Ensifer “Federschwert”: amore lungo luuungo, 210 dolari – Ensifer “Federschwert” review

Ensifer “Federschwert”: amore lungo luuungo, 210 dolari – Ensifer “Federschwert” review

16/03/2011 4 Di Francesco Lanza

Dual language: English translation below

Da quando ho preso in mano il testo di Joachim Meyer e, nello stesso periodo, letto gli articoli di Martin Kohutovic, ho desiderato una spada della lunghezza corretta per la mia taglia. Sebbene esistano langes schwert di ogni genere e tipo, grandi e piccole, ritengo che ci siano dei motivi ragionevoli per allenarsi con un’arma relativamente lunga nelle tecniche e nei principi che stiamo studiando. La maggior parte dei trattati tedeschi, in effetti, rappresenta spade piuttosto lunghe in rapporto al corpo del combattente, una tendenza che sembra troppo comune per esser bollata come un semplice errore nelle proporzioni da parte degli artisti. Una ragione pratica, invece, è che una spada con una lama imponente comunica più chiaramente la situazione nel legame, agendo con più autorità in esso.

Ispirati dalle tecniche che abbiamo visto sfoggiate al Premio Achille Marozzo in ottobre, che echeggiavano con familiarità ciò che emerge dai nostri studi Liechtenaueriani, tre di noi hanno deciso di fare il grande salto e di ordinare ad Ensifer (al secolo Jan Chodkiewicz) una delle sue “federschwert” del modello lungo e pesante. Data la lista di attesa, lunga come ‘ste dannate spade, abbiamo atteso sino ai primi di marzo per stringere le nostre manine paffute su di esse. Siccome sono sempre stato un nerd epocale, non ho potuto esimermi dal pubblicare un intero servizio fotografico di unpacking dei nostri gioiellini, manco fossero nuovi iPhone.

Ma iniziamo con le caratteristiche tecniche:

  • Lunghezza totale: 135cm
  • Lunghezza della lama: 100cm
  • Lunghezza del manico: 35cm dalla guardia alla fine del pomolo
  • Lunghezza del pomolo: 7,5cm
  • Peso: attorno ai 1680g

Queste “federschwert” sono rifinite decentemente, anche se si vedono i segni di lavorazione. Il manico rivestito di una corda intrisa di colla è piuttosto comodo. Sono strumenti da allenamento, pratici e funzionali. La lama si piega nell’ultimo terzo, ma non è “floscia” come le vecchie Hanwei ed è dotata di un ricciolo finale che arrotonda la punta. Molte spade da sala tedesche hanno una spatola (in realtà piuttosto sottile), ma il ricciolo compie il suo dovere protettivo in modo accettabile e concede un po’ di sicurezza. La guardia è molto larga, purtroppo non arrotondata come si deve alle estremità.
Durante le prime prove pratiche in palestra si sono rivelate gloriosamente agili e robuste, anche se usate contro repliche non certo esili quali quelle di Pavel Marek, che a fronte di dimensioni più contenute hanno un peso uguale se non addirittura superiore. Sia esercitarsi in coppia che allenarsi al Quadrato è una gioia. E’ una bellissima arma, e ne siamo tutti piuttosto contenti. Il buon Ensifer ha fatto un ottimo lavoro!

L’Arma

Per un po’ di informazioni storiche vi rimando all’ottimo articolo di Roger Norling. Per riassumere, questo genere di spade da sala è presente con sicurezza sin dalla prima metà del 15mo secolo ed è caratterizzata dalla presenza dello Schilt, la sezione più grossa che irrobustisce il forte. Questo ritrovato protegge le mani nei legami fatti vicino alla guardia a croce ed in tecniche speciali come lo Zwerchau. Intendiamoci: qui parlo di spade con questa forma, non è detto che le tavole dei vecchi manoscritti non rappresentassero armi taglienti dotate di Schilt!

