Scherma nella Nebbia – V° Allenamento con gli Appesi

Di nuovo persi nelle Nebbie di Avalon… ad Asola! Il 10 e il 11 dicembre abbiamo partecipato all’ormai annuale incontro con la Sala d’Arme dell’Appeso, che questa volta ha preso la forma d’un workshop di studio e approfondimento di scherma condotto da Maciej Talaga, istruttore di ARMA-PL di Varsavia. Oh, miei cari lettori, era certamente una gemma schermistica che brillava di letale eleganza. Ormai andare ai raduni degli Appesi di Asola è garanzia di qualità, al punto che si fa fatica a trovare qualcosa di nuovo da dire per tessere le lodi di tale sala d’arme. Possiamo ricordarvi per esempio che Davide Morleo e Francesco Viola sono i pilastri portanti del gruppo, grandi appassionati e competenti nell’Arte e nella pratica del fitness, e che hanno avuto un successo straordinario nel coltivare l’entusiasmo nella loro agguerrita Sala d’Arme. Oppure possiamo sottolineare che gli Appesi si sono fatti conoscere con la loro presenza all’interno del panorama italiano HEMA da anni a questa parte, ma non solo, sono diventati un punto di riferimento torneistico mondiale. Potrei celebrare le brillanti imprese di un fenomeno internazionale come Federico Dall’Olio, potrei innalzare un peana per il suo primo posto al torneo di spada lunga dello Swordfish 2016, ma non lo farò. Lascerò che il mio silenzio renda l’idea dello spessore marziale della Sala d’Arme dell’Appeso e dei suoi membri: shh, non fate rumore, che gli Appesi potrebbero sentirvi e venire a distruggervi a furia  di sparring! Ma parliamo del gioiello che è stato questo ultimo workshop,  e dei suoi diversi temi relativi alla spada lunga: bilanciamento durante il combattimento concetto di tempo e cambio del ritmo durante l’assalto precedenza di punta dell’arma nell’attacco differenza tra azione pianificata e azione spontanea concetto di “finta” uso di alcuni concetti psicologici base nel combattimento Il nostro istruttore è stato il Presidente del ARMA-PL Maciej Talaga un ragazzone quasi trentenne con un notevole curriculum schermistico alle spalle, sia olimpico che storico. Con le tecniche presenti nei trattati: MS 3227a “Döbringer”, e Ringeck, il tutto attraverso la visione di ARMA-PL. Sin dai primi momenti dell’apertura dell’evento io, Davide, Riccardo ed Eis siamo rimasti stupiti dalla lezione teorica. Ci aspettavamo quasi una presentazione in PowerPoint che esponesse delle fonti trattatistiche e delle conclusioni tecnico teoriche, invece siamo stati colpiti in faccia da un’esposizione tecnica che analizzava la gestione del combattimento in chiave tedesca piuttosto lucida e puntuale. Decisamente indispensabile per poter comprendere l’attività del resto dell’evento. Proseguendo nel pomeriggio abbiamo potuto assaggiare una serie di esercizi di riscaldamento orientati in parte verso la coordinazione motoria e in parte verso la progressiva acclimatazione dei partecipanti al ritmo della lezioni. Dopo aver inserito le basi di uno stile comune e di alcuni concetti che sarebbero stati ripetuti per tutte le due giornate, abbiamo chiuso la giornata con un esercizio di sparring che i polacchi chiamano Fechtschule (dal tedesco scuola di scherma). Riassumendo molto alla veloce, ci si mette sulla riga del lato lungo della palestra e si aspetta di essere scelti da un contendente per un assalto di scherma, il primo a essere colpito torna in riga e chi resta sceglie un altro con cui fare sparring. Se ci sono dei doppi starà alla sportività dei contendenti dichiararlo e andare entrambi in linea, facendosi sostituire dai primi della riga. Starà al Maestro di Cerimonia presiedere alla Fechtschule e dare ordine e impostare i primi assalti, moderare l’intensità secondo le proprie valutazioni per eliminare il vigore scriteriato e l’indecisione dovuta all’eccessiva cautela. Il tutto prosegue finché il Maestro di Cerimonia non batterà il suo enorme bastone (si spera non sulle gambe di qualche indisciplinato) per dichiarare chiusa la Fechtschule. A questo punto viene dato un sasso ad ogni partecipante che deciderà di consegnarlo a chi ha più apprezzato come contendente, quello che risulterà possedere più sassolini sarà il vincitore morale della Fechtschule e il suo nome sarà messo con una targhetta sul bastone che fa da simbolo per il Maestro di Cerimonia. Il secondo giorno, dopo aver smaltito nella notte le fatiche del primo giorno (e la cena erculea), ci siamo dedicati a rielaborare i concetti assorbiti, con l’obbiettivo di potenziare, grazie a una serie di esercizi, la nostra capacità di trasferire nozioni schermistiche, ed incrementare così le capacità di uno studente, che sia esso alle prime armi o sia un veterano che cerca di affinare alcune abilità o coprire sue lacune. Di certo insegnare è un’Arte e che c’è chi è più propenso di altri a tale ruolo, ma di sicuro uno dei cardini importanti è la passione (oltre che lo studio). Se questo articolo fosse una brutta copia del Döbringer, con la sua passione tutta medievale per gli elenchi, allora dovrei iniziare a citare almeno altre trenta caratteristiche uniche per descrivere tutto quello che serve a un istruttore capace. Mi limiterò a citarne due, visto che siamo nel secolo dei tweet: servono la volontà di prendersi questa responsabilità e sapere che c’è sempre da migliorare. Detto questo l’esperienza con Maciej e gli Appesi è stata sicuramente molto stimolante. Non mancheremo di metterla a frutto. Grazie Maciej e grazie Appesi da tutta la SeptemCustodie
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Il giorno di Meyer

Gli amici dell’associazione slovena Academia Artis Dimicatorie organizzano da un paio d’anni l’evento chiamato Meyer’s Day, che come lo stesso Roman Vučajnk descrive “…è una scusa per trovarsi con amici vicini e lontani per praticare un po’ di sana scherma”.
