Irene e gli aghi nelle dita: prove di cucito.

La via che porta ad avere un ucco figo è lunga e tortuosa, ma comunque affascinante.

Occorrente: 1,50mx1,50m di Lana, 1,50mx0,90m di seta grezza, chilometri e chilometri di filo di seta bordeaux e giallo. Aghi, spilli a volontà, un tombolo, carta da giornale, un pennarello, una matita, un righello, gesso.

La miccia da cui è partita quest’esplosione di idee è stata una fotografia vista sul sito della bravissima Racaire, che si è cimentata nel riprodurre un ucco partendo da un cartamodello preso dal Medieval Tailor’s Assistant (pag. 193). Quanto al cartamodello che ho usato io, è stato ricavato dal libro e aggiustato alle mie misure prendendo come riferimento ucchi di amici (perché sì, siamo un’allegra combriccola incappucciata). Disegnato il primo cartamodello mi sono procurata uno scampolo di stoffa qualsiasi, che ho tagliato secondo il cartamodello e imbastito per provare come calzasse. Apportate le opportune modifiche, una volta in possesso della pregiatissima lana svedese (che no, non ho comprato all’Ikea, e infatti ho pagato un po’ a peso d’oro), l’ho guardata col nuovo cartamodello in una mano e un paio di forbici nell’altra: e qui mi è preso il panico. Perché sbagliare a tagliare ora avrebbe voluto dire rovinare irreparabilmente l’ucco. Cucire non è definitivo. Tagliare sì. Fortuna ha voluto che tra le nostre conoscenze annoverassimo anche una brava sarta, dell’aiuto della quale mi sono prontamente avvalsa, e che mi ha saputo dare consigli preziosi su questioni tecniche molto basilari quanto a me ignote, come la dimensione dei bordi da lasciare per le cuciture o per altre evenienze.
Tornata a casa con la lana e la fodera di seta ben tagliate in una borsa, le ho distese una sopra l’altra, le ho lisciate bene con le mani perché non facessero grinze e quindi ho proceduto a fissarle con una quantità considerevole di spilli perché la fodera non andasse a muoversi durante la lavorazione. Con una fodera di seta, era praticamente impossibile foderare le frappe, così ho pensato di far finire la fodera appena prima, e quello è stato il primo bordo che sono andata a cucire, fissando con un orlo a soppunto la seta alla lana. Il passo successivo è stato cucire i bordi attorno al viso. Perché è difficile? Perché non sono dritti. Dovendo cucire la lana ripiegandola sulla seta verso l’interno, l’unica soluzione adottabile è stata quella di praticare piccoli taglietti sulla lana perpendicolari alla linea di curvatura, procedendo quindi a cucire praticamente mantenendo una sorta di zig zag. Queste zone sono quindi molto delicate, anche per il fatto che con l’uso vengono sollecitate, per cui mi sono assicurata che qui i punti fossero molto più fitti che lungo il resto del bordo.

Una volta fissata la fodera sul davanti e sui lati inferiori, ho cominciato alcune decorazioni, per avere più agio nel tracciare le linee da seguire, non avendo ancora chiuso l’ucco anche sulla parte posteriore. Partendo dal bordo inferiore ho tracciato con il gesso le linee delle fasce, partendo dalla base delle frappe, andando poi subito a cucirle con la seta gialla. Finite le linee ho lasciato le decorazioni interne per dopo e mi sono completamente dedicata alla coda. Dopo aver deciso dove collocare su di essa le fasce decorate, mi sono subito messa all’opera, dato che una volta chiusa la coda a cilindro non mi sarebbe più stato possibile realizzarle. Per attaccare la coda al resto dell’ucco ho preferito prima bordare, come già visto per la parte anteriore, un solo lato della parte posteriore, che sarebbe rimasto verso l’esterno, e poi aggiungere tramite una cucitura piatta la coda ancora aperta, facendo bene attenzione a posizionarla esattamente, in modo da lasciare i bordi del lato lungo nel punto preciso in cui sarebbero stati saldati. Fatto questo, partendo dalla punta della coda, ho cominciato a chiudere l’ucco con un semplice punto piatto. Un piccolo trucchetto per facilitare le cose è quello, ad esempio, di imbastire la cucitura con un banalissimo filo di cotone bianco, ben visibile, e inserire nella coda uno di quegli ovetti di legno che si usano per rammendare le calze. Io che sono una barbona ho usato quello che avevo in casa, ovvero una pallina da ping pong. A questo punto diventa utilissimo, se non essenziale per una migliore resistenza del cappuccio, rovesciarlo, compresa la coda, e ripetere il punto piatto da cima a fondo, fissando anche l’altro lembo di lana.

