Metterci il montante

Metterci il montante

04/12/2009 6 Di Francesco Lanza

In Spagna con il modo di dire “metterci il montante” si intende “fare il paciere”. Chi mette il montante tra due litiganti, insomma, cerca di terminare un litigio. Ma da cosa deriva questo modo di dire e che cos’è un montante?

Il montante è uno spadone da due mani iberico, in media leggermente più piccolo del suo equivalente descritto dai bolognesi. Il suo scopo e il suo uso erano molto simili. Chiamiamolo zweihander, montante o spadone, poco cambia: è una gigantesca lama di metallo nata per il, usiamo un fantastico eufemismo tutto americano, “crowd control”. In Spagna aveva anche una funzione sociale, dato che era simbolo ed attrezzo del mestiere dei maestri di scherma. Essi la usavano anche per dividere i combattenti troppo focosi, e da qui, per l’appunto, meter el montante.

E qui giungiamo ad una persona interessante per noi combattenti storici e rievocatori, ovverosia Dom Diogo Gomes de Figueyredo, seguace del famoso Carranza e avversario schermistico di Luis Pacheco, il Maestro di Scherma del Re Filippo IV di Spagna. Questo gentiluomo ci ha lasciato un manoscritto recentemente tornato alla luce, Memorial Da Prattica do Montante, l’unico trattato su questa arma di cui si abbia notizia. Lo rende ancor più particolare il fatto che sia stato scritto nel 1651, epoca che generalmente immaginiamo popolata da picche e moschetti, o tuttal’più da sciabole e spade sottili dall’elsa complessa, rigorosamente brandite con una mano sola.

Che fosse arma da guerra o da duello (ed era potenzialmente tutte e due le cose assieme), il montante resta sicuramente un soggetto di oplologia, arte marziale e rievocazione affascinante. Ha avuto tanti parenti strettissimi in giro per l’Europa e qualsiasi informazione riusciamo ad ottenere sull’uso di un’arma del genere è preziosa.

Dom Diogo descrive 16 “regole” sull’uso di questa spada, ciascuna in versione facile e difficile (il che porta il totale a 32). Una regola secondo il linguaggio di Figueyredo è all’incirca un kata giapponese, un esercizio pensato per allenare il corpo e i riflessi ad un uso reale. Nel trattato troviamo regole per combattere contro numerosi avversari in una strada ampia, in uno stretto vicolo, su una nave, con una donna da proteggere dietro le spalle… Esempi di situazioni davvero affascinanti, quasi da romanzo di cappa e spada. Anche se in questo caso alla cappa conviene rinunciare :D.

Esiste una traduzione del Memorial in inglese ad opera di Eric Meyers e Steve Hick. Oggi ho notato un video creato da una coppia di texani (l’accento è davvero fenomenale), che tentano di mettere in pratica le ambigue direttive del nostro amico portoghese. Ho ovviamente deciso di allegarvelo!

Va aggiunta in calce la stessa considerazione fatta sull’azza: allenarsi con queste bellissime armi è sicuramente fantastico, ma cercate di evitare di colpire i vostri partner con uno spadone a due mani i cui pesi e le cui misure sono storicamente corretti. Anche se fosse completamente ricoperto da un’armatura ci sono buone probabilità di introdurlo a qualità del dolore finora inesplorate.