risultato è stato omogeneo e senza intollerabili assimmetrie.

Una volta cucite le anelle alla pezza di cuoio questa è diventata tremendamente rigida, ancora più di prima. Così rigida che i fori non corrispondono più con i fermi sull’elmo, per fortuna il chiodo/calzascarpe risolve tutto. Altrimenti avrei dovuto rifare diversi di questi passaggi e sicuramente avrei fatto i fori a questo punto della scaletta di lavoro e non prima.

Anche se il lavoro non è completo mi concedo un helmselfie prima di passare alle successive fasi che sono sostanzialmente la cucitura delle anelle all’infula imbottita e…

Mentre cerco in laboratorio qualcosa trovo una boccetta di tintura ad alcool per cuoio blu quasi finita ed ovviamente penso, adesso, a tingere la pezza in cuoio. Ovviamente la tintura non basta per una seconda mano, per cui dovrò procurarmene altra, ma soprattutto tingerla con le anelle attaccate è piuttosto noioso. Voi fate come si dovrebbe, tingetela prima di cucirla! Inoltre fate un provino su un avanzo di cuoio… la mia pezza adesso è a chiazze violacee e lucide. Procedo quindi a grattarla con il lato ruvido di una spugna per piatti imbevuta di alcool denaturato. Sorprendentemente il rpocedimento funziona: la tinta assume un colore blu opaco omogeneo.

Passare il filo di ottone per fissare la ventaglia ha richiesto un po’ di pazienza e di tempo, mi sarei aspettato che il filo si rivelasse meno riottoso in qualche passaggio. Ho dovuto provare con diversi approcci per trovare la soluzione più funzionale e non sono certo di averla trovata sebbene alla fine sia riuscito ad installarla al suo posto.

E qui siamo arrivati, evito di tediarvi con gli ultimi, alla fine piuttosto semplici, passaggi mancanti: cucire le anelle all’infula imbottita ed eliminare gli eventuali eccessi di anelle. Anche perchè, per quanto semplici, questi procedimenti sono, relativamente, lunghi e lavorandoci una o due ore ogni 15 giorni rischio di farvi leggere l’articolo finito al prossimo disgelo. Quindi mi riservo di aggiornarlo con le foto dell’elmo finito quando riesco ad ultimare questi passaggi e magari nel frattanto decido se modificare o semplicemente completare la visiera.

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