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Incontro con Maarten Kamphuis e le sue invenzioni

La SocietasDuellatorum organizza da ormai anni incontri e seminari, la SeptemCustodie ha partecipato (o addirittura condotto) molti di questi stage, ma Domenica 02 Marzo c’è stato qualcosa di diverso, un incontro con Maarten Kamphuis, un ingegnere olandese di 32 anni che ha fondato una sua società che costruisce e vende attrezzi per la scherma storica. Detto così potrebbe sembrare un rivenditore di guanti da lacrosse, ginocchiere, maschere, giacche e protezioni varie, oppure un altro fabbro che presenta le sue federschwert. Niente di più sbagliato, l’ingegner Kamphuis ha costruito e realizzato la prima spada con lama retrattile funzionante con tanto di lama gommata che assorbe il danno da taglio. Ma non solo, ha anche prodotto e venduto in più versioni la SwingSword: una guardia di spada con un peso ben calibrato per simulare il peso di una lama, un’idea geniale per potersi esercitare con la spada nel proprio soggiorno senza rompere la collezione di cuccioli di cristallo della mamma, (nda: io la uso spessissimo mentre leggo il Meyer). Appena arrivato in palestra mi aspettavo alcuni cenni alla tesi di cui abbiamo parlato qualche annetto fa (vedi link), magari forse avrei potuto vedere qualche foto della spada “Indes” e forse forse poterla toccare dal vivo, ma invece mi sono trovato ad assistere alla sua presentazione di tesi, tra calcoli e formule (che grazie al cielo riuscivo a seguire) e tra grafici, foto e filmati ho ricevuto una più che soddisfacente infarinatura su quali sono le caratteristiche strutturali e fisiche di una spada, oltre che l’interessante capacità che il ferro ha e che altri materiali quali il nylon, il legno e lo shinai non possiedono affatto. Assistere all’analisi dei punti di bilanciamento di un’arma e delle varianti per ridurre o aumentare particolari caratteristiche è stato più affascinante. Vedere come al momento la miglior spada a due mani d’allenamento è la federschwert, per via della sua notevole riduzione di massa sulla lama e per via del suo particolare bilanciamento moderato, mi ha personalmente consolato, e mi ha anche fatto piacere che abbia comunque i suoi difetti fisici, dovuto al fatto che è comunque un adattamento ben pensato di un’arma che è fatta per tagliare ed essere capace di conficcarsi con facilità nel corpo di qualcuno, trapassandolo da parte a parte. Una feder è priva di lama tagliente e con con un ridotto carico può arrivare a contatto di taglio riducendo al minimo gli effetti dirompenti che un lungo profilo dovrebbe produrre. Per quel che riguarda i colpi di punta, invece, può smorzare il tentativo di penetrare nella carne semplicemente flettendo. Sui colpi di punta tornerò tra qualche riga, ma prima voglio precisare un concetto molto interessante: una spada per tagliare bene, ma anche per resistere a una forza potenzialmente distruttiva come un’altra spada (vedi parate o abbattimenti vari), deve essere un buon gioco di compromessi tra lo flessibilità e tenacia superficiale (Davide Giurissini vi direbbe: “come le patatine, croccante fuori tenera dentro”), ecco perché a differenza di altre armi simili tende a non essere affilata come un rasoio, ma piuttosto ad avere una intrinseca robustezza strutturale, che le permette di assorbire gran parte degli impatti rovinando semplicemente il filo o subendo comunque una tacca relativamente profonda piuttosto che piegarsi o spezzarsi come se fatta di cristallo. Qui tocca tornare sulle punte: il difetto tipico di una federschwert sta nel fatto che comunque il colpo di punta non lo riesce ad ammortizzare completamente, o per meglio dire non lo ammortizza nel momento dell’impatto, ma semmai una volta che la sezione del vertice ha già scaricato il colpo sul corpo avversario. Solo allora la lama fletterà e non continuerà a premere sul punto nel doloroso tentativo di affondare dentro i tessuti molli. Questo dettaglio, che ho sempre sottovalutato, viene invece considerato dalla progettazione della spada che il Maarten ha costruito, inserendo nell’elsa una molla che ammortizzi questa prima fase dell’impatto di punta. Posso dire che la fattura è di prim’ordine e che il risultato è eccelso. Un altro aspetto che questo prototipo è chiamato a dover affrontare è quello di riuscire ad annullare le fratture alle ossa e gestire la risposta al legame. Due dettagli risolti in una volta sola, presentando una lama flettente come di una qualsiasi feder ma che in più nell’ultimo terzo possiede una superficie di lama completamente foderata da un siliconide gommoso semi rigido. Gli effetti sono stati documentati con dei colpi calibrati in laboratorio grazie a dei bracci meccanici a pesi variabili e con l’uso di una testa di maiale da macello come bersaglio. Persino con un esame