Scherma nella nebbia! II° incontro con la Sala d’Arme dell’Appeso

Non è la prima volta che partecipo a un incontro schermistico con un gran numero di federschwert e non è la prima volta che partecipo a un incontro italiano con magari un ospite straniero, ma è decisamente il primo italiano, con un’ospite straniero E pieno di federschwert! Sarò strano, ma questa cosa mi ha commosso parecchio.

Nella suggestiva cornice del comune di Asola, la Sala d’Arme dell’Appeso ha organizzato il 13, 14 e 15 Dicembre un incontro tra scuole con l’intento di condividere e confrontare le proprie idee tra vari gruppi HEMA di questa nazione, scegliendo di battezzarlo “II° Allenamento con gli Appesi” . Rispondendo alla chiamata, si sono presentati diversi rappresentanti di scuole che fino ad allora non ho avuto la possibilità di conoscere di persona: non solo un’occasione di studio, quindi, ma anche un’occasione per trasformare in veri amici quelli che finora erano solo profili di Facebook.

Arrivati ad Asola solo sabato, ci siamo purtroppo persi la presentazione di Keith Farrell del libro “German Longsword Study Guide” (di K. Farrell e A. Bourdas), che è stata l’evento del venerdì sera. Mi sono subito accaparrato una copia per Franz con tanto di autografo e dedica! Come si dice a Trieste, ci siamo “cercati” per Asola per un po’, ma fortunatamente siamo piovuti davanti alla palestra puntuali, e abbiamo potuto fare le presentazioni di rito senza affanno.

Rivedere gli Appesi è stato un mio personale piacere. Da bravi germanofili in Italia, trovare un gruppo che pratica e si interessa alla tradizione di Lichtenauer ad Asola, provincia di Mantova, è stata una santissima rivelazione. Gran parte dei gruppi italiani con cui ho avuto a che fare si sono sempre dimostrati straniti ed increduli di fronte a quella che loro definivano “scherma tedesca“. Sentir invece parlare i ragazzi della Sala d’Arme dell’Appeso con cognizione di causa e con semplicità di un argomento spesso bollato come estraneo o alieno alla “tradizione schermistica italiana” mi ha decisamente scaldato il cuore. Per la SeptemCustodie sapere di avere dei colleghi bene o male piazzati sulla stessa strada – quella di un approccio alla scherma europea senza confini o nazionalità – ci trasmette sicuramente quella calda sensazione di supporto morale di cui spesso sentiamo il bisogno. (nda.: “Grazie Appesi, molte grazie!!!”)

  • Il sabato con Keith Farrell mi ha permesso di fare uno stage che avrei voluto fare sin da quando sono andato allo Swordfish 2011 con una mano rotta, (dove ho potuto partecipare solo allo stage di Kevin Maurer con il dussack).

La sua presentazione di un assalto tratto dal Manoscritto 3227a chiamato anche Hanko Döbringer Fechtbuch è molto bella. Keith cura ogni singolo movimento e dedica la dovuta attenzione a ogni singolo passaggio. Si può parlare tranquillamente di un kata, che addestra chi lo pratica a sviluppare confidenza con il cambio di posizione della mano (invece di restare incollati come se si tenesse in mano un martello o la gola di nostra suocera) e a portare i colpi attraverso la corretta posizione del corpo, sfruttando completamente il peso, il movimento delle anche e ogni millimetro del nostro essere al solo scopo di poter generare il massimo risultato con il minor sforzo possibile, senza logorarsi con posizioni scorrette e senza ritrovarsi rigidi, impreparati e goffi.

Una sezione rilevante di questo stage è dedicata a prendere confidenza con una situazione di combattimento trattata pochissimo, se non addirittura mai: il combattimento contro più avvessari. In questo Keith Farrell risulta piuttosto efficace nella presentazione e nella messa in pratica, giustificando in modo esemplare ogni singolo momento con una logica esemplare. Dopo la stucke del vecchio Hanko Döbringer, Keith ci ha presentato alcune stuck da un altro trattato chiamato Kölner Fechtbuch MS 7020 (il manoscritto di Colonia in Germania),. Il brano in questione presenta delle varianti piuttosto sostanziali dal solito sistema della scuola di Lichtenauer, portando un curioso rimescolamento delle solite abituali situazioni. Situazioni interessanti e da approfondire, che portano sotto al sole altre fresche visioni dell’uso della spada.

Dopo aver chiuso gli allenamenti del primo giorno la nostra vera sfida è stata la cena! Un pasto come piace a noi, ottima cucina e ricchi piatti finché non si scoppia.

