Intervista ad Andrea Rudatis

Intervista ad Andrea Rudatis

16/12/2009 4 Di Giorgio Fonda

Quest’oggi pubblichiamo un’intervista ad uno tra gli studiosi, a nostro avviso, più autorevoli nell’odierno panorama della scherma storica in Italia: Andrea Rudatis, 35 anni, una laurea in filosofia e un lavoro nell’ambito della formazione. Ma cominciamo subito la trascrizione di questa intervista chiedendogli:

7C) Da quanto tempo pratichi la scherma storica? E come ti sei avvicinato ad essa?

A.R.) Pratico scherma antica da oltre 10 anni sotto la guida del Maestro Massimo Malipiero, occupandomi essenzialmente del periodo che va dalla fine del XIV alla fine del XVI secolo. Fin da piccolissimo, praticamente da quando ho ricordi, sono stato affascinato dalle armi e dalle armature dei cavalieri europei, che vedevo così diverse da quelle orientali o alla Zorro proposte da film o pratiche sportive, e mi sono sempre chiesto come si usassero. Non credevo, però, che fosse possibile imparare come utilizzarle. Nonostante la mia insipienza, già allora mi raffiguravo nella mente un’arte marziale molto evoluta e raffinatissima, ma non osavo pensare che qualcosa fosse sopravvissuto.
Nel gennaio del 1999 ho avuto la fortuna di incontrare la Compagnia de’ Malipiero e ho scoperto che era possibile studiare le tecniche di uso delle armi che mi avevano sempre affascinato: qualcosa era rimasto… e quel qualcosa era un insieme di tecniche raffinatissime e letali. Da allora, mi sono dedicato alla riscoperta di questo patrimonio con tutta la passione, l’impegno e la costanza di cui sono stato capace.
Dopo anni di lavoro silenzioso, nel 2008 ho ottenuto il titolo di Magistro Scholare Medievale dall’Accademia Nazionale di Scherma e nel 2009 quelli di Magistro Medievale e di Magistro Scholare Rinascimentale. Oggi, oltre a continuare a studiare e a tirare con la Compagnia de’ Malipiero a Udine, vorrei mettere a disposizione di altri i risultati del mio lavoro aprendo una sala d’armi nella mia natia Treviso.

7C) Attualmente in Italia il panorama della riscoperta della scherma nel suo retaggio storico è molto variegato. A tuo parere quali sono le modalità più proficue per approcciare la scherma storica e perché?

A.R.) Credo che oggi la scherma antica debba fare un passo importante per uscire dalla dilettantesca approssimazione che spesso la ha contraddistinta, evitando al tempo stesso la trappola dell’agonismo a tutti i costi.
Intendo dire che oggi si cominciano ad avere a disposizione tanto una grande quantità di materiale teorico (cioè di trattati, volumi dedicati nei secoli all’arte della scherma), quanto persone con 10 o 15 anni di esperienza di combattimento sulle spalle, ma ancora non ci siamo con i risultati. Se guardo combattere due schermitori olimpici, due pugili o due esperti di arti marziali, vedo persone che mostrano abilità inconcepibili per un profano; se guardo combattere due cultori di scherma antica, molto raramente ho questa impressione.
Credo che lo scopo della scherma antica oggi sia raggiungere la percezione di una superiorità tecnica tra l’esperto e l’inesperto e per farlo è necessario partire con umiltà, costruendo solidi fondamentali e avendo il coraggio di modificare le proprie opinioni, evitando da un lato le giocolerie di scontri preparati per fare spettacolo e dall’altro l’agonismo. Credo opportuno spendere due parole soprattutto sulla trappola agonistica, che oggi mi sembra la più infida: in una condizione di complessiva povertà tecnica, infatti, la necessità agonistica di segnare un punto non può che influire negativamente sulla buona esecuzione delle tecniche. Inoltre, occorre ricordare che le tecniche della scherma antica non sono pensate per segnare un punto, ma per eliminare un nemico: riducendole all’agonismo, inevitabilmente si alterano e si snaturano.
L’approccio più proficuo, secondo me, è ricostruire il gesto partendo dalle basi, con calma e pazienza, e affidando la fiducia sulla bontà della tecnica più alla perfetta esecuzione formale che alla spettacolarità o al fatto di arrivare a bersaglio un microsecondo prima dell’avversario. In pratica, il modo migliore di fare scherma antica è uno studio basato su scontri controllati con riproduzioni di armi che ricordino il più possibile gli originali.

7C) Quale fra i tanti stili che si sono susseguiti nei secoli hai deciso che è “il tuo”? In poche parole, con un’arma in mano cosa preferisci fare in assoluto?

A.R.) Difficile parlare di preferenze assolute: ogni arma ha la sua specifica bellezza, e nel mio percorso ho assaggiato un po’ di tutto fino alla striscia del XVII secolo. Se dovessi fare una scelta, però, se dovessi affidare la mia vita a un’arma, il mio cuore andrebbe alla spada a due mani, che ho studiato con cura e amore sia in armatura che senza, per la scherma medievale e alla spada da lato a una mano del XVI secolo, sola, accompagnata dal pugnale o accompagnata dalla cappa per la scherma rinascimentale.

7C) È anche lo stile che preferisci insegnare?

A.R.) Sì, mi piace insegnare soprattutto la spada a due mani: è uno stile pulito, schietto e estremamente tecnico, ma micidiale. Lo uso come base per gli insegnamenti in tutte le altre armi, insieme alla lotta a mani nude, altro elemento a mio avviso imprescindibile per una corretta esecuzione delle tecniche della scherma antica.

7C) La scherma storica per te è sport, arte marziale o rievocazione?