ai raggi-X per verificare possibili fratture i risultati sono stati “divini”, nessuna frattura, nemmeno minima. La prova del legame ha a sua volta restituito un ottimo risultato, tanto che potremmo considerarlo il miglior simulatore di legame tra lame. Oltretutto la parte di piatto è comunque metallica, e quindi non interferisce con altre situazioni che la scivolosità dell’acciaio per operare. Eccelsi risultati quindi per una spada che al momento è solo un prototipo: i costi di produzione e di vendita sono ancora piuttosto elevati purtroppo, quindi decisamente c’è ancora del lavoro da fare. Un oggetto del genere, quindi, pur essendo realizzato a regola d’arte, non troverà a breve spazio nella sala d’arme di qualcuno a causa del fattore economico. Chissà che le nuove tecnologie non riescano ad abbattere i costi, se così fosse sicuramente potrebbe diventare uno strumento da sparring e da torneo decisamente ideale. La SwingSword è un attrezzo di studio ed allenamento piuttosto bello e Maarten ne ha già prodotte in varie versioni, sia per venire incontro alle necessità di chi vuole una particolare forma, sia perché con il tempo i metodi per costruirla sono cambiati. Quando vidi la prima versione allo Swordfish 2011 decisi che una l’avrei presa di sicuro. Un’elsa che simula il bilanciamento di una spada intera è utile per chi vuole allenarsi a casa in poco spazio o semplicemente vuole portarsi dietro qualcosa per esercitarsi in drill e stucke senza 1 metro e 30 cm circa di barra di metallo che esce in modo sospetto da uno zainetto o una valigia XD. C’è chi la ritiene semplicemente una spada tronca, io posso dire che l’ho usata e la uso ancora per esercitarmi soprattutto a casa, in soggiorno o in corridoio. Ooter ripassare delle stuck o dei drill senza aver mai rotto, ammaccato o infranto niente di casa è un ottimo risultato :D. Altro gadget insospettabile: è stato presentato anche il tabellone elettronico di presentazione dei concorrenti usato in molti tornei internazionali HEMA, adesso so chi ha fatto quelle icone di presentazione che si vedono allo Sworfish e non solo. Kamphuis ci ha fatto vedere anche uno studio sulle geometrie che dominano la spada a due mani. Posso solo dire che il rapporto tra le varie misure è particolarmente interessante, in effetti c’è una relazione quasi mistica tra la lunghezza della guardia, il punto di bilanciamento dell’elsa e quello della lama, fino a presentare una diretta relazione con la successione numerica di Fibonacci. Ok magari questo potrebbe risultare superfluo o addirittura un overthinking, ma la presentazione è stata ben realizzata e mi ha fatto capire molto di più alcuni rapporti di costruzione. Alla fine Marten ha anche presentato la spiegazione strutturale della scanalatura che hanno molte spade, e oltre a essere un modo per ridurre il materiale usato e quindi ridurre il peso modificando il bilanciamento, è anche un modo brillante per dare stabilità e rigidità a una lama. Si può fare un’analogia diretta con i profili ad H che vengono impiegati nell’edilizia, che scaricano la forza che porterebbe a flettere e curvare lontano dal centro del profilo metallico, ma semmai scaricandolo agli estremi ottimizzando la resa. Nell’inframezzo espositivo si è ben pensato a un bell’allenamento fatto con Maarten, che ci ha presentato un interessante modo di effettuare un Krumphau ed esplodere in un taglio ascendente e poi discendente che sfrutti la torsione del busto e del bacino. Ho ritrovato la solita cara, scomoda ma geniale posizione di piede che il Meyer tratta e usa per aprire il bacino e ho potuto notare la notevole elasticità che richiede per poter far funzionare questo movimento. Da notare che tutto l’allenamento non ha comportato l’uso di nessuna protezione, pur trattandosi di uscire dalla linea d’attacco ed effettuare un krump per poi tagliare di filo corto il volto dell’avversario con un unterhau. Per terminare la tecnica si sfruttava la spinta per tornare con un oberhau sul cranio. Dopo questo diversivo ludico siamo tornati al vivo della riunione e siamo passati alla presentazione del progetto Pro-Gauntlet di Maarten Kamphuis e del suo socio Youval Kuipers. Cercando di essere sintetico ma chiaro: l’obbiettivo del progetto prevede il riuscire a realizzare un tipo di guanto fatto per preservare le mani da qualsiasi impatto di spada e allo stesso tempo consentire la massima maneggevolezza possibile. Oramai un anno fa è partito il crowdfunding di questo progetto (vedi sito indiegogo.com) e ha accumulato un totale di 20.000 euro. La cifra è più che sufficiente per riuscire a realizzare la prima versione del prodotto, anche se ci si aspetta che le versioni successive apporteranno ulteriori miglioramenti. Maarten ci ha fatto vedere un prototipo che non ha niente a che fare con il prodotto definitivo, tanto per