L’ucco comincia a prendere forma… vogliamo renderlo subito funzionale? Io ho rimandato le decorazioni a dopo, e mi sono buttata sulla chiusura, ovvero bottoni e asole. Usando i ritagli di lana avanzati e delle perline di vetro ho realizzato i bottoni, come spiegato passo per passo nell’articolo di Alessandra. A questo punto con uno scuci asole ho praticato i fori sul lembo opposto. Devo sottolineare che cucire delle asole non è esattamente un gioco da ragazzi. O meglio, lo è, ma solo dopo aver fatto alcune prove su un ritaglio di lana, per verificare quale sia la giusta larghezza (il bottone deve passarci senza sforzo, ma deve anche rimanere saldo e non scappar via; inoltre è bene ricordare che, una volta cucita, l’asola è più facile da stringere che da allargare) e quanto fitti sia necessario fare i punti. Per bordare le asole ho usato il punto coperta, che mi è servito anche più avanti per le frappe. Purtroppo la fodera sotto le asole tende ad avere vita propria, per cui tende a sfuggire da alcune cuciture. Per fissarla meglio l’ho assicurata dall’interno con dei piccolissimi punti che corrono intorno all’asola. Una volta cuciti i bottoni sul lembo opposto, l’ucco è operativo.
Parte da qui la fase delle decorazioni. Io ho scelto dei motivi geometrici da ripetere per tutta la lunghezza delle fasce. Ho calcolato la distanza tra i cerchi e quindi ho riempito gli spazi con rombi e triangoli. Questa fase è piuttosto delicata, in quanto tra le fasce spesso la seta e la lana possono non combaciare, così, per evitare antipaticissimi arricciamenti, mi sono servita di un pratico tombolo, reperibile in qualunque negozio di sartoria o persino al Brico. Saranno i punti stessi del ricamo, a lavoro ultimato, a saldare nei punti giusti la seta alla lana evitando arricciamenti e spostamenti successivi della stoffa, ed è anche per questo motivo che ho preferito ricamare seta e lana uniti piuttosto che decorare solamente la lana prima di applicare la fodera: in questo modo il risultato finale è più compatto. C’è da dire che ho anche barato, tracciando, un po’ col gesso e un po’ con la matita, le linee delle forme geometriche che sarei poi andata a ripassare con il punto catenella. Voglio però caldamente suggerire a chi si vorrà cimentare nell’impresa di non usare penne a sfera né tantomeno quelle gel, perché a lungo andare l’inchiostro finirà col macchiare la seta del ricamo, rovinando un lavoro certosino durato infinite ore.
Ma veniamo alle nostre frappe, l’ultimo dettaglio da completare. Ho usato per l’ucco una lana molto spessa e follata, che non sarebbe andata a sfilacciarsi sui bordi. Ma perché rischiare? Per rifinire maggiormente le frappe ho quindi usato un punto coperta lungo tutti i bordi e le pieghe, utilizzando un filo dello stesso colore della lana perché non si notasse. Quindi, frappa per frappa, a uno-due millimetri dal bordo, ho fatto passare un ricamo a punto catenella, con la stessa seta gialla usata per le altre decorazioni. Tutto sommato semplice, ma molto dispendioso in termini di tempo.

Le ore impiegate per cucire e decorare a mano un ucco di questo tipo sono davvero innumerevoli, difficilmente quantificabili, come difficilmente quantificabili sono la soddisfazione e l’orgoglio che ho provato indossandolo per la prima volta, e scorgendo l’apprezzamento nello sguardo degli amici che mi hanno incoraggiata a portare avanti il mio progetto.

Tag: , , ,

  1. Luca Venchi ha detto:

    Eccezionale capolavoro!

  2. Davide Giurissini ha detto:

    Masterwork. Non si può dire altro. Smodata ammirazione per l’esecuzione di Irene. Che sia da esempio e spunto per tutti quelli che vogliono un vestito autentico. E, soprattutto, per tutti noi di 7C.

  3. Davide Giurissini ha detto:

    PS: bisogna aggiungere una bella foto da “indossato”!!!

  4. Giorgio Fonda ha detto:

    Osservare da vicino questo ucco è un’esperienza. Leggere tutti i minuziosi e pazienti passaggi per realizzarlo è decisamente soddisfacente, quasi come fosse un romanzo d’avventura.
    L’avventura è quella di aver portato a compimento un’opera decisamente epica! Quantomeno per le ore impiegate a realizzarlo.
    Giorgio Fonda recently posted..The godfatherMy Profile

  5. Krisarta ha detto:

    complimenti alla fautrice di cotanta beltade! :-))))

  6. Racaire ha detto:

    I don’t understand Italian, but I am very happy to see that my embroidered hood inspired you to make your own with dagging and embroidery – it looks very nice 🙂
    btw. thank you very much for linking to my blog 🙂
    Racaire recently posted..Margarets commission – cut-out of the metal thread embroidery –My Profile

  7. Francesco Lanza ha detto:

    @Recaire: we’ll try and convince our embroidery girl here to translate her own article 😀
    Your work has been an inspiration to me as much as to her, thank you!
    Francesco Lanza recently posted..La potenza del mito grecoMy Profile

  8. Stefano ha detto:

    Veramente molto molto bello, bravissima Irene!!!!!!
    Ed è vero, ci vuole anche una tua foto che lo indossi!!

  9. Irene ha detto:

    A breve avremo un servizio fotografico dell’esimio Sig. Fonda con me dentro l’ucco! (Spero)

CommentLuv badge

line
footer
Powered by Wordpress | Designed by Elegant Themes