Il feltro, ottimo materiale per un rievocatore intraprendente ed individualista

Il feltro, ottimo materiale per un rievocatore intraprendente ed individualista

28/02/2010 2 Di Francesco Lanza

Il feltro è probabilmente la stoffa di origine animale più antica tra quelle conosciute all’uomo. E’ per l’appunto stoffa, non tessuto: un materiale che si genera naturalmente sfregando tra di loro le fibre di molte bestie domestiche e selvatiche. Il feltro è contraddistinto per la sua robustezza e leggerezza, oltre che per una naturale impermeabilità.

Usato per produrre una vasta gamma di accessori in tutte le epoche, esso riveste un particolare interesse per un rievocatore: se non vi siete mai soffermati a osservare con stupore e meraviglia l’immensa gamma di copricapi particolari e fantasiosi dei nostri antenati, tramandati da quadri, affreschi e miniature, allora mi sa che stavate guardando il Medioevo o il Rinascimento sbagliato. Siamo i nipoti di un’epoca che ha rigidamente conformato i cappelli in una strettissima gamma di forme “accettabili”, e viviamo tutt’ora in un mondo occidentale che li ha quasi completamente cancellati dai costumi sociali, quindi fatichiamo a capire la passione per l’appariscenza dei nostri antenati.

Stanco della misera offerta del mercato, ho ben pensato di prendere in mano un mestiere e sperimentare le gioie e i dolori dell’artigianato del feltro. Le difficoltà di questa impresa sono minori di quanto potreste immaginare: il feltro è un materiale che va parecchio di moda tra le maniache dei lavori a mano, gli alternativi e gli ambientalisti, gente dal quale è generalmente usato per borse, drappeggi e cappellini lisergici e decisamente kitsch. Grazie a questo sottobosco, però, non mancano i corsi e i libri ad esso dedicato.

La produzione del feltro non richiede strumenti particolarmente elaborati, nè un laboratorio specializzato: una cucina è il posto perfetto per feltrare, dato che consente un rapido accesso ad una fonte di acqua e ad un lavabo di buone dimensioni. Serviranno inoltre:

  • Lana cardata (la materia prima)
  • Sapone
  • Acqua calda
  • Una tovaglietta di bambù o quadrato di pluriball (o un’altro robusto foglio di materiale plastico vescicato da imballaggio similare)
  • Una zanzariera, uno scampolo di tulle o un’altra retina
  • Un foglio di politene robusto
  • Una ciotola, bicchiere o altro strumento similare
  • opzionale, ma utile, un rotolo di schiuma plastica da piscina

La lavorazione non è davvero complessa: sappiate che è necessaria pazienza, intuito ed un buon materiale di partenza, come i tops in lana merino. Questo tipo di fibra è così adatta a fare il feltro che praticamente si metterà a parlare per correggere i vostri sbagli!

Il segreto è che la lana vuole feltrare, pare essere un’attività che le piace. D’altro canto è un materiale “vivo”, che prende forma solo attraverso la vostra sapiente manipolazione e che talvolta ha intenzioni tutte sue. Non entro nei dettagli del procedimento, ci sono già tutorial abbastanza esplicativi a portata di Google.

I miei primi esperimenti sono poco seri, ma mi stanno consentendo di “dialogare” con la lana e sperimentare. Finora ho creato uno scampolo e una specie di “tasca”, una forma embrionale e un po’ deforme del mio primo vero progetto futuro, un borsellino per le monete da appendere alla cintura.

Se osservate le immagini della galleria, vedrete uno scampolo di feltro di tre strati, ed una più robusta “tasca deforme” di cinque strati. Vedremo in futuro se sarò capace di fare di meglio!

Se vi ho affascinato, mi permetto di darvi due o tre dritte su dove rivolgervi per un buon inizio:

  • Mi sono approvvigionato di lana cardata da Gruppo Colle SRL. Sono stati rapidi e i costi non sono disastrosi. Consiglio di iniziare dai tops in merino non colorati, che penso siano la cosa più economica e “base” sul mercato! Perchè approvigionarsi online? La risposta è abbastanza semplice: non ci sono tantissime mercerie che riforniscano di lana cardata. Ma se siete intraprendenti davvero, iniziate a guardarvi attorno e scoprire quali opportunità ovine “glocal” offrano gli allevatori della nostra penisola!
  • Quanto alla documentazione, come detto trovate molti dati su internet. Se volete un riferimento stampato, però, consiglio vivissimamente questo libro, Uniquely Felt. E’ un’incredibile bibbia, nonostante il gusto estetico orrendo dell’autrice!
  • Per finire, altre utili informazioni sono recuperabili su questo bellissimo sito.