Questo espediente sembra essere un’evoluzione parallela della rainguard, una struttura in pelle rigida che ricopriva la stessa zona, probabilmente assolveva allo stesso compito e che si vede su armi sicuramente affilate.

La forma tipica delle spade da allenamento tedesche, dalla lama poco larga ma spessa, consente di avvicinare le proporzioni ed il peso di una spada tagliente. Come ben saprete, una replica di un’arma costruita allo scopo di essere sicura per la pratica marziale ha dei taglienti piuttosto spessi che rischiano di falsare significativamente il peso, mentre una di queste spade (per le quali si usa al giorno d’oggi il termine non storico di “federschwert”) è la soluzione originale dei nostri antenati ad un problema di cui tanti ancora non si rendono conto.

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Since I first read Joachim Meyer’s treatise and, in the same period, Martin Kohutovic’s articles, I’ve been longing for a sword of my  own size. Even though langes schwerter of any size can be found, I believe that as far as the techniques we are studying are concerned, training with quite a long blade is a reasonable option. In a large part of German treatises the portrayed swords are rather long, as compared to the fencers’ height, and the number of depictions of this kind is just too high to dismiss the issue as a lack of skill by the artists.  Another good reason is that a long-bladed sword makes the situation more understandable through the bind and imposes its strength to the bind itself.

The techniques seen in the Achille Marozzo Certamen in October echoed what emerged from our practise of Liechtenauer’s teaching. Taking inspiration from that experience, three of us chose to take the leap and place an order to Ensifer (aka Jan Chodkiewicz) for the longer and heavier model of his “federschwert”. Since the waiting list is as long as the swords we ordered, we had to wait until the beginning of March before we could grab hold of their hilts. I’ve always been a top notch nerd, so I couldn’t get out of publishing a complete photo reportage of the unpacking of our jewels, as though they were iPhones.

Let us begin with some technical features:

  • Overall length: 135 cm
  • Blade length: 100 cm
  • Handle length, from guard to pommel: 35 cm
  • Pommel length: 7,5 cm
  • Weight: 1680 g

This model of Federschwert is suitably refined, even though tooling marks are visible. The handle, covered with a glue-imbued twine, is quite comfortable. Generally, this kind of sword is a handy and useful training tool. The blade bends in its last third, but it’s not as flabby as the old Hanwei, and has a tip folded in a smoothed curl. Many German training swords have a rounded, spatulated point (quite thin, actually), but in this case the curl fulfils its protection duty and provides a good deal of security. The guard is very large, though unfortunately not with rounded edges as it should be. During the first training trials the swords turned out to be nimble and staunch, even when used against their stronger counterparts, like the ones forged by Pavel Marek, which are smaller but equally if not more heavy. Both training with a sparring partner and with Meyer’s Square are a joyful activity. This model had proved to be a beautiful weapon and we’re all glad about this. Good old Ensifer did a good job indeed.

The Weapon
As far as historic data are concerned, I suggest you read this interesting article written by Roger Norling. As stated in the article, this kind of training sword appeared in the first half of XV Century and its main feature is the Schilt, the sword’s largest section, which strengthens the “strong” of the blade. Such device protects the fencer’s hands in binds close to the cross guard and in special techniques such as the Zwerchau. At least for as far as swords with this shape are concerned, since the possibility of manuscripts representing sharpened-edged swords with a Schilt is highly real. The device used seems to be a parallel evolution of the so-called Rain Guard, a solid leather structure which covered the same area here covered by the Schilt, on often sharpened swords, and which probably fulfilled the same purpose.

The typical shape of German training swords, with narrow but thick blades, is probably designed to be fairly similar to the balance and weight of a sharpened sword. As you may well know, a blunt sword, when designed with the purpose of being a safe training tool, normally has quite thick edges, and sometimes for this reasons is way heavier than it should. One of these swords instead – nowadays called “federschwert”, a non-historical term – is the solution provided by our ancestors to a problem which many have not yet realised.

English Translation by Irene Cogoli