Bottoni di stoffa

Tratto da Medioevo sul naso di Chiara Frugoni, edizioni Laterza, 2001 Bari, cap III

I Bottoni, una rivoluzione nella moda.

I coralli si prestavano ad essere trasformati, oltre che in gioielli e grani di rosario, in bottoni: una novità, già apparsa in Italia nel sec XIII, ma diffusasi moltissimo nel successivo. All’inizio il bottone fu trattato come fosse un ornamento, fabbricato e venduto dai gioiellieri. Le donne erano disposte a spendere e a fare spendere talmente tanti denari ai famigliari per tale acquisto, da incorrere nel rigore delle leggi contro il lusso (che intendevano sia mortificare lo sfarzo delle classi non nobiliari sia opporsi ad un eccessivo stallo di capitale improduttivo).
Sacchetti in una sua novella racconta assai divertito le fatiche di un giudice, Amerigo degli Amerighi da Pesaro, incaricato di porre un freno agli ornamenti delle donne; impotente a contrastarle confessa:

“signori miei, io ho tutto il tempo della vita mia studiato per apparar ragione, e ora, quando io credea sapere qualche cosa, io truovo che io so nulla, però che cercando degli ornamenti divietati alle vostre donne per gli ordini che m’avete dati, sì fatti argomenti non trovai mai in alcuna legge, come son quelli ch’elle fanno; e fra gli altri ve ne voglio nominare alcuni.
E’ si truova una donna col becchetto
(parte del cappuccio, che lo avvolge o che pende giù NDR)frastagliato avvolto sopra il cappuccio; il notaio mio dice: “Ditemi il nome vostro; però che avete il becchetto intagliato”; la buona donna piglia questo becchetto che è appiccato al cappuccio con uno spillo, e recaselo in mano, e dice ch’egli è una ghirlanda. Or và più oltre, truova molti bottoni portare dinanzi; dicesi a quella che è trovata: “Questi bottoni voi non potete portare”: e quella risponde: “messer sì, posso ché questi non son bottoni, ma son coppelle (bottoni concavi), e se non mi credete, guardate e’ non hanno picciuolo, e ancora non c’è niuno occhiello”.

Progressivamente la funzione pratica dei bottoni passò in primo piano e i bottoni furono fatti di ottone o di rame o di vetro: a tal proposito ricordiamo che a venezia, grande centro di produzione del vetro, un’ordinanza del 2 aprile del 1300 diretta ai lavoratori del vetro e del cristallo, proibiva loro una frode che doveva essere invalsa da tempo ovvero ” comprare o far acquistare, vendere o far vendere, comuni lenti di vetro non colorato, facendo credere che siano cristallo, come ad esempio bottoni, manici dischi per bariletti e per occhi […] era prevista un’ammenda e la confisca e la rottura dell’oggetto”.

I bottoni permisero per la prima volta alle donne del XIII sec. di portare vesti aderenti che danno slancio alla figura, e di modellare la forma del braccio con maniche strette. Al desiderio di sfoggiare comunque grande quantità di tessuto, indice di ricchezza, che l’uso dei bottoni evidentemente contrasta, si supplì con lo strascico e con la sovrapposizione di diversi capi di vestiario, un modo per impiegare ugualmente molta stoffa. I Bottoni però oltre a permettere di aprire e chiudere lo scollo degli abiti e le maniche, resero quest’ultime addiriturra completamente staccabili.

Realizzare un bottone

Per i rievocatori storici è possibile ottenere dei bellissimi bottoni senza spendere un capitale in bottoni in peltro o bronzo che si, sono storici ma costano! Senza considerare che i bottoni in metallo non erano così diffusi come si crede. Osserviamo l’affresco di S. Cristoforo presente nel Duomo di Spilimbergo (PN). Il suo abito presenta file di bottoni tondi del medesimo colore della stoffa con cui è confezionato il vestito. Quest’idea è stata da me ripresa per confezionare il mio farsetto. Ho utilizzato delle palline del diametro di 11 mm. Nel mio caso si tratta di perline di lapislazzulo ottenute da una collana rotta: si possono comunque utilizzare materiali più poveri come ad esempio vetro, creta, legno o anche comuni sassolini.
Per rivestire la nostra “perlina” utilizziamo un disco di stoffa il cui diametro sia equivalente o leggermente superiore alla circonferenza della sferetta.

Primo passaggio: utilizzando un filo resistente del medesimo colore della stoffa con cui si vuole rivestire la sferetta (nelle foto a fianco abbiamo utilizzato un filo rosso per esplicare meglio il procedimento), si comincia a seguire la circonferenza zigzagando letteralmente con la punta dell’ago dall’interno verso l’esterno della stoffa e viceversa (quello che viene comunemente definito punto erba). Onde evitare che il tessuto si sfilacci, è preferibile lasciare 3 millimetri di spazio tra l’esecuzione dei punti e il bordo.

Secondo passaggio: continuare a seguire il procedimento sino a che comincia a formarsi attorno alla biglia un “sacchetto”. Per fare ciò è bene aiutarsi con le dita per sformare la stoffa in maniera che vesta perfettamente la sferetta. Attenzione a non tirare troppo il filo!

Terzo passaggio: per chiudere l’imboccatura del sacchetto, è bene passare alcuni punti esternamente seguendo l’idea dei punti cardinali: immaginiamo che il filo esca a est, un punto da nord a sud, un punto da est a ovest, da sud a nord, da ovest a est.

Quarto passaggio: con l’ausilio di una matita facciamo il picciolo per attaccare il bottone al vestito. Bisogna passare più volte il filo intorno alla matita per formare un anello di filo. Affinchè sia pù resistente è consigliabile passare il filo in punti vicini e non sempre nello stesso punto. Per concludere il picciolo, passare alcune volte il filo a spirale intorno al gruppo di fili del picciolo per tenerli insieme.

Ora il vostro bottone è pronto per essere cucito all’abito! Vi mancano solo altri 56 bottoni!
Non temete: sembra un lavoro lungo ma mettendovi a fare un bottone ogni giorno finirete prima della prossima manifestazione in cui potrete sfoggiare un farsetto dai bottoni perfettamente storici.

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  1. Luca ha detto:

    Tra una cosa e l’altra ho fatto due bottoni di prova per il mio farsetto.
    http://ashnavarre.posterous.com/bottoni-test-di-prova
    .-= – Ultime dal sito di Luca: …Terza custodia e Schutzen =-.

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