Meyer in Treviso

Meyer in Treviso

20/01/2011 6 Di Francesco Lanza

Questo sabato abbiamo avuto l’onore di incontrare Kevin Maurer e Chris Vanslambrouck della Meyer Frei Fechter Guild, un sodalizio sparso per la superficie degli Stati Uniti che da molti anni si dedica allo studio esclusivo di quel grandissimo maestro, l’impareggiabile Joachim Meyer.

Kevin e Chris erano in Italia per due importantissime missioni: la prima è un segreto (di cui sentirete presto parlare, ho idea), la seconda, non meno importante, era quella di farsi stregare dalla bellezza e dalla storia del nostro paese. Chissà se è successo lo stesso al buon Joachim, quando ha camminato tra le nostre città ed i nostri colli?

Guidati da un ospite di eccezione, l’impareggiabile Roberto Gotti di Guardia di Croce (che questa volta si è presentato in una mise capellona che lo rendeva anche più Uomo del Rinascimento di quanto già non sia) i nostri amici americani si sono presentati a Treviso nella palestra di uno dei nostri più preziosi colleghi in armi, Andrea Rudatis. Ovviamente li abbiamo costretti a presentarci una fetta del loro lavoro. Per noi della 7C le conferme e le scoperte sono state esaltanti: accanto al fascino di Lutegero, alle straordinarie riflessioni dell’Ignoto autore del 3227a, Joachim Meyer ha da tempo un posto nel nostro cuore.

Dove Lutegero sorprende dimostrando chiarezza e genio a chi affronta la sfida di capire il suo linguaggio, dove “Hanko” usa Aristotele e una straordinaria determinazione, Joachim Meyer usa un linguaggio tecnico ed asciutto. Resosi conto dell’impossibilità di descrivere ogni singolo movimento, ogni singola intenzione, sfumatura e sottigliezza di una disciplina marziale, Meyer descrive sempre il punto di partenza, quello di arrivo ed una serie di tappe da percorrere. Questo approccio è valido per la totalità della sua opera come per le singole tecniche (dette anche stuck, o in inglese “device”). Al lettore è richiesta una buona dose di cervello, ma gli strati successivi di comprensione consentono di giungere molto in profondità nel pensiero del maestro.

Kevin Maurer studia questo approccio da molti anni e si vede: ci ha fatto ammirare la velocità e l’eleganza dello stile di Meyer come poche persone possono al mondo. Dalle sue parole e dalle sue tecniche emerge la ragione principale che ci ha avvicinato agli insegnamenti di questo particolare maestro: il divertimento. Uno stile ancora letale che si fonde con un vero sport marziale, capace di spingere il corpo al limite ma di preservare più o meno intatta la salute dei praticanti, pur praticando l’arte in modo sincero. I colpi fluiscono dal movimento, il movimento genera i colpi, il legame può essere forzato nel winden o aggirato con il fulmineo dardeggiare del filo falso, assetato delle aperture dell’avversario. Le guardie sono tante, ma vengono da sè, spontaneamente create dal corpo di chi cerca l’efficienza.

Si vede forse che amiamo l’arte marziale dei tedeschi? Possiamo dire di essere felici di appartenere a questo clan. Quando abbiamo incrociato le spade con Kevin e Chris è stato come se avessimo combattuto con loro da sempre.

Inoltre ci sentiamo di ringraziare anche i ragazzi della Doppio Soldo, di Stratagemata e gli allievi di Andrea Rudatis: incrociare le lame tra Soci Duellatori è sempre un piacere, ragazzi, impariamo molto e ci divertiamo sempre di più.

During the weekend we had the honor of meeting Kevin Maurer and Chris Vanslambrouck from the Meyer Frei Fechter Guild, a fencing school that unites groups from all over the USA. As the name suggests, they have been studying the works of Joachim Meyer for many a year.

Kevin and Chris were here in Italy for (at least!) two important missions: the first is a secret (one that I bet won’t be held for long!), the other, no less vital, was to be completely ensnared by the beauty and history of our land. Who knows? Maybe Joachim itself felt deeply its charm while he traveled among our hills and cities.

The American free fencers met with us in foggy Treviso, in the gym used by our great friend Andrea Rudatis’ club. They came with their host, the incredible Roberto Gotti of Guardia di Croce, who for the occasion sported a new, longer hairdo that gave him quite a Renaissance Man outlook.

Of course, we couldn’t let Kevin go away without showing us as much of his style as was possible in the brief time we were given together. Meyer’s art is both martial and sporting. His treatise is unique in detail, and his method is to define a sort of path that the practitioner might follow along its waypoints. While it is impossible to write down every single detail, Meyer gives you the chance to “join the dots”, and have fun all along the way.

We of 7C love Joachim Meyer as much as we love the enigmatic Lutegerus, and Kevin helped us understand that we are going in the right direction. Our Floridean Freifechter pal is pretty unbelievable: fast and elegant, his motions speak of a long practice and dedication.

When we finally crossed our weapons with Chris and Kevin, it was like we had already trained and fought together. Here in Italy German Fencing is pretty uncommon, so we didn’t yet have the chance to bout with fellow practitioners since we started drifting our martiality towards the land of beer and sausages. It was incredible fun and we look forward to cross swords with them again, one day. We’re still starting off with Kunst des Fechten: we promise that next time they’ll find us further along the road to head-whacking enlightment!