Le Federschwert di Peter Regenyei

Le Federschwert di Peter Regenyei

07/05/2012 3 Di Francesco Lanza

Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di giocare un po’ con le “federschwert” create da Peter Regenyei: tra l’associazione stessa ed i suoi soci, più qualche amico che si è unito all’affare, ne abbiamo comprate più di mezza dozzina. Le nostre impressioni sono decisamente positive, perchè abbiamo trovato un’ottimo strumento che si accordava perfettamente alle nostre “necessità marziali”, se mi si passa il neologismo.

Quest’anno abbiamo deciso di fondare il nostro allenamento su alcuni concetti base fortemente ribaditi da Joachim Meyer e sulla gestione del legame tramite il Winden. Da una parte abbiamo studiato quanto più possibile gli attacchi alle aperture tramite esercizi come il Quadrato, successivamente ci siamo dedicati a parare sopprimendo la spada avversaria o deviandola con forza, come prescrive l’antico maestro germanico.

Il legame, invece, è un momento del combattimento che alcuni praticanti vedono come critico, al punto da esorcizzarlo definendolo indesiderabile e pericoloso. Vero è che anche temendolo, saranno per forza costretti a farci i conti ad ogni scontro. Una spada da sala come quella di Regenyei (o la già recensita Ensifer) è uno strumento straordinario per allenare la propria sensibilità in questa fase delicata.

Storicamente si sono usate spade lunghe di ogni forma e dimensione per combattere, ma alla fine dei giochi il disegno che si è andato ad imporre nelle scuole germaniche e nord europee è quello di un’arma molto lunga. Le spade da allenamento che vediamo nel Meyer, nel Mair e nell’arte coeva hanno proporzioni di tutto rispetto. Arrivano spesso col pomo fino al mento, talvolta anche più in alto di così.

E’ possibilissimo combattere con un’arma di proporzioni più modeste, ma durante la fase dell’apprendimento abbiamo scoperto che una di queste nostre Regenyei da 143cm trasmette il fuhlen, il sentimento, con un’accuratezza difficile da confrontarsi ad una pesante sbarra da rievocatore con lama  di 90cm. E’ una pura questione di ragionevolezza: più lunga è l’antenna, più forte il segnale.

Queste spade sono di fattura piuttosto grezza, senza rifiniture. Sono degli strumenti, non degli ornamenti. Sono assolutamente meravigliose da brandire e danno la sensazione di rispondere egregiamente alla nostra volontà sin dal primo uso. Nulla può eguagliare l’equilibrio e la sensazione che trasmette al corpo un’originale e neppure una replica affilata e fatta bene, ma la forma e la fattura di queste spade è quanto di più vicino nel mondo dell’allenamento. Il peso di ciascuna di queste armi si attesta attorno ai 1430g, 200g in meno rispetto ad una Ensifer, ma ancora nel regno della verosimiglianza e della praticità d’uso. Il forte è rigido, robusto. Il debole, che termina in un ricciolo di sicurezza, si piega per circa un terzo della lunghezza della lama, senza essere molle.

Dopo averle usate solo qualche mese non possiamo esprimere dei giudizi concreti sulla loro durevolezza. Non sono mai state messe davvero in crisi da un utilizzo violento esteso nel tempo, ma non vengono neppure rovinate visibilmente dalle Ensifer, che sono di costruzione leggermente più massiccia.

Al momento il rapporto di qualità prezzo è assolutamente imbattibile. Le Ensifer costano almeno €50 in più dei prodotti di Peter Regenyei, che da allora ha ulteriormente sviluppato le spade per venire incontro ai desideri di Anton Kohutovic e dei suoi. Ho avvistato su Facebook un modello creato da Regenyei con rifiniture più raffinate e con un peso comparabile alle Ensifer, che – lo dico così, sulla fiducia – probabilmente rappresenta uno dei migliori attrezzi da allenamento che un praticante del Kunst des Fechten potrebbe accaparrarsi. Il futuro sembra roseo, ma a giudicare dagli strumenti che negli ultimi due anni siamo riusciti a provare e comprare, si tratterà di raffinare quello che già abbiamo, non di rivoluzionarlo. Se i nostri antenati hanno fatto delle scelte comparabili, perchè dovremmo cercare di reinventare la ruota?