Ceramiche graffite e invitriate

30/03/2008 0 Di Giorgio Fonda

In data 28 marzo 2009, in occasione di “Armi e Bagagli” a Piacenza, io ed alcuni soci della “7C” siamo partiti alla volta della fiera: scopo dell’uscita, andare a caccia di nuovi equipaggiamenti per il nostro campo storico.

Il set di ceramiche che vedete nella prima foto è stato uno dei nostri acquisti. E’ composto da: cinque scodelle (D 18cm circa), cinque bicchieri (D 10cm circa), una brocca (H 25 cm circa) ed una salsiera.

La scelta di queste particolari ceramiche è stata influenzata dalla lettura dell’intervento intitolato “La ceramica di Trieste nel basso medioevo” di Pietro Riavez pubblicato sul catalogo della mostra “Medioevo a Trieste: istutizioni, arte, società nel trecento” .

Le altre foto mostrano alcuni reperti esposti nella sopra citata mostra. In particolare, queste ceramiche fanno parte della collezione Sartorio la quale comprende le così dette “ceramiche patriarchine”. Questa denominazione suggerisce una provenienza aquileiese. Questi manufatti sono un esempio del tipo di vasellame presente nel territorio del Friuli Venezia Giulia che sicuramente veniva usato anche a Trieste nei secoli XIV-XV.

Citando dal catalogo della mostra Marzia Vidulli Torlo (I Sartorio 1999, pag 91 cat. 35)

Caratteristiche le brocche a sviluppo verticale dal corpo biconico o arrotondato con fondo piatto e bocca larga trilobata. Lo smalto ricopre la maggior parte della parete risparmiando la zona inferiore del vaso, ricoperta da semplice vetrina che si estende anche a tutta la superficie interna; poco curati i disegni in verde ramina e bruno manganese. Contemporanea alla produzione della ceramica graffita, più comune per forme aperte come scodelle e piatti.

La creatrice delle ceramiche acquistate a Piacenza è Valeria Chiarabelli.