Il Boccaccio che non ti aspetti

Il Boccaccio che non ti aspetti

13/07/2013 7 Di Davide Giurissini

Assieme alla spada, l’elemento identificativo delle rievocazioni medievali è certamente l’armatura. Molti anni sono passati dall’esordio di questo tipo di eventi eppure ancora oggi tante armature vengono maltrattate dalle Alpi al fondo dello Stivale. Motivo: (più che una causa, una scusa) non esiste un documento italiano che spieghi come montare un’armatura nel periodo rievocativo più in voga (il famoso “Trecciento” ndr.).
In effetti rari sono i testi che identificano e spiegano la composizione delle pezze difensive medievali. Solitamente gli studiosi seri si ritrovano con mani sudate e palpitazioni alla vista di inventari, elenchi e distinte di carico riguardanti tale argomento (con i manuali sopraggiunge l’infarto). Il più noto di questi è sicuramente lo scritto “How a man schall be armyd at his ese when he schal fighte on foote”. In questo testo viene indicata la sequenza in cui montare le parti di un arnese difensivo e gli indumenti necessari a “combattere comodamente a piedi”.
Ma essendo il nostro un paese profondamente pigr… affezionato alla propria lingua, molti disdegnano un testo “nell’idioma della perfida Albione”. Di più: il testo è decisamente successivo al periodo citato all’inizio. Sull’onda di questo sentimento nazionale vige l’anarchia più totale su cosa sia o meno lecito portare per definire un’armatura italiana, come pure sull’ordine in cui montarla addosso al povero malcapitato.
Ma forse le cose cambieranno grazie al fortunato ritrovamento di Marco Signorini (navigato ricostruttore storico) in un testo di Boccaccio. Nella sua opera “Filocolo” ci imbattiamo in questo:

Veduta Ascalion la ferma volontà di Florio, sanza più parlare, egli lo ‘ncominciò ad armare di bella e buona arme; e poi ch’egli gli ebbe fatto vestire una grossa giubba di zendado vermiglio, gli fece calzare due bellissime calze di maglia, e appresso i pungenti speroni; e sopra le calze gli mise un paio di gambiere lucenti come se fossero di bianco argento, e un paio di cosciali; e similemente fattegli mettere le maniche e cignere le falde, gli mise la gorgiera; e appresso gli vestì un paio di leggierissime piatte, coperte d’un vermiglio sciamito, guarnite di quanto bisognava nobilmente e fini ad ogni pruova. E poi che gli ebbe armate le braccia di be’ bracciali e musacchini, gli fece cingere la celestiale spada, dandogli poi un bacinetto a camaglio bello e forte, sopra ‘l quale un fortissimo elmo rilucente e leggiero, ornato di ricchissime pietre preziose, sopra ‘l quale un’aquila con l’alie aperte di fino oro risplendeva, gli mise, donandoli un paio di guanti quali a tanta e tale armadura si richiedevano,e appresso il sinistro omero gli armò d’un bello scudetto e forte e ben fatto, tutto risplendente di fino oro, nel quale sei rosette vermiglie campeggiavano.”

Ebbene: IL RE E’ NUDO… anzi, stavolta è tutto di ferro vestito.
Devo ammettere che in tanti anni di strenua ricerca, neppure a me era mai balzato in mente di andare a caccia di informazioni di tale tipo dentro ad uno scritto di Boccaccio (più utile quando si cercano aneddotti divertenti sul medioevo, quali “il piuolo con il quale si piantan gli uomini”).

Il testo è ad ogni modo eccezionale: presenta una completa compatibilità per epoca e composizione con le pezze difensive ritratte nelle lastre terragne presenti nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze (una su tutte quella di Lorenzo Acciaiuoli) come pure le statue presenti sulle Arche di Verona.

E’ pure prodigo di dettagli ancor più interessanti:

  • conferma la presenza di un indumento imbottito consistente, ma foderato in seta grezza decorata con filo d’oro o altre fantasie policrome al posto del classico lino;
  • Non fa menzione alcuna di un’intera camicia di maglia sotto al resto della panoplia, anzi, cita testualmente quelle che hanno tutto l’aspetto di pezzature di maglia separate (ae. calze, bracciali, fianchi, gorgiera);
  • pone un profondo accento sull’importanza della leggerezza dell’armamento (addio per sempre, paranco per issare uomini “a bordo” dei cavalli);
  • esalta la componente estetica delle varie pezze, rimarcando la cura e l’attenzione posta sia alla fabbricazione che alla manutenzione dei pezzi d’armatura (addio per sempre, mito de “se il guerriero ha l’armatura lucente, non ha mai provato la vera Battaglia ™).

Insomma: ora abbiamo un testo completo, che getta luce sull’impianto difensivo Italiano di metà ‘300, senza “cialtronerie e compromessi” (modo di dire tanto caro alla nostra associazione).
Lo pubblico nella speranza che diventi virale nell’ambiente ed aiuti a smontare un po’ di luoghi comuni. In fondo è anche per questo se esistono associazioni come la nostra.

PS: il ‘musacchino’ si identificherebbe come il tondello, a volte zoomorfo) a protezione della spalla / cuffia del rotatorio.