essere chiari, ma che serviva come primo modello di studio per poi poter raccogliere i primi dati certi. Era un guanto che a giudicare da come era ridotto doveva aver visto più mani di una chiromante. Su YouTube si possono trovare diversi video sul ProGauntlet e l’aver raccolto così tante critiche e impressioni ha permesso poi di presentare un ulteriore modello dall’aspetto migliore e dai materiali notevolmente più tecnologici. Il secondo modello era se possibile ancora più “work in progress” del precedente, tanto che era perfetto per le esposizioni e le presentazioni ma non poteva essere indossato per uno sparring, in quanto le sue varie parti erano lasciate libere e pendule proprio per poter vedere il come fosse fatto dentro. Un uso di materiali decisamente diversi, che sembravano urlare il loro immane costo per produrli – i risultati però erano piuttosto impressionanti. I materiali non newtoniani sono delle soluzioni polimeriche che modificano la loro viscosità a seconda dell’energia dell’impatto che ricevono. Tali materiali ovviamente sono ideali per produrre protezioni di vario genere, questo tipo di polimeri c’è stato presentato in diverse composizioni, dalla sottile gelatina che diventerà l’interno del guanto, fino alla strana plastica morbido-flessibile che si irrigidisce ogni volta che la si colpisce con un certa velocità e che aveva la forma delle nocche e le dita di un Transformer. Da bravo ingegnere però Maarten ha subito cercato di spiegare perché alcuni materiali avrebbero dovuto essere ancora rielaborati, modificati e cambiati. In effetti se una cosa la vuoi fatta bene ci devi mettere del tempo e difronte a un budget ancora piuttosto risicato le scelte che deve fare devono essere caute e ben cogitate, un atteggiamento che condivido e sostengo. Purtroppo questo significa che in un anno di lavoro il guanto è appena nella sua fase di collaudo per quanto riguarda la progettazione – penso che prima che arrivi ad essere creato il modello definitivo ci saranno altri crowdfunding da sostenere. Spero che qualche finanziatore serio riesca a riconoscere la validità del progetto, anche perchè al momento ci sono ancora delle difficoltà di costi elevati sia per quanto riguarda la produzione che il reperimento dei materiali. Il know how c’è, ma va regolato in relazione alla domanda: in teoria domani potrebbe produrne solo un centinaio a un certo prezzo e con certi mezzi. Ecco, magari questi potrebbero diventare i guanti ideali di HEMA per qualsiasi sparring (anche i più violenti), ma se li potrebbero permettere solo una persona su 50. A quel punto sarei comunque dubbioso sulla validità del prodotto, in quanto la sua rarità non permetterebbe di poter ricevere dei feedback significativi. I Pro-Gauntlet rischierebbero di diventare una leggenda, che qualcuno che conosci ha visto dal vivo una volta di sfuggita. Produrne di più invece implica una spesa iniziale più elevata e una domanda maggiore, ergo non solo ci dovrebbe essere una spinta ad acquistare l’articolo da parte dei nuovi praticanti, ma dovrebbe anche esserci un impulso da parte dei vecchi praticanti ad abbandonare i loro consueti guanti da Lacrosse, SparringGloves o guanti fatti con scaglie di duralluminio che Franz è riuscito a comprare qualche mese fa. Forse adesso esagero però prevedo per Maarten ancora qualche annetto di tribolazioni prima di riuscire a completare questo stupendo progetto. Per salutarci Maarten ha voluto chiudere con una canzone, cantata e suonata da lui. Già nell’allenamento si era capita la sua dimestichezza nel campo musicale, visti alcuni riferimenti ed analogie che faceva mentre cercava di comunicarci alcuni concetti, e io mi aspettavo una buona canzone senza troppe pretese … beh mi sbagliavo, la sua voce è pazzesca e suona proprio bene, tanto da potersi esibire ricevendo dei più che meritati applausi. Complimenti alla poliedricità! Detto questo se siete interessati a contattare Maarten Kamphuis e il suo socio Youval Kuipers per dei feedback, suggerimenti o voler supportare il loro progetto, loro saranno ben lieti di rispondervi. Note finali: se avete un progetto, un’idea, un sogno o il semplice prurito di fare qualcosa, non badate alle persone che vi diranno che non è possibile, che non si può fare o che vi porterà solo che disgrazie, la maggior parte delle volte chi vi dice questo tipo di cose è solo gelosa, perché non ha il coraggio di tentare, seguite i vostri interessi e le vostre aspirazioni. È molto meglio di non aver tentato e spesso porta un sacco di esperienza, che non si può ottenere in nessun’altro modo. P.S.:Ringrazio l’associazione Strategemmata di Treviso per il supporto fotografico e logistico … “adoro la pasta col pomodoro e non dover perdere il treno per tornare a casa”. P.P.S.: … e ringrazio anche Roberto Gotti per aver permesso tutto questo.
