SeptemCustodie @ HEMA Celje 2013!

Hi. Do you speak English? The translation is just below the Italian gibberish!

Per il secondo anno abbiamo avuto l’immenso piacere di partecipare a HEMA Celje, l’evento internazionale che sta progressivamente portando sulla scena internazionale la Slovenia, paese immensamente ricco di passione marziale.

Per noi della SeptemCustodie questo evento ha un significato particolare. Per prima cosa, adoriamo i ragazzi sloveni, sia i nostri vicini di Ljubljana della Academia Artis Dimicatorie che quelli solo leggermente più lontani della Schola Pugnatoria Celeiana di Celje. Secondariamente, Celje è davvero molto vicina a Trieste, e un evento alle porte di casa ci ha permesso di riconnetterci con la fonte della nostra Arte, quella comunità di cuori e intenti internazionale che sta riscoprendo le grandi menti che nel passato hanno brandito le armi in Occidente. In un anno estremamente faticoso e problematico a livello personale per molti della 7C, è stata una boccata di ossigeno e motivazione.

Dopo una traversata autostradale funestata solo dal salasso della mordace Vinjeta slovena siamo arrivati leggermente assonnati e privi di zuccheri alla palestra in cui si teneva HEMA Celje 2013. La struttura non vanta le dimensioni da polo sportivo multi-evento dello Swordfish, ma era più che sufficiente per ingoiare i 70 partecipanti (circa) e garantire loro lo spazio vitale per i workshop.

Dopo i soliti convenevoli, ci siamo addentrati nella selva dei seminari. Per ragioni di modo e tempo, purtroppo, c’erano tre seminari in contemporanea per tutte e due le giornate, e come sempre accade è stato necessario fare delle scelte.

Dopo il riscaldamento rapido e brutale di Lea Zavodnik, brava quanto spietata, il nostro party si è diviso. Davide Fegez è andato a godersi qualche ora di biomeccanica applicata alla spada (c’erano un sacco di pushup e esercizi per le gambe, dal poco che ho visto), mentre gli altri tre hanno potuto usare le loro lame in una lezione di rappier di Joachim Meyer.

Questo workshop, tenuto dall’inossidabile Roman Vučainc, ci ha aperto le porte a quella sezione del libro di Meyer che io personalmente non sono mai riuscito a studiare approfonditamente, un po’ per negligenza, un po’ per disperante mancanza di tempo.

Dallo stage abbiamo colto la verità che già si sospettava – I punti di contatto sono innumerevoli e Meyer ha studiato un sistema unico per tutte le sue armi. Ne abbiamo tratto profitto.

I due workshop seguenti hanno impegnato metà di noi a rotolare e venire malmenati nella classe di Ringen di Gregor Medvesek, l’altra metà – tra cui il sottoscritto – ha affrontato il primo tra i due workshop di Martin Fabian. Messer! Dinamico e letale, Martin conosce le catene cinetiche coinvolte nelle HEMA meglio di quanto io conosca la strada tra il mio PC e il frigorifero. Dopo innumerevoli vasche di footwork e una serie di stuck pratiche e brutali, mi sono ritenuto soddisfatto.

Il giorno successivo è iniziato con il secondo stage di Martin Fabian, questa volta sulla spada lunga tedesca. È quasi superfluo dire che l’esperienza è stata impegnativa e importante. Le ispirazioni di Martin sulla distribuzione del peso e sullo sfruttamento della forza esplosiva sono un’ispirazione costante. Purtroppo la mia non eccelsa forma fisica si è fatta sentire a workshop inoltrato. Settimane di dolori cervicali e stress mi hanno fatto rallentare il passo, una volta scoperto che pur avendoci messo il cuore, il culo non diventava meno pesante. “Non ti alleni così duramente di solito?” mi fa l’aiutante di Martin Fabian, il cui nome purtroppo ora mi sfugge. A dire il vero sì – conosco bene questa sensazione di orrore. Se non finisco a implorare pietà, e non faccio fatica a cambiarmi dopo la fine dell’allenamento, allora non mi sento completamente soddisfatto.

Nonostante il momento di fatica, ho imparato molto e ho ritrovato me stesso e la mie intuizioni e esercizi in quelli di Martin – da un lato conferme, dall’altro alcune applicazioni decisamente migliori dei principi del Liechtenauer. È stata una grande mattinata.

Purtroppo, però, per me la data di scadenza si avvicinava. Luca, come sempre coraggiosamente impegnato al massimo, stava allo stesso modo cedendo a causa dell’influenza che gli stava rompendo le scatole, ma si è diretto verso il workshop di spada e brocchiere di Gregor Rozman. Davide Giurissini invece era bloccato alla spalla e desideroso di lasciarla raffreddare un po’, e io ho deciso che le mie vertebre cervicali hanno avuto abbastanza maschere per la giornata.

Davide Fegez, più giovane e certamente più sano di questa combriccola di cariatidi, ha invece afferrato una daga e si è divertito con lo stage di Lea, imparando quanto è bello pugnalare il prossimo.

