Aneddoti sulla famiglia Bardi

Aneddoti sulla famiglia Bardi

28/05/2010 7 Di Luca Venchi

Qualche tempo fa pubblicai un articolo che trattava della sfortunata sorte della famiglia dei Bardi, che però merita ancora qualche attenzione.

E’ nel bel mezzo del 1345 che si svolge la storia che vede per protagonisti tre membri di questa schiatta, Sozzo, Aghinolfo e Rubecchio di Lapaccio. I nomi sono già tutto un programma.Per fronteggiare la crisi economica avevano deciso di darsi alla creazione di monete false. Il rischio di cattura era altissimo, la pena per la falsificazione di moneta era generalmente la morte al rogo, il guadagno non sarebbe stato per niente rilevante e per l’operazione sarebbero state richieste un gran numero di persone. Ma questo ai tre parenti non sembrava importare: presero la loro decisione e si trasformarono da banchieri a falsari.
Come posto per nascondere la loro losca produzione, i tre scelsero la cima di un monte. Pensando che di solito il luogo preferito dai falsari erano le segrete dei castelli, dove fumi, rumori e operazioni di amalgama non potevano essere notati, la scelta di lavorare sulla cima di una montagna fu assolutamente sbagliata. Il luogo era stato messo a loro disposizione da un certo messere Bastardo de Manzano, al quale raccontarono di voler portare al pascolo delle mucche.

Il problema è che, al posto delle mucche, i tre portarono sulla montagna giorno dopo giorno decine di sacchi e attrezzi poco utili per il pascolo: la cosa insospettì gli altri contadini dei paraggi, che in poco tempo scoprirono l’attività criminale.

I processi a seguire portarono alla condanna di solo pochi individui, ma Sozzo, Rubecchio e Aghinolfo scapparono ben prima.

Nel 1350, Sozzo riuscirà ad ottenere la revoca di tutte le accuse pendenti sulla sua testa, risolvendo il tutto con la spesa di un po’ di denaro.

A questo punto l’idea di finirla con le attività illegali sarebbe stato il piano più sensato, ma come natura vuole il proverbiale “vizio del lupo” è sempre destinato a sopravvivere al pelo.

Infatti non appena ottenuta la regolarizzazione della sua posizione, Sozzo si rilanciò in un nuovo genere di affari: chiudere la strada tra Firenze e Bologna e aprire un valico alternativo, che i viandanti furono, a quel punto, costretti a percorrere. E così Sozzo ebbe modo di rapinare comodamente un gran numero di viaggiatori, prendendoli alle spalle ed approppriandosi di tutti i loro beni.
Nel 1362 divenne addirittura inviato della Repubblica, condizione nella quale morì, anni dopo, senza aver mai pagato per le sue colpe.