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Scherma nella nebbia! II° incontro con la Sala d’Arme dell’Appeso

Non è la prima volta che partecipo a un incontro schermistico con un gran numero di federschwert e non è la prima volta che partecipo a un incontro italiano con magari un ospite straniero, ma è decisamente il primo italiano, con un’ospite straniero E pieno di federschwert! Sarò strano, ma questa cosa mi ha commosso parecchio. Nella suggestiva cornice del comune di Asola, la Sala d’Arme dell’Appeso ha organizzato il 13, 14 e 15 Dicembre un incontro tra scuole con l’intento di condividere e confrontare le proprie idee tra vari gruppi HEMA di questa nazione, scegliendo di battezzarlo “II° Allenamento con gli Appesi” . Rispondendo alla chiamata, si sono presentati diversi rappresentanti di scuole che fino ad allora non ho avuto la possibilità di conoscere di persona: non solo un’occasione di studio, quindi, ma anche un’occasione per trasformare in veri amici quelli che finora erano solo profili di Facebook. Arrivati ad Asola solo sabato, ci siamo purtroppo persi la presentazione di Keith Farrell del libro “German Longsword Study Guide” (di K. Farrell e A. Bourdas), che è stata l’evento del venerdì sera. Mi sono subito accaparrato una copia per Franz con tanto di autografo e dedica! Come si dice a Trieste, ci siamo “cercati” per Asola per un po’, ma fortunatamente siamo piovuti davanti alla palestra puntuali, e abbiamo potuto fare le presentazioni di rito senza affanno. Rivedere gli Appesi è stato un mio personale piacere. Da bravi germanofili in Italia, trovare un gruppo che pratica e si interessa alla tradizione di Lichtenauer ad Asola, provincia di Mantova, è stata una santissima rivelazione. Gran parte dei gruppi italiani con cui ho avuto a che fare si sono sempre dimostrati straniti ed increduli di fronte a quella che loro definivano “scherma tedesca“. Sentir invece parlare i ragazzi della Sala d’Arme dell’Appeso con cognizione di causa e con semplicità di un argomento spesso bollato come estraneo o alieno alla “tradizione schermistica italiana” mi ha decisamente scaldato il cuore. Per la SeptemCustodie sapere di avere dei colleghi bene o male piazzati sulla stessa strada – quella di un approccio alla scherma europea senza confini o nazionalità – ci trasmette sicuramente quella calda sensazione di supporto morale di cui spesso sentiamo il bisogno. (nda.: “Grazie Appesi, molte grazie!!!”) Il sabato con Keith Farrell mi ha permesso di fare uno stage che avrei voluto fare sin da quando sono andato allo Swordfish 2011 con una mano rotta, (dove ho potuto partecipare solo allo stage di Kevin Maurer con il dussack). La sua presentazione di un assalto tratto dal Manoscritto 3227a chiamato anche Hanko Döbringer Fechtbuch è molto bella. Keith cura ogni singolo movimento e dedica la dovuta attenzione a ogni singolo passaggio. Si può parlare tranquillamente di un kata, che addestra chi lo pratica a sviluppare confidenza con il cambio di posizione della mano (invece di restare incollati come se si tenesse in mano un martello o la gola di nostra suocera) e a portare i colpi attraverso la corretta posizione del corpo, sfruttando completamente il peso, il movimento delle anche e ogni millimetro del nostro essere al solo scopo di poter generare il massimo risultato con il minor sforzo possibile, senza logorarsi con posizioni scorrette e senza ritrovarsi rigidi, impreparati e goffi. Una sezione rilevante di questo stage è dedicata a prendere confidenza con una situazione di combattimento trattata pochissimo, se non addirittura mai: il combattimento contro più avvessari. In questo Keith Farrell risulta piuttosto efficace nella presentazione e nella messa in pratica, giustificando in modo esemplare ogni singolo momento con una logica esemplare. Dopo la stucke del vecchio Hanko Döbringer, Keith ci ha presentato alcune stuck da un altro trattato chiamato Kölner Fechtbuch MS 7020 (il manoscritto di Colonia in Germania),. Il brano in questione presenta delle varianti piuttosto sostanziali dal solito sistema della scuola di Lichtenauer, portando un curioso rimescolamento delle solite abituali situazioni. Situazioni interessanti e da approfondire, che portano sotto al sole altre fresche visioni dell’uso della spada. Dopo aver chiuso gli allenamenti del primo giorno la nostra vera sfida è stata la cena! Un pasto come piace a noi, ottima cucina e ricchi piatti finché non si scoppia. (nda.: “l’uomo morigerato non soffrirà di indigestione, ma l’uomo ingordo non soffrirà mai di fame!” 😀 ). Il secondo giorno di allenamento è stato molto spassoso, perché abbiamo potuto partecipare a uno stage presentato dalla Sala delle Armi sulla tecnica di spada a due mani del Flos, rivedere questo materiale mi ha creato la giusta curiosità, anche perchè si trattava di esaminare con gli occhi di un totale estraneo un argomento che avevo deciso di accantonare anni fa, perché (almeno sulla carta) mi pareva un po’ inflazionato e studiato ossessivamente da tutti quelli che vedevo attorno. Inoltre provavo interesse per le idee proposte dagli stimati Jacopo Penso e di Davide Gallo, e mi sono lasciato convincere dalla loro interpretazione del trattato – Giustamente si trattava del Ludwig del Getty Museum, che a tutti gli effetti è uno dei più chiari e meglio scritti della varie versioni del Fior di battaglia. Ho apprezzato molto la visione di insieme e anche la loro propensione a dare fluidità e senso ad alcune situazioni presentate. Dopo un momento di pausa si è passati agli assalti di spada del Marozzo tenuto da Andrea Conti della Scuola d’Arme Fiore dei Liberi. Posto che secondo lui era tutto facile e ovvio – e che in effetti il bieco individuo li sapeva eseguire con notevole disinvoltura e semplicità – per me la comprensione degli assalti del Marozzo, per me mai visti prima, mi è risultata piacevole e confortante come una doccia gelata a febbraio. O per lo meno così è stato finché non ho capito alcuni passaggi chiave, che non mi hanno reso un maestro ma per lo meno mi hanno permesso di proseguire lo stage senza sentirmi un totale imbranato. Molto buona come occasione e grazie ancora ad Andrea. Alla fine di questi due stage ci si è dedicati allo sparring con gli Appesi e alla formazione di piccoli gruppi che hanno condiviso le loro personali esperienze su alcuni argomenti specifici, come ad esempio l’impugnatura della spada in certi casi specifici, alcuni passaggi di un certo manoscritto ecc. ecc. Io personalmente mi sono divertito a guardare Andrea Conti che restava stordito di fronte all’interpretazione della Rosen del Meyer spiegata usando il “Cade sub gladium quoque scutum” del I.33, giurando e spergiurando che è esattamente così che ho capito questo movimento. Ah, la serendipità delle intuizioni marziali. Ho poi pensato di dipanare con Andrea Conti la nostra interpretazione del Quadrato del Meyer: è stato un ottimo momento e ho apprezzato la sua ricettività, mai avuto studente più veloce ad apprendere. Ho talvolta la sensazione che il Quadrato del Meyer più che un esercizio è un insegnante, a cui il trattatista ha quasi donato una sorta di consapevolezza di sè, e quindi richiede di essere seguito senza altre persone attorno. Per questa ragione mi auguro che Andrea possa progredire con le lezioni del Quadrato, raccogliende sempre nuovi frutti. Alla fine mi sono buttato pure io nella mischia dello sparring e ho potuto divertirmi prima con lo sparring al primo sangue e poi con lo scemare dell’entusiasmo di alcuni mi sono fatto un po’ di sparring senza limiti di tempo e regole con più di qualcuno. In quei due giorni mi sono divertito, ho imparato più di qualcosa di nuovo e ho potuto conoscere o reincontrare tante persone meravigliose. Grazie ancora alla Sala d’Arme dell’Appeso e alle altre scuole che hanno potuto rendere questo evento semplicemente RIPETIBILE. A quando il prossimo?
