Mair, il falcetto e le armi dei contadini

06/11/2009 4 Di Francesco Lanza

Nel 16mo secolo Paulus Hector Mair ha commissionato la stesura di un manoscritto, un’opera omnia che lui desiderava rendere IL testo supremo sull’arte del combattimento. Ci è riuscito? Non ci è riuscito? Difficile dirlo, ma questo avido schermidore ha pagato caro il suo amore per il lusso e per i piani ambiziosi, al punto di morire sul patibolo, reo di aver speso il denaro pubblico per scopi personali.

Ma noi lo ringraziamo lo stesso, perchè il suo libro (in tutte le sue versioni ed incarnazioni) è assolutamente fantastico ed è unico nel suo genere. E, al contrario di qualsiasi altro manoscritto tedesco giunto finora, pare andare a pescare dettami e tecniche da altre tradizioni estranee a quella del Liechtenauer, che forse si è tramandata a noi in modo tanto efficace perchè caratterizzata da un’utenza borghese ed amante della parola scritta.

Secondo molti, per fare un esempio, i giochi di spada e brocchiero sono stati in parte ripresi proprio da quello stesso Lutegerus che noi della Septem studiamo. Secondo altri, il suo uso delle armi in asta non è imparentato se non alla lontana con quello del suo quasi-coevo Joachim Meyer. E poi, beh, abbiamo le armi “contadine” come il flagello, la falce da grano e il falcetto.

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Tra tutte il falcetto ha forse il fascino più immediato: siamo abituati a vederne di identici in qualsiasi negozio di utensili e ci sono delle buone ragioni per ritenere che le tecniche descritte da Mair fossero antiche come la terra sotto ai piedi di chi quei falcetti li usava per lavoro, ovverosia villici tedeschi non meno pronti a risolvere le liti con la violenza rispetto ai nobili che roteavano nello steccato giocattoli più costosi.

Se si guardano bene le immagini si scopre che il falcetto dipinto ha addirittura la lama seghettata. Pensavo fosse un uso scomparso, eppure pochi giorni fa mi sono imbattuto in questo. E’ una sensazione strana scoprire che i secoli passano ma alcuni oggetti restano immutati come lo scorrere delle stagioni.

Sebbene sia nato per fare strage di erba, un attrezzo come questo reca danni atroci ad una persona anche senza seghettature e persino quando priva di filo. Per chi volesse davvero esercitarsi con esso, forse sarebbe meglio orientarsi verso materiali meno pericolosi del ferro!

Eppure, l’interesse in queste tecniche “esotiche” è potenzialmente molto alto per un rievocatore appassionato, che vuole guardare oltre i soliti soldati e cavalieri. Il mio parere è che nonostante Mair ci parli da un’epoca piuttosto tarda per un medievalista, le sue pagine nascondono costumi antichi e brutali, adattissimi a chi preferische delle oneste calzabraghe ai complicati e coloratissimi pluderhosen a sbuffo che il trattato ritrae in centinaia di fogge diverse.

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Purtroppo al momento non esiste alcuna traduzione dal latino e tedesco del trattato originale, che è per l’appunto un’opera immensa e difficile da affrontare. So però da fonti certe che Jeffrey Forgeng, autore del famoso facsimile dell’I.33 e di quello di Meyer, ha completato da un po’ quest’impresa gargantuesca, ma non è ancora riuscito a pubblicarlo in una forma che renda giustizia a questo capolavoro dell’arte bibliofila. Aspettiamo speranzosi.

Siccome noi amanti delle tecniche di combattimento storico siamo tanti e davvero appassionati, nonchè pure un po’scemi, allego un filmato di un seminario che esamina con un certo dettaglio le tecniche di combattimento con il falcetto. Il resto della lezione la potete trovare qui.

Images Courtesy of Bayerische Staatsbibliothek.