A.R.) Per me la scherma antica è essenzialmente un’arte marziale, intesa nel senso più ampio: una disciplina in grado di formare il corpo, la volontà e lo spirito di chi la pratica. Per me la scherma antica è stata soprattutto la possibilità di essere me stesso meglio di quanto non avrei potuto essere senza di essa, e la vorrei riproporre così ai miei allievi. Essere migliori è un’arte, nella scherma antica si combatte (quindi è un’attività marziale), ergo la scherma antica è un’arte marziale.

Verona 2009 - il magistro Rudatis e il magistro Morbioli impegnati in un assalto all'aperto

Verona 2009  – il magistro Rudatis e il magistro Morbioli impegnati in un assalto all’aperto

7C) Qual è il tuo atteggiamento nel confronto dei “combattimenti liberi” all’interno della tua palestra? Fanno bene all’arte o fanno male? Quali sono i requisiti perché due allievi siano pronti a uno scontro libero?

A.R.) I combattimenti liberi, a mio avviso, sono fondamentali. Senza, la scherma storica resta incompleta… oltre a essere molto meno divertente! Senza una pratica libera, una persona può essere un ottimo ballerino o un grande stuntman, ma non è un combattente.
Ovviamente, visti scopi e strumenti usati nella scherma storica, va costruita una cultura della sicurezza. Per questo, a parte l’uso di un minimo di protezioni adeguate, nella mia sala d’armi due allievi sono ritenuti pronti a scontrarsi quando il loro corpo, la loro spada e il loro spirito sono pronti. Il corpo è pronto quando è capace di eseguire con fluidità, sicurezza e correttezza le tecniche, la spada è pronta quando si fa guidare dal corpo e non pretende di guidarlo, lo spirito è pronto quando ha compreso che lo scontro è una relazione che aiuta a crescere, non la ricerca della vittoria con ogni mezzo.
Cerco di insegnare ai miei allievi che combattere, nella nostra scherma, è un modo per esprimere al meglio se stessi, e qualche volta l’espressione migliore della nostra persona è accettare un colpo o una presa dall’avversario, perché anche questa è una conseguenza delle nostre azioni.

7C) Ma quindi la “vera scherma” qual è? È possibile oggidì praticarla?

A.R.) La vera scherma è quella che si fa all’interno delle regole con le quali è stata pensata. Nel suo ambito, la scherma olimpica è vera scherma, così come la scherma antica come io la vedo e la insegno è vera all’interno del sistema a cui appartiene. Quindi, secondo me, sì, oggi si può fare vera scherma. Anzi, direi che se ne fa di falsa solo quando si cerca di passare indebitamente concetti e tecniche da un sistema a un altro senza dichiararlo apertamente, o, peggio, sfruttando il fascino e il significato di una parola per fare qualcosa di completamente diverso.

7C) Quali sono i tre libri che consiglieresti di leggere ad un perfetto neofita per introdurlo allo studio della scherma storica?

A.R.) A un perfetto neofita direi di non perdere tempo a leggere, ma di venire in sala a praticare. Scherzi a parte, non potrei certo consigliargli dei testi per le tecniche che contengono: sarebbe troppo doloroso rinunciare a tante cose ottime solo per restare nel numero dei tre libri.
Gli consiglierei tre libri che, secondo me, esprimono bene i valori fondamentali che la scherma antica richiede: l’umiltà, lo studio, la dedizione all’arte, l’applicazione costante, la disponibilità, il rispetto. Gli direi: “Per capire come scrive e come pensa un Maestro, leggi Il fior di battaglia di Fiore dei Liberi, l’Opera nova di Antonio Manciolino e Le regole della scherma di Francesco Antonio Marcelli”.
A pensarci bene, però, forse dovrei dirgli io quali passi leggere e quali saltare…

7C) A proposito dei trattatisti del passato e dei loro scritti ci è capitato di sentire spesso: “Queste tecniche nella realtà non funzionano!”. Cosa ne pensi?

A.R.) Credo che sarebbe più onesto dire: “Non sono capace di applicare con efficienza questa tecnica”. In anni di pratica, mi è capitato troppo spesso di valutare inutile una tecnica per poi trovarmi ad usarla in una specifica situazione o, peggio ancora, a maledirmi per non averla imparata.
È vero che alcuni autori sono più inclini di altri alla spettacolarità, ma nel complesso credo sia meglio applicare la norma che il trattato ha ragione e che le tecniche funzionano. Siamo noi a dover lavorare per capire come.

7C) Meglio Conan il Barbaro o Zorro?

A.R.) Sicuramente meglio Conan: le ragazze sono meno vestite, si beve molto più vino e il Male (cioè individui reputati fastidiosi a insindacabile e apparentemente arbitrario giudizio dell’eroe) viene eliminato molto più radicalmente! O forse la domanda si riferiva alle tecniche di scherma?

Se voleste contattare direttamente il Magistro Rudatis per informarvi sulla possibilità di frequentare la sua sala d’armi a Treviso o per approfondire qualche argomento riguardante la scherma nella storia vi lasciamo il suo contatto G+

La sala d’armi del distaccamento trevigiano della Compagnia de’ Malipiero è intitolata a Giacomo di Grassi, dal nome del grande schermitore del XVI secolo, autore di un bellissimo trattato, Ragion d’adoprar sicuramente l’armi da offesa sì come da difesa, tradotto anche in inglese gia alla fine del 1500, che fu attivo a Treviso.


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I corsi si terranno il martedì dalle 20:30 alle 22:30 presso la palestra dell’Istituto tecnico Alberini a Lancenigo; causa vacanze di natale, la prossima lezione sarà il 12/01/2010.

Vi consigliamo di non farvi scrupoli a contattarlo, perdereste un’ottima occasione!