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SeptemCustodie @ HEMA Celje 2013!

Hi. Do you speak English? The translation is just below the Italian gibberish! Per il secondo anno abbiamo avuto l’immenso piacere di partecipare a HEMA Celje, l’evento internazionale che sta progressivamente portando sulla scena internazionale la Slovenia, paese immensamente ricco di passione marziale. Per noi della SeptemCustodie questo evento ha un significato particolare. Per prima cosa, adoriamo i ragazzi sloveni, sia i nostri vicini di Ljubljana della Academia Artis Dimicatorie che quelli solo leggermente più lontani della Schola Pugnatoria Celeiana di Celje. Secondariamente, Celje è davvero molto vicina a Trieste, e un evento alle porte di casa ci ha permesso di riconnetterci con la fonte della nostra Arte, quella comunità di cuori e intenti internazionale che sta riscoprendo le grandi menti che nel passato hanno brandito le armi in Occidente. In un anno estremamente faticoso e problematico a livello personale per molti della 7C, è stata una boccata di ossigeno e motivazione.
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Il Boccaccio che non ti aspetti

Assieme alla spada, l’elemento identificativo delle rievocazioni medievali è certamente l’armatura. Molti anni sono passati dall’esordio di questo tipo di eventi eppure ancora oggi tante armature vengono maltrattate dalle Alpi al fondo dello Stivale. Motivo: (più che una causa, una scusa) non esiste un documento italiano che spieghi come montare un’armatura nel periodo rievocativo più in voga (il famoso “Trecciento” ndr.). In effetti rari sono i testi che identificano e spiegano la composizione delle pezze difensive medievali. Solitamente gli studiosi seri si ritrovano con mani sudate e palpitazioni alla vista di inventari, elenchi e distinte di carico riguardanti tale argomento (con i manuali sopraggiunge l’infarto). Il più noto di questi è sicuramente lo scritto “How a man schall be armyd at his ese when he schal fighte on foote”. In questo testo viene indicata la sequenza in cui montare le parti di un arnese difensivo e gli indumenti necessari a “combattere comodamente a piedi”. Ma essendo il nostro un paese profondamente pigr… affezionato alla propria lingua, molti disdegnano un testo “nell’idioma della perfida Albione”. Di più: il testo è decisamente successivo al periodo citato all’inizio. Sull’onda di questo sentimento nazionale vige l’anarchia più totale su cosa sia o meno lecito portare per definire un’armatura italiana, come pure sull’ordine in cui montarla addosso al povero malcapitato. Ma forse le cose cambieranno grazie al fortunato ritrovamento di Marco Signorini (navigato ricostruttore storico) in un testo di Boccaccio. Nella sua opera “Filocolo” ci imbattiamo in questo: “Veduta Ascalion la ferma volontà di Florio, sanza più parlare, egli lo ‘ncominciò ad armare di bella e buona arme; e poi ch’egli gli ebbe fatto vestire una grossa giubba di zendado vermiglio, gli fece calzare due bellissime calze di maglia, e appresso i pungenti speroni; e sopra le calze gli mise un paio di gambiere lucenti come se fossero di bianco argento, e un paio di cosciali; e similemente fattegli mettere le maniche e cignere le falde, gli mise la gorgiera; e appresso gli vestì un paio di leggierissime piatte, coperte d’un vermiglio sciamito, guarnite di quanto bisognava nobilmente e fini ad ogni pruova. E poi che gli ebbe armate le braccia di be’ bracciali e musacchini, gli fece cingere la celestiale spada, dandogli poi un bacinetto a camaglio bello e forte, sopra ‘l quale un fortissimo elmo rilucente e leggiero, ornato di ricchissime pietre preziose, sopra ‘l quale un’aquila con l’alie aperte di fino oro risplendeva, gli mise, donandoli un paio di guanti quali a tanta e tale armadura si richiedevano,e appresso il sinistro omero gli armò d’un bello scudetto e forte e ben fatto, tutto risplendente di fino oro, nel quale sei rosette vermiglie campeggiavano.” Ebbene: IL RE E’ NUDO… anzi, stavolta è tutto di ferro vestito. Devo ammettere che in tanti anni di strenua ricerca, neppure a me era mai balzato in mente di andare a caccia di informazioni di tale tipo dentro ad uno scritto di Boccaccio (più utile quando si cercano aneddotti divertenti sul medioevo, quali “il piuolo con il quale si piantan gli uomini”). Il testo è ad ogni modo eccezionale: presenta una completa compatibilità per epoca e composizione con le pezze difensive ritratte nelle lastre terragne presenti nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze (una su tutte quella di Lorenzo Acciaiuoli) come pure le statue presenti sulle Arche di Verona. E’ pure prodigo di dettagli ancor più interessanti: conferma la presenza di un indumento imbottito consistente, ma foderato in seta grezza decorata con filo d’oro o altre fantasie policrome al posto del classico lino; Non fa menzione alcuna di un’intera camicia di maglia sotto al resto della panoplia, anzi, cita testualmente quelle che hanno tutto l’aspetto di pezzature di maglia separate (ae. calze, bracciali, fianchi, gorgiera); pone un profondo accento sull’importanza della leggerezza dell’armamento (addio per sempre, paranco per issare uomini “a bordo” dei cavalli); esalta la componente estetica delle varie pezze, rimarcando la cura e l’attenzione posta sia alla fabbricazione che alla manutenzione dei pezzi d’armatura (addio per sempre, mito de “se il guerriero ha l’armatura lucente, non ha mai provato la vera Battaglia ™). Insomma: ora abbiamo un testo completo, che getta luce sull’impianto difensivo Italiano di metà ‘300, senza “cialtronerie e compromessi” (modo di dire tanto caro alla nostra associazione). Lo pubblico nella speranza che diventi virale nell’ambiente ed aiuti a smontare un po’ di luoghi comuni. In fondo è anche per questo se esistono associazioni come la nostra. PS: il ‘musacchino’ si identificherebbe come il tondello, a volte zoomorfo) a protezione della spalla / cuffia del rotatorio.
