Dal ritrovamento alla replica, un anello come caso studio.

Molti rievocatori passano il proprio tempo spulciando archivi digitalizzati di codici miniati, affreschi o cataloghi museali: è un modo per scoprire dettagli poco conosciuti, per ricostruirli o riproporli in un secondo momento, passaggi che rendono questa attività piuttosto variegata e multidisciplinare.

Tutto parte da una di queste esplorazioni su https://finds.org.uk. Si tratta del “Portable Antiquities Scheme website” il sito online di un ente che raccoglie e registra i ritrovamenti fatti dalla gente nella loro quotidianità sul suolo inglese e gallese. La mastodontica struttura estende la sua presenza sul territorio inglese e collabora con il British Museum. Immaginate: andate a farvi una passeggiata domenicale sui campi, pazienza se avete con voi anche un metal detector, e se inciampate su qualcosa di valore pecuniario e/o storico contattate il PAS, lo registrano e ve lo restituiscono. Poi siete liberi di venderlo tramite Sotheby’s a New Bond Street e diventare ricchi o, perchè no, appendervelo sopra il camino assieme ai vostri trofei di caccia. Mentre al resto dell’umanità rimane traccia del reperto e della sua collocazione cronologica e diventa un elemento di indagine storica per i più svariati campi dello scibile umano. E qui torniamo al caso specifico ovvero un anello. Nella rievocazione storica gli anelli che sono reperibili dai vari rivenditori sono generalmente anellini di lega con una pietra dura che rispettano abbastanza fedelmente i castoni più frequenti e semplici che si trovano diffusamente anche come reperto. Probabilmente oggetti analoghi all’epoca avrebbero potuto rappresentare un gioiello appannaggio di ceti abbienti se non nobiliari, purtuttavia al giorno d’oggi sono praticamente paccottiglia venduta a basso prezzo.

Tra i reperti però si possono trovare anche meraviglie come questa qui accanto (Williams, D (2007) SUR-085774: A MEDIEVAL FINGER RING Web page available at: https://finds.org.uk/database/artefacts/record/id/198237 [Accessed: 18/mar/2016 14:34:20]), la cui descrizione, tradotta dal catalogo del PAS lo definisce come un anello in argento placcato oro di un gener comunemente conosciuto come anello a staffa. L’anello che è attualmente leggermente distorto è decorato con losanghe complete e parziali in bassorilievo ciascuna riempita da punzoni anulari. I solchi sono riempiti con niellatura (solfuro d’argento), ad oggi parzialmente mancante, che avrebbero avuto l’aspetto di bande grigie. La superficie interna è liscia. L’anello ha un castone prominente per un granato o un’ametista.

Stregato dalla sua sconvolgente bellezza e modernità ho pensato quindi di provare a farne fare una replica. E qui è partita una ricerca su chi avrebbe potuto realizzare un simile lavoro. Il problema è che i gioiellieri, almeno nella mia città, non sono propensi a sfide simili. Solo se possono ricorrere a laboratori specializzati per un taglio laser, uno stampo in cera persa a partire da un master o un budget stellare c’è margine per la commissione. Le tecniche adottate per rifiutare la commessa in genere fanno parte del repertorio dell’esercente triestino medio: procrastinare, sviare e mettere le mani avanti. L’unica salvezza la si trova in quegli, ormai rarissimi, artigiani che conservano ancora la passione del propro lavoro. Mi sono rivolto quindi a Bencivenga Roberto, gemmologo, con un piccolissimo negozietto in Via Rossetti 7/1, Trieste. Uno a cui brillano gli occhi mentre esibisce la propria collezione di gemme rare e che si entusiasma a parlare delle lavorazioni uniche e particolari di cui conserva dei campioni in esposizione.
Ho scelto quindi di realizzare l’anello in oro riutilizzando alcuni rottami di collanine ed anelli che non venivano più indossati, ho dato mandato a Roberto per trovare un granato ed una ametista del giusto taglio e della corretta caratura e gli ho sottoposto le immagini tratte dal PAS. Abbiamo poi optato per una finitura anticata che desse la possibilità di avere un’aspetto simile alla niellatura dell’originale. Alla fine sono stati realizzati due anelli diversi solo per la dimensione e per la pietra. Il mio monta un’ametista ed è ovviamente più grande rispetto a quello di Alessandra, mia moglie, che monta un granato.
Il risultato che potete osservare qui sotto trovo sia ottimo. La coppia di anelli hanno una forma ed un castone identico all’originale, anche la resa dell’epigono della niellatura è piuttosto buona anche se più tendente al rame che al grigio/nero. I decori rispettano sicuramente le geometrie complessive dell’originale anche se se ne discostano per il contenuto della bulinatura. Probabilmente, avendo fisicamente a disposizione il reperto, in un confronto diretto con la nuova versione avremmo la sensazione di osservare due anelli diversi seppur molto simili. Somiglianti a tal punto che entrambi gli anelli, quello catalogato dal PAS e questa replica moderna, avrebbero potuto essere tranquillamente realizzati dallo stesso artigiano all’epoca.

 

 

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