Calzature maschili

02/04/2009 0 Di Giorgio Fonda

Usando come riferimento l’ottimo libro della boydell press “Shoes and Pattens, Medieval Finds from Excavations in London” e il sito Footware of the middle ages ho cercato di riprodurre un paio di scarpe maschili inquadrabili nella fine del XIV sec. Purtroppo non ho avuto la possibilità di crearmi una forma lignea su cui formare la scarpa e quindi ho dovuto trovare altre soluzioni.

Ho cominciato tracciando su di un foglio la sagoma del piede e ho annotato varie misure che potessero essermi utili a disegnare il cartamodello. Basandomi su un modello restituito da scavo (Shoes and Pattens, Figura 55,100.BC 72 [55] 1668, c.1375-1400) ho adeguato le misure alle geometrie di suola e tomaia creando così un cartamodello di partenza. Ho stampato i cartamodelli e cercato di capire in modo empirico se “vestiva” adeguatamente il piede senza lasciare avanzi eccessivi di materiale (o mancando da qualche parte) e verificando se il piede riuscisse ad entrare nella tomaia. Dopo alcune prove e avendo modificato i cartamodelli ne ho stampato la versione definitiva. Come materie prime ho impiegato cuoio da suola da 4~5mm e una pelle robusta per la tomaia. Ho tracciato e ritagliato i vari pezzi avendo cura di specchiare i cartamodelli per ottenere i semilavorati destri e sinistri necessari per il paio di scarpe e lasciando sulla tomaia circa 12mm di avanzo per le cuciture e le bordature.

Il processo di foratura della suola richiede il suo tempo e parecchia abilità manuale. Con l’ausilio di una mola e una fiamma libera ho rifinito e lisciato i bordi della suola resi imperfetti dal taglio. Con un calibro ho tracciato la faccia a 8mm dal bordo e con un segnapunti reso caldo da una fiamma libera ho poi seguito la tracciatura tutto intorno ottenendo così un riferimento per la foratura. Seguendo il riferimento foravo la suola ogni 5 o 3 mm a seconda della curvatura del bordo (punti larghi se la curvatura fosse ampia o punti stretti se la curvatura fosse piccola). Con un punteruolo affilato bisogna entrare dalla faccia della suola ed uscirne dal bordo (terza immagine) in questa fase bisogna fare attenzione a non rovinare il lavoro con un foro mal calibrato o peggio con il punteruolo dentro un dito. Per rendere più agevole questa operazione meglio bagnare il cuoio della suola alcune ore per ammorbidirla e renderla lavorabile. Finita questa fase si può battere la suola con un martello per calzolaio avendo cura di “risparmiare” i fori sul bordo.

Per la tomaia ho assottigliato i bordi in cui avrebbe dovuto esserci la cucitura di unione e dove ci sarebbe stata la bordatura. Ho tracciato il bordo dove, come da modello, avrei dovuto unire suola e tomaia. Per preparare la tomaia ho incollato il rinforzo per il tallone e per i lacci e ripiegato e incollato i bordi. Con l’ausilio di due aghi ed un filo di cotone per materassi (spesso e resistente) ho, dopo aver preforato con un punteruolo il cuoio, unito la tomaia. Per cucire meglio inceravo il filo con c’era d’api e grasso naturale per calzature. Per rifinire la cucitura ho ripiegato il cuoio sulla cucitura incollando e martellando per evitare parti ispessite dentro la scarpa che potessero dare fastidio al piede. Ho forato la tomaia usando come riferimento la tracciatura (sulla tomaia stessa) e i fori della suola. Per aiutarmi nella fase successiva ho numerato i fori, uno ogni dieci, scrivendolo su suola e tomaia. Praparata la tomaia bisogna cucirla alla suola rovescio su rovescio ovvero con l’interno fuori. Siccome non avevo l’aiuto di una forma in legno ho cucito con gugliate piccole prima punta e tacco e via via completavo la cucitura avendo cura di usare i riferimenti numerici per far combaciare bene la tomaia con la suola. Finito di mettere insieme la scarpa bisogna girarla come un guanto. Per ammorbidire suola e tomaia ho immerso per una notte la scarpa. Per girarla serve pazienza e ci si può aiutare con il manico del martello per spingere e rovesciare la calzatura in via di completamento. Con della carta da giornale per aiutare la pelle ad acquisire la forma e un pò di tempo per asciugarsi la scarpa è stata rifinita con i lacci, dei puntalini e un pò di grasso per ammorbidire la tomaia. Il risultato è piuttosto interessante e aver fatto questo esperimento mi ha dato diversi suggerimenti su come realizzare meglio un’altro, eventuale, paio di scarpe. Innanzitutto cambierei il materiale usato per la tomaia che sebbene ottimo era un pò sottile per permettermi di eseguire alcuni tipi di cuciture. Userei un filo più resistente che mi consenta di tirare ancora di più i punti e evitare che questi si espongano una volta girata la scarpa. Userei un punteruolo più grosso per eseguire i fori nella suola in questo modo potrei usare un ago più grande e di conseguenza un filo più resistente. Mi piacerebbe realizzare uno stivaletto alla caviglia o anche un paio di scarpetti da cortigiana con magari dei decori punzonati o sbalzati…