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HS 3227a Hanko Döbringer: finita la traduzione!

E’ finita. E’ tutta pubblicata. Chi ci segue saprà che negli ultimi tre anni ho lavorato alla traduzione di quello che spesso si ritiene essere il manoscritto più antico sulla spada lunga in Europa, l’HS 3227a “Hanko Döbringer”, rendendolo per la prima volta disponibile ai miei colleghi marzialisti storici nella nostra lingua. Non è stata un’impresa facile: ho dovuto confrontarmi con una lingua strana che non conoscevo, e che ho imparato grazie al lavoro di tanti esperti di origine anglosassone e un paio di buoni dizionari. Ah, le gioie dei Mittelhochdeutsch. Potrete non credermi, ma non è un idioma estremamente complesso.
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Il quadrato numerico di Meyer

Un esercizio al quale ci siamo affezionati moltissimo nelle ultime settimane di allenamento è uno di quelli che consiglia Joachim Meyer, poliedrico genio della scherma che ha pubblicato nel 1570 il suo più famoso Gründtliche Beschreibung der kunst des Fechten, il libro che l’avrebbe poi reso famoso, dissanguato economicamente ed infine indotto ad un agghiacciante viaggio attraverso la Germania in pieno inverno, un’impresa che gli sarebbe poi costata la vita a soli 37 anni. Personalmente mi sono avvicinato a Meyer quasi per caso. Ero attratto dal dettaglio e dalla profondità con cui gli argomenti venivano trattati, mentre molto spesso nelle nostre attività di interpretazione ci sono riservati solo… sgorbi e versi criptici! L’Esercizio Il quadrato numerico è una sequenza di colpi alle quattro aperture in cui può essere diviso il corpo del nostro avversario. Sin dai tempi di “Hanko Döbringer” viene insegnato allo schermidore di sommergere di colpi l’avversario per non lasciargli modo o tempo di difendersi. Ci sono molte tecniche differenti per farlo e Meyer ci fa fare pratica in quella che è concettualmente la più facile. Seguendo i numeri del quadrato si va a colpire l’avversario contro una delle sue aperture per poi scivolare via e colpirlo insidiosamente dall’altra. La spada protegge bene un’apertura, ma purtroppo non potrà coprire l’altro lato del corpo! Il primo esercizio suggerito dall’autore è quello di colpire fino alla langort e poi scivolare il più rapidamente senza scoprirsi dalla parte opposta di un immaginario legame di ferro, rimanendo sempre di filo vero, continuando a seguire i numeri in sequenze di quattro colpi fino all’ultimo quadrato più interno. Si tratta di un esercizio per il corpo, ma anche uno per la mente. Gran parte della fatica, infatti, è trovare la sequenza migliore, i movimenti giusti che vi permettono di aggirare il legame e colpire in veloce, efficiente, elegante e potente. Io sono un po’ di mesi che ci lavoro (ma ho intensificato con gli altri, in palestra), Luca nel video ha cominciato relativamente poco tempo fa, ma vi assicuro che le sorprese non mancano a tutti i livelli di impegno e che le varianti sono quasi infinite. Si può usare il quadrato per migliorare la propria guardia, per allenare il passeggio, per colpire di filo falso ed anche di piatto, per fare colpi completi fino a terra ed infine prendere ciascuna sequenza ed allenarla contro un’avversario, aggiungendo infine le finte, lo “scorrer via” e mescolare filo vero e filo falso a volontà. Hardware Abbiamo cominciato con il quadrato su dei semplici fogli di carta plastificati, ma sapete cosa? Io porto gli occhiali per una ragione ben precisa. Tanto vale fare le cose in grande! Abbiamo vettorializzato il quadrato e l’abbiamo fatto stampare su tessuto da bandiera pubblicitaria per esterni a proporzioni giganti. Ora lo vedo anche praticando il passeggio per tutta la sequenza 😀 I nostri piani per il futuro sono di fare un video più tecnico, in cui facciamo vedere la nostra interpretazione della sequenza. Ma in noi c’è un tale amore per questo esercizio, che Giorgio ha deciso di fargli questa bellissima video dedica. C’è qualcosa di mistico nel perdersi nelle movenze suggerite tanti secoli fa da quel geniaccio tedesco dagli abiti puffosi. Poichè non siamo tutti di un’unica ed eguale natura, così non possiamo avere tutti un unico ed eguale stile in combattimento; eppure tutti [gli stili] devono per forza sorgere e derivare da un’unica ed eguale base. -Joachim Meyer Il Diagramma di Meyer from SeptemCustodie on Vimeo.
