Societas Duellatorum – Verona 2016

Sabato 16 aprile si è svolto a Verona un nuovo incontro con la Societas Duellatorum, il workshop intitolato “4 ore per 4 entrate: il gioco stretto di Fiore de’Liberi” è stato organizzato dalla Compagnia Del DoppioSoldo e curato da Simone Morbioli e Mattia Boscaini.

Ho partecipato a diversi workshop Fiore de’ Liberi (detto il Flos dagli amici), ma tutti vertevano sul provare una serie di tecniche di una certa arma in una certa condizione. Stavolta l’approccio è stato differente.
Mattia, Simone e gli altri della DoppioSoldo hanno pensato di presentare una delle chiavi articolari e alcuni principi di cui il manoscritto è imbevuto facendoli provare su ben quattro armi diverse.

Dopo un rapido riscaldamento c’è stato un ripasso completo di spiegazione sul passeggio del Flos, una parte tecnicamente importante del nostro viaggio nel suo sistema. L’uso di passi e cambi di fronte decisi e stabili sono la base per esprimere la forza irresistibile richiesta dal maestro friulano.
La prima applicazione di questo principio è stato applicato nel combattimento disarmato, trasformando un tentativo di aggressione con presa al collo in una presa al braccio effettuando un controllo con una pressione al gomito. Il risultato finale è l’atterramento ma nei casi più critici anche la rottura dell’arto. L’intervento della mano sinistra potrebbe salvare l’attaccante da una brutta fine – ma è una questione di esperienza e riflessi.

Dopodiché passando alla daga si è andati a vedere come la posizione dei piedi sia ancora più rilevante, dimostrando come un piede dentro o fuori la linea di attacco possa essere notevolmente influente per riuscire a soverchiare la difesa opposta dal braccio dell’avversario. L’applicazione a quel punto da parte del difensore di una leva interna sul gomito toglierà la dominanza della mano armata e confinerà l’attaccante in una brutta situazione. Certo, se si riesce ad afferrare in tempo con la sinistra la propria daga la situazione creatasi potrà essere ancora recuperata dall’aggressore.

Le prime due ore del workshop sono volate, proprio come i partecipanti più intraprendenti: più di qualcuno ha voluto provare con avversari non solo di pari stazza ma anche più impegnativi sia per la mole che per la forza, cosa che rende tutto più impegnativo. Femmine o maschi che fossero, giovani o ‘veci’, preparati o esordienti, i partecipanti hanno dimostrato tutta la propria buona volontà in ogni esercizio. Arrivati alla pausa pranzo ci siamo ritrovati a poter godere del bar interno della palestra, mettendolo letteralmente sotto assedio per alcuni minuti.

Questo break mi ha permesso di avere i primi feedback dei miei compagni d’avventura: Davide Fegez, Eis Annavini e Francesco Colussi. Tutti si sono ritrovati a essere piuttosto divertiti dall’esperienza e si sono buttati a piene mani nel particolare balletto generato dal continuo cambio di coppie degli esercizi.
Per quanto riguarda il sottoscritto, mi sono divertito parecchio, ma al di là del mero enjoyment personale, ho potuto constatare che il workshop è stato valido e stimolante. Come ripeto spesso, apprezzo anche la possibilità di poter uscire dalla solita routine che la Sala d’Arme tende a creare, in quanto pur sempre costituita dagli stessi elementi.

Finita la pausa siamo passati alla spada a due mani. Per dovere di cronaca c’è da dire che avremmo dovuto portare delle spade diverse dalle federschwert per poter provare l’esercizio nella sua interezza, ma il poter provare con alcune scambiate sul posto ci ha permesso comunque di capire alcune differenze e accorgimenti che è necessario prendere in considerazione. La presa in questo caso era piuttosto elaborata nella preparazione: richiede di attirare l’avversario in un situazione per cui si ritrovi a colpire, in modo poco prudente e corto. A questo punto il difensore accoglierà la lama in un legame alto creandosi un varco dove far passare in un secondo momento la sua mano sinistra. Il movimento di arresto a questo punto si trasformerà in un deciso avvicinamento che consente anche di infilare nell’apertura il braccio agendo con la mano sinistra sul gomito del braccio destro dell’attaccante ottenendo la dominanza su di esso.

Arrivati quasi alla fine del workshop ci siamo imbattuti nella lancia, un’arma notevolmente più difficile da inserire in un contesto di lotta. Si tratta in questo caso di un riadattamento a scopo didattico di una tecnica di azza. Il movimento di entrata è risultato molto veloce e ricco di dettagli tanto da richiedere forse molta più coordinazione delle altre azioni con le altre armi, ma nel momento della presa di chiusura si è visto che viene richiesta soprattutto stabilità e forza.

Finito il workshop abbiamo potuto cimentarci negli sparring con nuovi e vecchi amici, ma francamente dopo quattro ore di prese di lotta le energie erano decisamente poche. Finito di constatare che l’ora era tarda abbiamo ringraziato l’organizzazione per il bell’evento e sfiniti siamo andati alle docce.

Riassumendo un altro grande evento della Societas Duellatorum come al solito ottima occasione per poter provare qualcosa che spesso esula dalle nostre attività di Sala d’Armi, ma non solo, anche semplicemente per poter avere a che fare con volti ed esperienze diverse.

Foto di: Lara Ortolani e Clizia Buniotto

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