Le jeu de la hache

05/11/2009 6 Di Francesco Lanza

Daultre part ledict Jeu est honnourable et proffitable pour la preseruation du corps humain noble ou non noble.

Nel novero dei manuali sull’arte del combattimento che possiamo considerare veramente antichi viene spesso scordato il primo trattato francese sulle arti marziali. Chiamato Le jeu de la hache, si tratta di un testo del primissimo 1400 scritto in Borgogna e dedicato unicamente alla graziosa arma conosciuta come “azza”, che si focalizza sul suo utilizzo nelle liste, non in guerra.

Nonostante la fluidità della terminologia medievale, possiamo riconoscere come azza qualsiasi arma in asta lunga come una persona o poco più (1,5-1,8m), dotata di un certo quantitativo di punte (generalmente una superiore, a mo’ di lancia, e un puntale in fondo) e di una sorta di martello ad una delle estremità. Alcuni esemplari avevano dall’altro lato del maglio anche una lama d’ascia, altre invece una tremenda punta a becco. Il trattato di cui parliamo oggi ha come presupposto l’uso di una versione con un becco uncinato.

Bellissima replica di azza di Arms & Armour. Al contrario di quella del trattato questa è dotata di una lama d'ascia.

Bellissima replica di azza di Arms & Armour. Al contrario di quella del trattato questa (ispirata ad un modello del 1470 ca.) è dotata di una lama d'ascia.

I corpi umani tenderanno sempre a considerare un’azza come “una pessima notizia”, indipendentemente dal numero di punte, dal suo peso e dalla lunghezza. Sarebbe folle affrontarne una senza un’adeguata protezione, pur essendo armati allo stesso modo come capiterebbe in un duello giudiziario medievale. I nostri antenati, in effetti, tendevano a giocare con le azze solo quando erano in armatura, il che se non altro prolungava leggermente il divertimento. Le jeu de la hache, al contrario di alcuni manuali successivi, parte dal presupposto che i combattenti siano corazzati pesantemente e che quindi si muovano con un passeggio prudente ed eretto.

I tedeschi di un paio di generazioni successive sembravano fare a meno dell'armatura. Sarà per questo che sono tutti morti? - Dal trattato di Talhoffer, 1467

Se si eccettua una corazza che copre il petto (Davide mi fa notare che quello è solo un farsetto), i tedeschi di un paio di generazioni successive pare rinunciassero alle armature. Sarà per questo che sono tutti morti? - Dal trattato di Talhoffer, 1467

Come già detto il manuale è dedicato agli scontri giudiziari, all’interno di uno steccato. Alcune delle manovre descritte, infatti, denotano un certo rispetto per la vita dell’avversario, offrendo l’opzione di spingerlo al di fuori del campo di combattimento invece che dal novero delle creature viventi. Il terribile becco viene in genere usato amabilmente per agganciare le gambe dell’avversario e rovesciarlo più che per aprirlo come una scatoletta. Insomma, i francesi medievali, nonostante avessero l’hobby di inchiodare i gatti ad un palo per la coda e di ucciderli a testate, rispettavano cavallerescamente la vita dei propri nobili avversari.

Da un rievocatore una volta mi è stato detto che combattere in armatura completa con le azze non è così pericoloso. Non ho alcuna esperienza di quella che i tedeschi chiamano harnishfechten, nè ho un’armatura se non di tessuto, quindi parlo a puro livello teorico…. Ma francamente non ci vuole un genio della fisica per rendersi conto delle leve e dei pesi coinvolti nell’uso di un’azza, quindi esorterei gli aspiranti appassionati alla prudenza.

Di questo trattato esistono varie trascrizioni. Qui trovate un’originale francese, mentre le traduzioni inglesi su cui lavorare sono ben due: quella (un po’ superata) di Sydney Anglo e quella nuova e rutilante di Jason Smith.

Per completare, aggiungo un video di alcuni marzialisti storici inglesi impegnati in un lavoro di interpretazione di questo antico testo. Stanno cercando critiche e suggerimenti sul loro lavoro.

Immagine dell’azza courtesy of Arms & Armour.