(nda.: “l’uomo morigerato non soffrirà di indigestione, ma l’uomo ingordo non soffrirà mai di fame!” 😀 ).

Il secondo giorno di allenamento è stato molto spassoso, perché abbiamo potuto partecipare a uno stage presentato dalla Sala delle Armi sulla tecnica di spada a due mani del Flos, rivedere questo materiale mi ha creato la giusta curiosità, anche perchè si trattava di esaminare con gli occhi di un totale estraneo un argomento che avevo deciso di accantonare anni fa, perché (almeno sulla carta) mi pareva un po’ inflazionato e studiato ossessivamente da tutti quelli che vedevo attorno. Inoltre provavo interesse per le idee proposte dagli stimati Jacopo Penso e di Davide Gallo, e mi sono lasciato convincere dalla loro interpretazione del trattato – Giustamente si trattava del Ludwig del Getty Museum, che a tutti gli effetti è uno dei più chiari e meglio scritti della varie versioni del Fior di battaglia. Ho apprezzato molto la visione di insieme e anche la loro propensione a dare fluidità e senso ad alcune situazioni presentate.

Dopo un momento di pausa si è passati agli assalti di spada del Marozzo tenuto da Andrea Conti della Scuola d’Arme Fiore dei Liberi. Posto che secondo lui era tutto facile e ovvio – e che in effetti il bieco individuo li sapeva eseguire con notevole disinvoltura e semplicità – per me la comprensione degli assalti del Marozzo, per me mai visti prima, mi è risultata piacevole e confortante come una doccia gelata a febbraio. O per lo meno così è stato finché non ho capito alcuni passaggi chiave, che non mi hanno reso un maestro ma per lo meno mi hanno permesso di proseguire lo stage senza sentirmi un totale imbranato. Molto buona come occasione e grazie ancora ad Andrea.

Alla fine di questi due stage ci si è dedicati allo sparring con gli Appesi e alla formazione di piccoli gruppi che hanno condiviso le loro personali esperienze su alcuni argomenti specifici, come ad esempio l’impugnatura della spada in certi casi specifici, alcuni passaggi di un certo manoscritto ecc. ecc. Io personalmente mi sono divertito a guardare Andrea Conti che restava stordito di fronte all’interpretazione della Rosen del Meyer spiegata usando il “Cade sub gladium quoque scutum” del I.33, giurando e spergiurando che è esattamente così che ho capito questo movimento. Ah, la serendipità delle intuizioni marziali. Ho poi pensato di dipanare con Andrea Conti la nostra interpretazione del Quadrato del Meyer: è stato un ottimo momento e ho apprezzato la sua ricettività, mai avuto studente più veloce ad apprendere. Ho talvolta la sensazione che il Quadrato del Meyer più che un esercizio è un insegnante, a cui il trattatista ha quasi donato una sorta di consapevolezza di sè, e quindi richiede di essere seguito senza altre persone attorno. Per questa ragione mi auguro che Andrea possa progredire con le lezioni del Quadrato, raccogliende sempre nuovi frutti.

Alla fine mi sono buttato pure io nella mischia dello sparring e ho potuto divertirmi prima con lo sparring al primo sangue e poi con lo scemare dell’entusiasmo di alcuni mi sono fatto un po’ di sparring senza limiti di tempo e regole con più di qualcuno.

In quei due giorni mi sono divertito, ho imparato più di qualcosa di nuovo e ho potuto conoscere o reincontrare tante persone meravigliose. Grazie ancora alla Sala d’Arme dell’Appeso e alle altre scuole che hanno potuto rendere questo evento semplicemente RIPETIBILE. A quando il prossimo?

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  1. Davide Giurissini ha detto:

    Una gran bella esperienza, assolutamente da ripetere!

  2. Davide Morleo ha detto:

    Siamo lusingati e onorati dalla vostra amicizia!!

  3. Luca Venchi ha detto:

    E noi della vostra!
    Luca Venchi recently posted..La federschwert, una spada d’allenamento adatta.My Profile

  4. Andrea Rudatis ha detto:

    Davvero una bella esperienza… Keith Farrell è una persona che vale davvero la pena di conoscere e con la quale vale la pena di incrociare la spada, e gli Appesi valgono la fatica di trovare il loro paese in mezzo alla nebbia! Inoltre, fa piacere parlare con qualcuno che viene da Glasgow e che conferma alcune teorie sulle quali si è lavorato per anni! Grazie a tutti e… alla prossima!

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