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Armiamoci… e partite!

Per coloro i quali sono appassionati alla “storia delle armi”, è usuale saper snocciolare il numero e la composizione organica di questo o dell’altro esercito che ha partecipato alla tal battaglia. Ma spesso non si riflette su come questi eserciti, per piccoli o enormi che fossero, venissero reclutati. Le strade che un’organizzazione militare poteva seguire per arruolare erano principalmente due, e spesso venivano ad incontrarsi: il pagamento di milizie mercenarie e le adunate degli “abili alle armi”. Sulla prima possibilità si è ampiamente trattato e discusso, mentre la seconda strada viene spesso bistrattata dagli analisti, ed ancor di più dai rievocatori. A dire il vero, i meccanismi di coscrizione (volontaria o involontaria che fosse) di civili nel medioevo erano tutt’altro che standardizzati e ben definiti. Per quanto attiene a Trieste, spesso si è fatto ricorso alla “forza militare interna” con risultati quanto meno alterni. Sebbene le disposizioni fossero via via più severe, e le paghe sempre più alte, ai maschi Tergestini non andava volentieri di provare l’ebbrezza del “mestiere delle armi”. In caso di estrema gravità, come nell’assedio veneto del 1463, sicuramente tutti i maschi abili presero parte ai combattimenti: è noto infatti che le milizie cittadine operavano più decisamente quando i “fatti d’armi” coinvolgevano direttamente la città o il suo circondario. Diverso era invece l’atteggiamento quando si trattava di portare la guerra “lontano”. Emblematico resta il caso del 1507. La vicenda si inquadra nel più ampio ambito della “Crisi Italiana” e della guerra tra il Sacro Romano Impero (cui la città era dedita dal 1382) e la Serenissima Repubblica. Al giorno 25 aprile, era fissata una Dieta a Lubiana: tale assemblea doveva discutere degli apporti che ogni città, potentato e signoria avrebbe dovuto fornire per concorrere alla creazione dell’armata imperiale, da mostrarsi poi nella rivista di Postumia del 5 settembre successivo. A Trieste venne “imposto” di fornire 16 fanti, stipendiati per due mesi. In città venne istituito un apposito collegio di 30 membri, avente la funzione di deliberare le modalità e i compensi della forza militare in questione. Già ad una prima analisi la cosa suona piuttosto ironica: trenta cittadini chiamati a decidere come trovarne altri diciassette… che ovviamente non fossero loro stessi! Determinate cifre e tempi, si avviò l’effettiva campagna di reclutamento… che si concluse con un triste “buco nell’acqua”: ne’ cittadini abili, ne’ forestieri accettarono di entrare a far parte delle milizie. Intanto il tempo cominciò a stringere, e il Capitano Cesareo di Trieste fece pressione sul Consiglio per ottenere i fanti di cui necessitava. I compensi furono alzati, le condizioni migliorate, per qualche giorno si pensò addirittura di ingaggiare dei “figuranti” da mandare al posto dei veri soldati: avrebbero fatto bella mostra di sé all’adunata di Postumia, quindi sarebbero stati sostituiti con veri militari nel caso di un vero impegno bellico. Tutto inutile. Il 5 settembre giunse, al fine, e gli armati di Trieste… “brillarono per la loro assenza”! Solo il Capitano Cesareo era presente: cercò di abbozzare delle scuse nei confronti delle autorità imperiali, ma furono queste sdegnosamente rigettate. Ci fu addirittura qualche notabile che cercò di sollevare un’eccezione di “disobbedienza” contro la città giuliana: ciò avrebbe comportato una dura rappresaglia militare contro beni e cose dei cittadini. Il tutto finì fortunatamente nel nulla, ma alla città venne imposto senza troppe cerimonie di dotarsi dei sedici armati entro la successiva rivista del 5 febbraio. Neppure in quel caso la città fu in grado di presentare dei militari. Si presentò una delegazione del Comune, con il compito di implorare l’esenzione di Trieste dagl’obblighi di coscrizione per questa campagna (dati anche gli scarsissimi risultati ottenuti sino a quel momento). Sembra che la supplicca venne accolta, stando al fatto che nulla venne più eccepito contro Trieste nei verbali della Dieta. Benchè il medioevo venga sempre ricordato come un periodo oscuro, in cui orde di militari più o meno professionisti si affrontavano brutalmente in conflitti regionali perenni, i documenti e gli atti delle città descrivono una realtà “piuttosto” diversa: sembra piuttosto che, oggi come allora, alle persone comuni non andasse per nulla di gettarsi a capofitto in una guerra.
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DTK – L’armatura da torneo di Enrico VIII

Ecco un altro appuntamento dopo mesi di assenza con DTK – Dressed To Kill. Nota dell’autore: l’evento pur parlando di un periodo ormai successivo a quello medievale ne conserva comunque gran parte dello spirito, con solo qualche smussatura degli angoli, lo ritengo poi un valido pretesto per documentare due interessanti “armature sportive” decisamente degne di nota.
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