Tasca da Donna

Una delle parti più interessanti di un progetto è (a parer mio) l’enorme quantità di cose che si può imparare nel solo tentare di realizzarlo. Ci sono dei momenti nella fase meramente progettuale che si mettono (e alle volte si devono dare) per scontato solo per dovercisi sbattere il grugno contro nel momento stesso della sua effettiva messa in opera.

Questo progetto che ho personalmente realizzato (Nda: il cordino me l’ha fatto Franz), mi ha fatto capire quanto l’ispirazione artistica sia fondamentale e che il dover fare le cose da soli richieda più tempo per portarle a termine, spesso comporta anche dei bruschi blocchi di produzione dovuti a impedimenti o problemi decisionali ma se li si riesce a superare portano anche una crescita personale. Quindi vorrei invitare a tutti coloro che sono sempre con un progetto nel cassetto lasciato tristemente a metà oppure mai nemmeno tentato di realizzare di non desistere e cercare di superare le difficoltà incontrate perché il sisultato finale sarà sicuramente soddisfacente. Il segreto è meditarci su e affrontare il problema da più punti di vista, chiedere consigli a qualcuno potrebbe aiutare a focalizzare il problema o addirittura a dare una nuova soluzione ad esso. “Non perdersi mai in un bicchier d’acqua.”

Ora parliamo del borsello in se, lasciando da parte i miei personali deliri da genio mancato.

Il modello che ho realizzato si ispira liberamente alle tasche da donna che andavano tanto in voga per quasi tutto il periodo medievale, questi oggetti avevano le forme più disparate, tozzi e piuttosto larghi quasi a sembrare delle mezze lune oppure lunghi e affusolati ricordando il tratto finale di una moderna cravatta, tipico in queste forme la presenza di più angoli inferiori decorati con ciuffi o bottoni preziosi.

Usate per portare dal denaro ai normali effetti personali, a seconda della loro dimensione potevano alloggiare dentro di se praticamente un po’ di tutto, spesso dotati si un’apertura a strozzo tenuta rigida da un’anima di ottone circolare.

Appesi alla cintura furono per vari secoli una parte essenziale dell’abbigliamento non solo delle donne ma anche degli uomini, non meno importanti dell’immancabile cingolo.

Nota di costruzione: l’interno è in lino rosso, l’inboccatura a strozzo in stoffa rossa, e l’esterno è in cuoio scamosciato colorato di un verde smeraldo. C’è chi dice che queste borse non erano in mai fatte in pelle, ma anzi erano fatte esclusivamente di stoffa il più delle volte ben ricamata, in effetti i reperti tendono a dare ragione a quest’ipotesi e non è detto che in un futuro non mi punga il vezzo di farne una completamente in stoffa, ma ci terrei a sottolineare che la lavorazione del pezzo è basato sul ragionevole dubbio che in fondo se le borse e i borselli venivano prodotti in pelle perché nessuno non ha mai prodotto una tasca con questo stesso materiale?! Io un paio di risposte ce le avrei ma preferirei prima sentire le critiche di qualcun’altro.
Per ora continuo a guardare tronfio e felice la mia personale conquista che tra parentesi è un regalo che a breve farò alla mia dolce ragazza.

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  1. Davide Giurissini ha detto:

    Attendiamo di vedere quest’ultima creazione portata dalla pregevole Donna Irene tra pochi giorni!

  2. Alberto ha detto:

    Ben fatta..anche se non è documentata nell’area italiana, ma solo in Belgio, Francia e Germania.
    Per il resto, io l’avrei lasciata con la sola stoffa..ma il risultato è ottimo lo stesso!Bravi davvero..

  3. Francesco Lanza ha detto:

    Una vera fortuna, Alberto: molti di noi sono, medievalmente parlando, decisamente tedeschi.
    .-= – Ultime dal sito di Francesco Lanza: …Piove- mi annoio e studio il dusack di Meyer sotto al carport Sono uno spettacolo preoccupante- credo Ma lo sarei di più con i bragoni a strisce =-.

  4. Alberto ha detto:

    in che senso “una vera fortuna”?..:-D

  5. Davide ha detto:

    Nel senso che richiama proprio gli stili su cui è impostata tutta la nostra Compagnia: Trieste non era una città di “cultura italiana” – e per molti aspetti non lo è ancor oggi -. Ne consegue il nostro orientamento “filo-tedesco”, sia nel vestire che nell’armeggiare. 😉

  6. Francesco Lanza ha detto:

    anche se, c’è da dirlo, poche cose in europa sono generali e transfrontaliere come la cultura e la società del ‘300. Incredibile come si trovino mode, armi, passioni e arte simili a distanza di centinaia di chilometri. Basta pensare agli abiti trovati in groenlandia, per esempio.
    .-= – Ultime dal sito di Francesco Lanza: …Sono già così medievale- stamattina- che ho domandato dove fosse labito di Troll- invece di chiedere del più prosaico guinzaglio =-.

  7. Luca ha detto:

    Parole sagrosante!
    .-= – Ultime dal sito di Luca: …Di ritorno dalla Valle Camonica non ci si ferma proprio =-.

  8. Alberto ha detto:

    si,ma a parer mio,ragionando cosi..si rischia di mischiare tutto e non avere un identità ricostruttiva..giustificando ogni cosa…non lo so…però é un opinione personale e x tale va presa…

  9. Francesco Lanza ha detto:

    Uhm, noi veramente l’identità ricostruttiva l’abbiamo, ed è per noi fortissima: siamo un gruppo dalle forti influenze tedesche in un area pienamente sotto l’influenza dell’Impero, in un’era in cui le mode erano prettamente transfrontaliere a causa della forza della cultura europea, un’entità in ebollizione, omogenea quanto ricca di diversità e personalità.

    Quante ore abbiamo perso a consultare trattati e libri! E quale quadro affascinante, e contrastante, ne è emerso.
    Colori, abiti, armi, guerre, nomi, tradizioni, persone in costante movimento: siamo fortunati ad essere così ricchi in quanto Europei.
    .-= – Ultime dal sito di Francesco Lanza: …lalala =-.

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