A questo punto, ci ritroviamo nella fase finale dell’evento. Finiscono i workshop e c’è come sempre una punta di rammarico per non aver potuto essere ovunque, in ogni momento, perchè tutti e quattro abbiamo ovviamente dovuto rinunciare a qualcosa di interessante. Ma questa è la natura dei seminari: o non ci sono, o sono lontani o sono in contemporanea a qualcosa d’altro di importante.

Arriviamo ai saluti e dobbiamo rimetterci in macchina – Siamo di sicuro tra coloro che devono fare il percorso meno impegnativo. Meno di due ore e siamo a casa a coccolare i polpacci affaticati, con un bagaglio di esperienze e conoscenze nuove. Un altro anno di attesa prima di HEMA Celje 2014 – Lo trascorreremo allenandoci!

Set di foto completo su Google+.

In English!

We had the great pleasure to get to HEMA Celje 2013, the international event that is progressively bringing Slovenia on its rightful place in the Western traditional martial arts milieu. Slovenians are a motivated people, and their martial spirit is strong.

To us SeptemCustodie guys, this event is special. First, we love the Slovenians, both our neighbours from Ljubljana’s Academia Artis Dimicatorie and the home team of Celje, Schola Pugnatoria Celeiana. Second, Celje is really near our town, and an international event at our own doorstep has allowed us to foster our connection with the Art, that international community of hearts and devotion that is rediscovering the great European martial minds in our past. Thirdly, it’s been a difficult and challenging year for many of us on a personal level, and HEMA Celje has been like oxygen for our conviction.

So, we had an uneventful crossing from Italy to Celje, except for the usual killer motorway toll and the low levels of blood sugar. And drowsiness. Did I mention drowsiness?

HEMA Celje is held in a big sporting activity center, not as big as the multi-level dungeon they use for Swordfish, but big enough for the 70 or so participants. There was room enough for all the workshops.

After saying hi to everybody, we jumped into the workshop jungle. At any given time 3 workshops were being held, which meant that we had to choose.

After a quick and brutal warm up with Lea Zavodnik, and believe me, she’s as good as she is cruel, our party split up. Davide Fegez went to toil, sweat and spit blood in a biomechanics and physical fitness workshop with Alvaro Leo. He reports lots of pushups and legs exercises, and that it was really challenging. I do believe him, from what I could see!

I went with the other two guys to use my blade in a Rappier lesson held by the inimitable Roman Vučainc. This guy is awesome, you know? He opened the doors to a section of Meyer’s book I never could study. A bit of it is simply my fault, the rest is the usual bane of the sword nut: a lack of time.

From this stage we plainly undestood what we were already expecting to understand: there is a lot of contact between the rappier and the longsword, since Meyer wanted to distill a unified system.

The following workshops saw us split in two pairs. Luca Venchi and Davide F. went to roll around and get squeezed in a captivating Ringen lesson by Gregor Medvesek. The other half – Me and Davide Giurissini – faced the first seminar held by Martin Fabian. Messer! Dynamic and lethal, Martin understands the correct kinetic chains used for HEMA better than I know the route between my PC and my fridge. After a long series of footwork exercises and a sizeable number of stucken/exercises that I can describe only as brutal, I will say I felt really satisfied.

Day two! After a shortish warmup with Lea we resumed our fencing from were we left it the previous afternoon. You got it: Martin Fabian again, this time it was German longsword. No need to say it, it was grueling but incredible. Martin’s intuitions on managing weight distribution and taking advantage of explosive strength are a constant inspiration.

Sadly my disappointing lack of shape made itself evident. I started feeling like there was an iron monkey perched on my shoulders. Weeks of nausea-laced neck pain and personal stress led me to falter and slow down my pace. I put my heart into it, but I discovered that my ass didn’t really get any lighter because of it. “You don’t train as hard as this, usually, do you?” asks me Martin Fabian’s aide (sorry dude, I forgot your name: chime up on Facebook if you read this). I’m ashamed to say it, but I do train this hard. I know rather well this feeling of horror, but still I suck. I came to like it, in a way, but boy, is it ever uphill from where I stand? Yep, it’s as it should be.

Moments of fatigue notwithstanding, I learned a lot. I found my musings and what I hope I understood about longsword in Martin’s style – On a side, confirmation, on another, better interpretations or new stuff along the same glorious lines. It was a great morning.

Luca, harrowed by flu, went to the S&B workshop with Gregor Rozman and Davide let cool off his wounded shoulder by getting some photos done for Alen Lovric, which could finally get a breather. Yep, we are a sad bunch of wet hens. But not all of us: Davide Fegez went and had loads of stabby fun with Lea’s dagger workshop.

That’s it. It’s wrap-up time. It went by really fast… After a bit of sparring we said our goodbyes and hopped back in our car. Soon enough we were home, with a fantastic experience in our HEMA baggage.

Maybe it’s me, but an event which is not focused on tourneys but on its workshops is the kind I like the most. I add to this that the organization was flawless. I noticed how hard our hosts worked, how little they slept and the degree of passion they put. They were awesome.

Our only regret is quite normal for a big[ish] event: we would have liked to be everywhere, at all times. But such is the nature of workshops, they are either far away, all at the same time or not there at all.

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